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Germania

La Germania e la sfida del nuovo multilateralismo: la bussola verde per il Sud globale

Il think tank DGAP spinge Berlino verso l’autonomia strategica e propone l’Ecological Impact Fund: un modello innovativo per finanziare la transizione premiando i risultati ambientali reali invece dei brevetti.

La costruzione di un nuovo multilateralismo passa anche attraverso forme di cooperazione per la transizione energetica. In una fase contrassegnata da crisi globali, crescente instabilità geopolitica e avanzata dei nazionalismi, la Germania si trova di fronte a un bivio: proseguire nella dipendenza strategica dagli Stati Uniti o assumere un ruolo più autonomo nella costruzione di un ordine internazionale cooperativo e sostenibile. Secondo un recente report della della Deutsche Gesellschaft für Auswärtige Politik (DGAP), uno dei più autorevoli e ascoltati think tank tedeschi di politica estera, Berlino dovrebbe optare con decisione per la seconda via. E in questo scenario consiglia un’iniziativa come l’Ecological Impact Fund (EIF), “uno strumento concreto per promuovere una cooperazione globale fondata sulla giustizia, l’efficienza e la solidarietà”.

MULTILATERALISMO E TECNOLOGIE VERDI

Il disimpegno progressivo degli Stati Uniti dalla leadership multilaterale globale – in settori strategici come la salute, la sicurezza, lo sviluppo e l’ambiente – impone alla Germania una profonda revisione della propria politica estera. Il nuovo corso auspicato dalla DGAP non prevede l’isolamento, ma un rinnovato protagonismo europeo, guidato dalla Germania, nel costruire un ordine internazionale basato su regole, al di là dei meri interessi nazionali, puntando ai paesi del Sud globale. Solo così, spiegano i ricercatori berlinesi, l’Europa può tornare a essere un punto di riferimento etico e politico per il futuro del mondo.

L’ECOLOGICAL IMPACT FUND, UN MODELLO DI COOPERAZIONE

In questo contesto, il report DGAP indica l’Ecological Impact Fund come un esempio paradigmatico di come la Germania possa tradurre principi morali in strumenti di azione concreta. L’EIF mira a incentivare la diffusione di tecnologie verdi nei paesi del Sud del mondo, premiando gli innovatori non in base ai brevetti, ma all’effettivo impatto ambientale positivo generato.
Questo meccanismo rivoluzionario, spiegano gli esperti della DGAP, si basa su premi proporzionali ai danni ambientali evitati, misurati in emissioni ridotte e anni di vita in salute salvati. Le innovazioni verdi, per essere premiate, devono essere effettivamente adottate e funzionare su scala reale: un incentivo potente per stimolare soluzioni realmente efficaci e adattabili ai contesti locali. Così, l’EIF crea un ecosistema virtuoso dove sviluppo, salute pubblica e protezione ambientale si rafforzano a vicenda.

IL PROTAGONISMO DEL SUD DEL MONDO

Il Sud del mondo, dove è attesa la più rapida crescita demografica ed economica nei prossimi decenni, sarà il campo di battaglia decisivo nella lotta al degrado ambientale. Se questi paesi dovessero replicare modelli di sviluppo ad alta intensità di carbonio, le conseguenze per il pianeta sarebbero catastrofiche. Tuttavia, finora i paesi ricchi hanno contribuito poco agli obiettivi di sviluppo sostenibile, lasciando scoperto l’83% degli impegni assunti.
L’EIF si propone come una risposta concreta a questa sfida. Incentivando la diffusione rapida e su larga scala di innovazioni verdi efficaci e accessibili, promuove uno sviluppo rispettoso dell’ambiente e favorisce la nascita di capacità locali nei settori della produzione, distribuzione e manutenzione. In questo modo, si colma anche il divario tecnologico e si restituisce ai paesi poveri un ruolo attivo e non subordinato nella transizione ecologica globale.

UNA FINANZA CLIMATICA PIÙ GIUSTA ED EFFICIENTE

Il report DGAP denuncia come il finanziamento per il clima promesso dai paesi ricchi (100 miliardi di dollari l’anno dal 2020, aumentati a 300 miliardi entro il 2035) sia ancora lontano dall’essere sufficiente, sia nei volumi reali, sia nelle modalità di erogazione. Molti fondi sono prestiti, spesso conteggiati come aiuti allo sviluppo già esistenti, e raramente vengono valutati per l’effettiva riduzione del danno ambientale.

L’EIF introduce una logica radicalmente diversa: i fondi vengono erogati ex post, solo se l’innovazione ha funzionato. Ciò rende il meccanismo trasparente, meritocratico ed efficace. Premia non chi promette, ma chi dimostra risultati. Inoltre, crea un mercato competitivo e dinamico, aperto a innovatori di tutto il mondo, con incentivi calibrati in modo da favorire anche soluzioni che non sarebbero mai emerse nei tradizionali circuiti del profitto privato.
In definitiva, l’EIF rappresenta un modello di governance climatica che unisce etica, efficienza e cooperazione. Se adottato su scala globale con la Germania in posizione di leadership – conclude il think tank berlinese – potrebbe ridefinire il modo in cui l’umanità affronta la crisi ambientale e costruire un nuovo ordine internazionale più giusto e sostenibile.

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