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green economy globale

La green economy vola oltre i 5.000 miliardi: è il secondo settore a più rapida crescita al mondo

Secondo il nuovo report firmato da Boston Consulting Group e World Economic Forum, il mercato della sostenibilità crescerà fino a 7.000 miliardi entro il 2030. Le aziende orientate alla transizione registrano ricavi doppi rispetto ai settori tradizionali e un accesso al capitale più vantaggioso.

L’economia verde ha smesso di essere una semplice visione del futuro per diventare una realtà industriale e finanziaria di proporzioni colossali. Nel 2024, il mercato globale della sostenibilità ha superato il valore di 5.000 miliardi di dollari, consolidandosi come il secondo settore a più rapida crescita al mondo, superato soltanto dal comparto tecnologico. È quanto emerge  dal nuovo report “Already a Multi-Trillion-Dollar Market: CEO Guide to Growth in the Green Economy“, realizzato dal World Economic Forum (WEF) in collaborazione con il Boston Consulting Group (BCG). Lo studio evidenzia come, nonostante le tensioni geopolitiche abbiano parzialmente oscurato il dibattito climatico sui media, la transizione sia diventata un driver economico strutturale, sostenuto da un perimetro regolatorio ormai definito a livello internazionale.

IL QUADRO REGOLATORIO E LE PROSPETTIVE AL 2030

La forza di questo mercato non è casuale: oggi ben 142 Paesi, responsabili di oltre il 76% delle emissioni globali, hanno adottato obiettivi formali di neutralità climatica. Questa cornice legislativa alimenta una domanda costante di soluzioni low carbon, spingendo gli analisti a prevedere una crescita degli investimenti del 6% annuo fino al 2030. Se questa traiettoria venisse confermata, il valore del comparto è destinato a sfondare la quota dei 7.000 miliardi di dollari in pochi anni. Come sottolineato nel report, la green economy è oggi un sistema economico pienamente operativo, dove la capacità di presidiare l’innovazione tecnologica determina i nuovi rapporti di forza industriali tra le diverse aree geografiche.

LA TRANSIZIONE COME REALTÀ INDUSTRIALE CONSOLIDATA

Laura Villani, Managing Director e Senior Partner di BCG, ha commentato con chiarezza questo scenario di profonda trasformazione. “La transizione non è più una scommessa sul futuro, ma un insieme di mercati che vale già oggi migliaia di miliardi di dollari, con la Cina in testa per investimenti e capacità manifatturiera”, ha dichiarato Villani, analizzando il posizionamento dei principali player globali. Secondo la Managing Director di BCG, le prospettive di crescita restano estremamente rilevanti, ma la vera sfida che attende i CEO e i governi consiste nel “rendere questa traiettoria duratura, trasformando investimenti e potenziale in valore economico, innovazione e occupazione stabile lungo l’intera filiera, dalla ricerca alla manifattura fino ai servizi”.

ADATTAMENTO E RESILIENZA: IL PESO DEL MERCATO IN EUROPA

Un dato particolarmente significativo per il contesto europeo riguarda il peso crescente dei mercati legati all’adattamento e alla resilienza climatica. Queste soluzioni, necessarie per proteggere infrastrutture e territori, rappresentano ormai oltre il 20% degli investimenti complessivi legati al clima, con un valore di circa 1.100 miliardi di dollari l’anno. Se in passato il baricentro di questa domanda era localizzato nel Sud del mondo, oggi eventi estremi, stress idrico e vulnerabilità sistemiche hanno reso questi mercati strutturali anche nelle economie avanzate. In Europa, ciò si traduce in un’impennata della domanda per materiali edilizi resilienti, tecnologie per la gestione del rischio climatico, sistemi di raffrescamento e soluzioni per la protezione del territorio, che occupano quote sempre più rilevanti della spesa pubblica e privata.

PERFORMANCE AZIENDALI E VANTAGGI NEI MERCATI FINANZIARI

L’analisi di BCG e WEF evidenzia come la transizione climatica sia diventata un fattore determinante per le performance economiche delle imprese. Tra il 2020 e il 2024, i ricavi legati ad attività low carbon sono cresciuti in media al doppio della velocità rispetto a quelli convenzionali, una tendenza visibile nella maggior parte dei settori industriali. Le aziende con una presenza significativa in questi mercati beneficiano inoltre di un accesso privilegiato ai capitali e di valutazioni di mercato superiori. In particolare, le società che generano oltre il 50% dei propri ricavi da attività green mostrano premi di valutazione (multipli) superiori del 12-15% rispetto ai concorrenti, segnalando che gli investitori stanno già prezzando la capacità di crescita in segmenti meno esposti alla stagnazione dei settori tradizionali.

LA COMPETIZIONE GEOPOLITICA TRA CINA EUROPA E USA

Il panorama globale mostra tuttavia una competizione sempre più aspra tra le grandi aree economiche per la leadership della transizione. La Cina si è imposta come il principale motore mondiale, con ben 659 miliardi di dollari investiti nel 2024, una cifra superiore di oltre il 50% rispetto al secondo investitore globale. L’Europa, pur mantenendo un ruolo di primo piano con 410 miliardi di dollari investiti, si trova a operare in un contesto di pressione competitiva crescente, dove la capacità di tradurre l’ambizione normativa in realtà manifatturiera è messa a dura prova. Seguono gli Stati Uniti, con circa 300 miliardi di dollari di investimenti annui. Questa asimmetria di scala sta ridefinendo il baricentro tecnologico mondiale, ponendo all’Unione Europea una sfida strategica sulla capacità di scalare l’innovazione per non perdere la leadership industriale nel prossimo decennio.

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