Elon Musk promette di raddoppiare la flotta di robotaxi Tesla ad Austin, ma tra limiti tecnici, diffidenza dei consumatori e concorrenza agguerrita la rivoluzione appare ancora lontana
Elon Musk ha fatto una nuova promessa sui robotaxi. “Il mese prossimo la flotta di Tesla Robotaxi ad Austin dovrebbe raddoppiare”, ha twittato il numero 1 di Tesla su X in risposta a un fan di Robotaxi che affermava che il servizio è inutilizzabile a causa dei lunghi tempi di attesa. Lo Stato americano rappresenta il campo di prova dei veicoli autonomi, la scommessa più importante di Elon Musk.
LA PROMESSA DI MUSK
I robotaxi rappresentano la “Tesla del futuro”, il vero motore di crescita futura della società secondo Elon Musk. Il suo contratto prevede che per ottenere il compenso record che Tesla ha promesso al suo amministratore delegato, la società dovrebbe avere in funzione, nel giro di 10 anni, circa un milione di robotaxi commerciali. La casa punta a un’espansione massiccia. L’obiettivo è avere una flotta di veicoli autonomi che operano come taxi in città, aperta al pubblico.
Gli analisti più ferventi — “permabulls” — come Cathie Wood vedono nella visione di lungo termine un’opportunità da “multipli di trilioni di dollari”. Un entusiasmo che ha contagiato anche la Borsa dopo l’annuncio del debutto del servizio. Effettivamente, se la tecnologia diventerà affidabile, regolamentata e accettata, i robotaxi potrebbero davvero rappresentare una rivoluzione. Tuttavia, fino adesso la realtà è ben diversa dalle promesse di Musk.
I ROBOTAXI PARTONO CON IL FRENO A MANO TIRATO
Il taxi completamente autonomo appare oggi come un progetto ancora in fase di rodaggio. Il traguardo sembra ancora lontano a causa di difficoltà tecniche, scarsa fiducia del pubblico e forte concorrenza. Al lancio ad Austin, la flotta iniziale contava solo una decina di veicoli, poi salita a qualche decina. Inoltre, i robotaxi operano con un “safety monitor” umano a bordo, seduto sul sedile del passeggero. Motivo per il quale secondo vari analisti, l’obiettivo di autonomia totale (livello 4 o 5) per decine di migliaia di veicoli non è realistico in tempi brevi. Un altro limite è che la zona operativa è circoscritta a un’area limitata, non coprendo l’intera città.
I ROBOTAXI NON CONQUISTANO GLI AMERICANI
I robotaxi non hanno ancora conquistato gli americani. Un rapporto recente dell’Electric Vehicle Intelligence Report (EVIR) rivela che tra gli intervistati il 60% ritiene la tecnologia “full self-driving” di Tesla non sicura, il 77% non è disposto a usarla. Quasi la metà degli intervistati contrari crede che i robotaxi dovrebbero essere illegali. Molti non si fiderebbero di salire su una macchina senza conducente. L’adozione rischia quindi di essere limitata, almeno nel breve e medio termine.
LA COMPETIZIONE CRESCERA’ SEMPRE PIU’
A gettare ombre ulteriori sulla “favola Tesla” ci sono gli altri attori del settore. Secondo diversi analisti ci sarà spazio per più operatori — anche in Europa — e la competizione potrebbe essere un fattore chiave per abbassare costi e aumentare sicurezza. In particolare Waymo, la divisione di guida autonoma di Alphabet al momento sembra il leader indiscusso del mercato. Le vetture corrono sulle strade da prima dei robotaxi Tesla e utilizzano sensori LiDAR, radar e telecamere per garantire una maggiore sicurezza.


