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La Polonia dice no al gas di Gazprom

Polonia

La voglia di indipendenza energetica della Polonia non sembra arrestarsi ai propri confini: l’ambizione è quella di trasformarsi in hub energetico regionale

L’azienda statale polacca PGNiG ha formalmente notificato alla russa Gazprom che non ha intenzione di rinnovare il contratto di fornitura in corso, destinato a scadere alla fine del 2022. L’accordo “Yamal”, siglato nel 1996 per un ammontare annuale di 10 miliardi di metri cubi di gas naturale, prevede per l’appunto che le parti potessero manifestare la volontà di non rinnovarlo entro 3 anni dalla data di scadenza.

I russi hanno reagito con distacco, limitandosi a commentare sull’assoluta correttezza della procedura seguita. Soprattutto perché, in effetti, questa decisione della PGNiG era già stata informalmente annunciata: mancava solo ufficializzazione, insomma. Del resto, negli ultimi anni la Polonia non solo non ha fatto mistero della sua volontà di affrancarsi da una stretta dipendenza energetica da Mosca, ma si è già concretamente attivata, a suon di progetti e di contratti di fornitura a lungo termine, per diversificare quanto più possibile le proprie fonti di approvvigionamento.

PERCHÉ LA PGNIG NON COMPERERÀ PIÙ IL GAS RUSSO

La ragione di questa scelta non è però solo geopolitica, ha anche dei risvolti puramente economici. Lo ha dichiarato esplicitamente il ministro delle Finanze e dello Sviluppo polacco, Jezry Kwiecinski: che ha spiegato alla stampa come l’intenzione non è tanto quella di mettere un termine definitivo alle forniture russe, quanto di rinegoziare quantitativi, modalità di vendita, soprattutto prezzo.

“Non possiamo permettere che il gas che compriamo da Gazprom sia uno dei più costosi al mondo”, ha precisato Kwiecinski. Il prezzo fissato da Yamal, infatti, è superiore del 20-30% a quello ottenuto nei più recenti contratti siglati dalla Polonia per assicurarsi gas naturale liquefatto dagli Usa e dal Qatar. D’altra parte, l’azienda polacca ha spesso preso pubblicamente preso posizione contro il monopolio della Gazprom in Europa orientale e ha chiesto più volte alla Commissione europea di investigare le pratiche anti-concorrenziali che vi applica.

LA STRATEGIA DELLA DIVERSIFICAZIONE

In ogni caso, a conti fatti, la prova di forza verso Gazprom è stata possibile proprio in virtù di una pianificazione accurata in vista del post-2022. Lo ha esplicitato il presidente di PGNiG, Piotr Wozniak, nel comunicato stampa che annuncia la decisione di abbandonare Yamal. Vi si legge: “In linea con l’aspirazione della Repubblica di Polonia di raggiungere la sicurezza nelle forniture energetiche […], negli ultimi 4 anni abbiamo preso una serie di passi importanti per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas naturale verso la Polonia”.

Quali sono questi passi? Lo spiega Wozniak: “Abbiamo concluso concluso contratti a lungo termine per la fornitura di gnl e abbiamo acquisito depositi di gas naturale sulla piattaforma continentale norvegese, che combinati con le attività dell’operatore del sistema di distribuzione per espandere la rete di gasdotti rende possibile per noi mettere fine al contratto Yamal entro i tempi previsti”. Per riassumere: nei fatti, la Polonia non ha più bisogno del gas russo per soddisfare la propria domanda che al momento ammonta a circa 14 miliardi di metri cubi all’anno.

POSSIBILI OSTACOLI PER I FINANZIAMENTI

Questa strategia polacca, così ben articolata, sembra poter garantire i risultati attesi: almeno in assenza di ritardi importanti nello sviluppo delle infrastrutture di produzione, trasporto, rigassificazione e distribuzione interna. Un ostacolo però si è manifestato proprio negli ultimi giorni, cioè la decisione della Banca europea degli investimenti di non finanziare più, a partire dalla fine del 2021, progetti energetici che riguardano carburanti fossili; finanziamenti da banche private saranno decisamente più costosi.

AMBIZIONI REGIONALI

D’altra parte, la sete polacca di indipendenza energetica non sembra arrestarsi ai propri confini: l’ambizione va oltre, è quella di trasformarsi in hub energetico regionale. Infatti, la Gaz System sta a lavorando a due grandi progetti per ampliare significativamente la capacità di trattamento dei rigassificatori: quello già operativo di Swinoujscie passerà da 5 a 7,5 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2023, un altro flottante e dalla capacità di 4,5 miliardi di metri cubi verrà costruito nel golfo di Danzica entro il 2025. L’idea è di ri-esportare il gas: verso la Slovacchia e la Lituania grazie a condotte già in costruzione (la fine dei lavori è prevista entro il 2021), verso la repubblica Ceca e l’Ucraina con progetti ancora allo stadio di pianificazione.