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Polonia

La Polonia inaugura il suo primo parco eolico offshore, la Cina vuole conquistare i robotaxi, l’Ia spinge fossili e rinnovabili. I fatti della settimana

La Polonia lancia il suo primo parco eolico offshore, la Cina spinge sui robotaxi, l’Ia aumenta gli investimenti in fossili e rinnovabili. I fatti della settimana di Marco Orioles

Come sottolinea Notes from Poland, la Polonia ha appena messo in rete il suo primo parco eolico offshore. Si chiama Baltic Power e produrrà circa 4 TWh all’anno, sufficienti a coprire il 3% della domanda elettrica nazionale e a sostenere il fabbisogno di 1,5 milioni di famiglie. Il progetto rientra in un piano ambizioso del governo polacco: arrivare a coprire circa un quinto dell’elettricità da fonti offshore entro il 2040, riducendo drasticamente la dipendenza dal carbone, che oggi genera ancora intorno al 50% dell’energia, la quota più alta nell’Ue, e puntando su rinnovabili e nucleare. Al lancio del primo flusso di elettricità, il premier Donald Tusk ha parlato di “vittoria tecnologica” e ha sottolineato come l’eolico offshore rappresenti un pilastro di sicurezza e sovranità energetica. “Il vento polacco soffia indipendentemente da quello che succede a Mosca o in Iran”, ha detto Tusk. Interessante notare che lo stesso distretto costiero che accoglie il cavo di collegamento del parco eolico ospiterà anche la prima centrale nucleare polacca: una combinazione voluta sia dal precedente governo sia dall’attuale coalizione guidata da Tusk. Baltic Power, joint venture tra il colosso statale Orlen e la canadese Northland Power, ha già installato 54 turbine e ne avrà 76 a regime entro l’autunno. Nei prossimi anni sono previsti altri cinque parchi eolici offshore per oltre 6 GW complessivi. A dicembre l’autorità energetica ha assegnato i primi contratti d’asta per 3,4 GW aggiuntivi con prezzi garantiti per 25 anni. La ministra dell’Energia Paulina Hennig-Kloska ha ammesso che l’offshore costa più dell’onshore o del fotovoltaico, ma compete bene con gas e carbone. Il governo sta investendo anche sulla rete di trasmissione, con fondi europei, per gestire l’aumento delle rinnovabili.

L’IA AFFAMATA DI ENERGIA TRA RITORNO AL FOSSILE E SPINTA DELLE RINNOVABILI

Mentre l’esplosione di consumi energetici dell’IA sta riportando in auge i combustibili fossili, negli Stati Uniti chi spinge per il clima cerca di non farsi travolgere. Come sottolinea l’Associated Press, i colossi tech americani vogliono data center enormi, che consumano quanto una città di medie dimensioni, ma le rinnovabili come eolico e solare non riescono a stare al passo. Così è boom di nuove centrali a gas e di proroghe per quelle a carbone. In risposta, diversi Stati con obiettivi ambientali ambiziosi stanno alzando la voce. A New York un disegno di legge sul tavolo della governatrice Hochul obbligherebbe i data center più grandi a usare solo rinnovabili dal 2030. La senatrice democratica Kristen Gonzalez sostiene che le aziende tech dispongono di miliardi per costruire i data center e quindi possono investirli anche nelle fonti pulite che li alimentano. Michigan, Oregon e Minnesota hanno già approvato norme per difendere i loro target “zero emissioni” al 2040, imponendo che i nuovi data center non li compromettano.

In California, Illinois e New Jersey sono state avanzate proposte simili. Come ha detto il senatore californiano John Padilla, “non possiamo fare business as usual con impianti di questa scala”. Ma i giganti tech non stanno solo guardando. Google e altri stanno investendo miliardi in progetti di solare, eolico, geotermico, nucleare e in batterie. Il vero fronte è regolatorio: le utility monopoliste spingono ad aprire la rete. In Colorado, Xcel Energy è stata obbligata a creare un programma per permettere ai grandi clienti di collegare i propri impianti green. Accordi simili sono stati approvati in Nevada con Google e in Georgia con l’associazione dei grandi acquirenti aziendali; qualcosa di simile è in discussione anche in North Carolina. Chi lavora a questi accordi li vede come un’innovazione destinata a durare decenni. Finalmente i grandi utenti possono portare energia pulita sulla rete senza aspettare i tempi lenti delle utility.

ROBOTAXI A PECHINO: LA CINA PRONTA A DOMINARE ANCHE LA GUIDA AUTONOMA?

A Yizhuang, quartiere di Pechino, i veicoli senza guidatore sono ormai all’ordine del giorno. Robotaxi di Baidu, WeRide e Pony.ai si mescolano al traffico normale, mentre furgoncini autonomi consegnano pacchi scivolando nella corsia interna. Basta aprire l’app, aspettare pochi minuti e arriva la macchina vuota. Confermi sul touchscreen e parti: l’auto si infila nel caos di autobus, scooter, bici e pedoni con una naturalezza che stupisce. La tecnologia non è perfetta, ma funziona già a livello commerciale in zone designate. Come sottolinea la BBC, dopo aver conquistato il mercato delle EV, la Cina riuscirà a fare lo stesso con i robotaxi? A differenza di Tesla che sviluppa quasi tutto in casa, qui funziona un ecosistema industriale enorme: BYD, Chery, Geely e SAIC producono le vetture, mentre aziende specializzate si occupano del software.

Batterie, sensori, chip e computer di bordo sono gli stessi delle EV, e grazie alle catene di fornitura già a scala gigantesca i costi scendono e l’innovazione corre velocissima. Come dice Kyle Chan della Brookings Institution, la capacità della Cina nelle EV “trabocca” in altri settori creando ecosistemi tecnologici sovrapposti. Poi ci sono le politiche governative che aprono strade pubbliche per i test e, soprattutto, il traffico caotico cinese: un singolo viaggio genera una mole enorme di dati preziosissimi per allenare l’IA. L’ambizione cinese va comunque oltre i taxi. Aziende come QCraft stanno già mettendo il software su autobus, in funzione in oltre 20 città cinesi, in veicoli da consegna e auto private. James Yu, il CEO di QCraft, è convinto che tra massimo dieci anni questa tecnologia entrerà davvero nella vita di tutti.

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