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Acea

La rivoluzione dell’acqua di Acea. La combinazione pubblico-privato secondo l’ad Palermo

L’azienda pubblica italiana gestisce grandi infrastrutture e ne garantisce la sicurezza, capitalizzando in borsa quasi 5 miliardi di euro. L’utile netto è di 415 milioni di euro nei primi nove mesi con un aumento del 45% mentre i ricavi sono saliti del 7% a 2,2 miliardi. L’ad Fabrizio Palermo: “l’Acea oggi è un interlocutore autorevole”

L’Acea apre la strada a una svolta. Quella che una volta era l’azienda comunale elettricità e acqua, sta cambiando missione: diventa una water company, il primo operatore idrico in Italia e il secondo in Europa.

LA NUOVA ACEA

L’azienda ha contribuito a portare la “resilienza idrica” tra le priorità europee. L’ad Fabrizio Palermo ne parla in un’intervista al Foglio. La nuova Acea è organizzata in tre holding, una per l’acqua una per la gestione della rete elettrica e l’altra per il ciclo dei rifiuti. Più a.Quantum che fornisce servizi sul mercato non regolato. Dunque, non è più la municipalizzata romana e non è solo una multi-utility cioè una società che eroga servizi di pubblica utilità, è una impresa che costruisce e gestisce grandi infrastrutture, ne garantisce la sicurezza e capitalizza in borsa quasi 5 miliardi di euro con un utile netto è di 415 milioni di euro nei primi nove mesi.

PUBBLICO E PRIVATO

All’Acea il comune di Roma ha il 51% del capitale, i francesi di Suez il 23,3%, Francesco Gaetano Caltagirone il 5,4% e il mercato il 20,2%. “Ritengo che ci possa essere un sano connubio tra una visione di medio-lungo periodo tipica dell’azionista pubblico e lo stimolo del privato focalizzato sul rigore della gestione”, sostiene Palermo. Come riporta Il Foglio, secondo l’ad questo rapporto ha consentito di realizzare storie di indubbio successo e ha maggior valore in settori collegati alle infrastrutture. La chiave per una buona gestione è incrociare strategie industriali e risultati economici.

LA TRASFORMAZIONE DI ACEA

“L’azienda ha un know how unico nel settore idrico. Gli investimenti sono vecchi, hanno fino a 90 anni, finanziati con i bilanci pubblici. Al deteriorarsi naturale delle infrastrutture si è aggiunto il fattore climatico. C’è bisogno di una rete flessibile”, continua Palermo. I tubi che provocano una perdita media del 42% sono la priorità. Occorre ripararli prima di passare ad altre soluzioni come ad esempio la desalinizzazione: “A Roma siamo riusciti a ridurre le perdite sotto il 27%” aggiunge. Insieme a questo serve una o più grandi imprese come punto di riferimento insieme a un progetto di sistema che intervenga a vari livelli, eliminando la frammentazione dei 2.400 operatori che fanno capo ai Comuni. Inoltre si possono prevedere misure di sostegno alla ristrutturazione edilizia che comprenda il riuso, il doppio circuito in casa è una soluzione sempre più importante.

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