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Ue

Le automobili elettriche sono davvero nemiche dell’ambiente?

Le vetture elettriche sono davvero nemiche dell’ambiente, come sembrerebbe dalle inchieste che si moltiplicano sulle miniere di materie prime critiche?
Le automobili elettriche non sono nemiche dell’ambiente, il problema è l’approvvigionamento di materie prime critiche. Infatti, la domanda di questi minerali strategici per la transizione energetica e digitale crescerà in futuro, impattando sempre più sull’ambiente. Sono diverse le inchieste che mostrano le condizioni di vita dei lavoratori e gli abusi nelle miniere in Congo, Australia e Cile, ma anche in quelle indonesiane di nichel. Ma quanto sono responsabili le automobili elettriche?

LE ELETTRICHE SONO NEMICHE DELL’AMBIENTE?

Nell’ultimo mese si sono moltiplicate nel modo le inchieste sulle condizioni dei minatori e sugli abusi compiuti per fare spazio alle attività estrattive. Le automobili elettriche utilizzano 173 kg di materie prime critiche in più rispetto ai motori endotermici, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia. Inoltre, la domanda globale di litio aumenterà fino a 3 milioni di tonnellate nel 2030, secondo Benchmark Mineral Intelligence.

Al tempo stesso, però, l’equazione si capovolge se utilizziamo automobili a benzina, che bruciano in media 17.000 litri di petrolio nel loro ciclo di vita, pari a 12,5 tonnellate di materie prime.

AUTOMOBILI ELETTRICHE, COSA ASPETTARSI IN FUTURO

Le stime mostrano che nei prossimi anni l’estrazione delle risorse sarà significativamente inferiore per le auto elettriche rispetto alle vetture equivalenti alimentate a benzina o diesel. Un trend trainato dall’aumento del riciclo delle materie prime critiche che le compongono.

“Mi fa sempre ridere. Ok, l’estrazione dei materiali che compongono le EV è dannosa. Da dove pensi che venga la tua auto? Spero che l’industria mineraria userà questo momento per riformarsi”, ha affermato Caspar Rawles, Chief Data Officer di Benchmark Mineral Intelligence.

LA SITUAZIONE ITALIANA

L’Italia è il Paese europeo che importa più materie prime da Stati extra-UE per l’approvvigionamento. Basti pensare che il valore della produzione industriale sostenuto dalle materie prime critiche ammonta a 686 miliardi di euro, che equivale al 38% del nostro PIL del 2022, secondo il report di The European House – Ambrosetti “Le opportunità per la filiera dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche all’interno del Critical Raw Materials Act”.

Attualmente il contributo delle fonti secondarie di approvvigionamento è quasi assente. Infatti, ricicliamo una percentuale molto bassa di litio, manganese e grafite, materie prime cruciali per la maggior parte delle tecnologie Green del futuro.

Un quadro non rassicurante, ma l’economia circolare può dare un contributo importante per risolvere la problematica dell’approvvigionamento di materie prime critiche per la transizione sostenibile e digitale.

Un tema centrale poiché nei prossimi anni la domanda di minerali strategici crescerà in maniera esponenziale per supportare lo sviluppo digitale e sostenibile, secondo le ultime stime. Un trend che porterà a un incremento della concorrenza per accaparrarseli e l’UE rischia di rimanere indietro. Infatti, attualmente la maggior parte dei Critical Raw Material sono saldamente nelle mani di Asia, Stati Uniti d’America, Australia e Sudafrica.

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