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Venezuela

Le Big Oil (tra cui Eni) pronte a firmare nuovi accordi energetici in Venezuela

L’azienda del cane a sei zampe ha dichiarato che sta lavorando con le autorità venezuelane per contribuire al rilancio del settore energetico del Paese

Secondo l’agenzia Reuters – che cita quattro fonti – le major americane Chevron e GE Vernova, l’indiana ONGC, la colombiana GeoPark e l’italiana Eni sarebbero pronte a firmare degli accordi definitivi in Venezuela, dopo mesi di trattative. Gli accordi – spiega Il Sole 24 Ore – potrebbero essere firmati in settimana e sono distinti dall’intesa tra Washington e Caracas per assicurare una quota delle riserve petrolifere venezuelane agli Stati Uniti.

IL PREZZO DEL PETROLIO TORNA A SALIRE

Le quotazioni del prezzo del petrolio hanno ripreso a salire, dopo gli ultimi scontri nello Stretto di Hormuz con l’attacco degli Stati Uniti sull’isola iraniana di Larak, che ha provocato una rappresaglia da parte di Teheran contro obiettivi statunitensi in Giordania.

A premiare Eni in borsa (titolo a 23,14 euro) è anche il rafforzamento della sua presenza in Sudamerica. Nel weekend, infatti, l’azienda del cane a sei zampe ha dichiarato di star lavorando con le autorità venezuelane per contribuire al rilancio del settore energetico del Paese. Ciò include anche possibili nuovi sviluppi per i progetti petroliferi “Junin-5” e “Corocoro”, dopo il recente accordo per l’esportazione del gas dal giacimento “Perla”, nel Golfo del Venezuela.

I PROGETTI DI ENI IN VENEZUELA

Lo scorso aprile, durante la presentazione dei risultati del primo trimestre, il Chief Operating Officer Global Natural Resources di Eni, Guido Brusco, aveva annunciato la firma di un accordo da 2 miliardi di dollari di crediti pregressi che saranno recuperati attraverso un meccanismo legato allo sviluppo degli asset petroliferi in Venezuela.

Un modello “molto flessibile”, basato su produzione e carichi di petrolio, con l’obiettivo di trasformare un problema storico in una leva industriale. Parallelamente, l’intesa consentirà di aumentare i volumi di gas destinati al mercato domestico, rimuovendo colli di bottiglia impiantistici e creando nuove opportunità di export.

LA RITROSIA DI ALCUNE MAJOR AD INVESTIRE IN VENEZUELA

Nel frattempo, va ricordato che il presidente americano Donald Trump e i suoi collaboratori nutrivano grandi speranze che le grandi major americane firmassero rapidamente degli accordi di investimento per rilanciare la produzione in Venezuela.

Considerano l’aumento delle esportazioni di petrolio a Caracas come un vantaggio per le forniture statunitensi, mentre l’Iran ostacola le rotte marittime in Medio Oriente, che solitamente trasportano il 20% del petrolio e del gas mondiale. L’amministrazione USA sta inoltre esercitando pressioni sulla presidente ad interim Delcy Rodriguez affinché aumenti rapidamente la produzione venezuelana, prima della fine del secondo mandato Trump.

GLI OSTACOLI AGLI INVESTIMENTI

Tra le problematiche che hanno ostacolato la conclusione di grandi accordi: i principali produttori petroliferi statunitensi sono interessati a molte delle stesse preziose risorse, inclusi i giacimenti nella fascia dell’Orinoco, nel Venezuela orientale, e nello Stato nord-orientale di Monagas, e desiderano ottenere le condizioni fiscali e regolamentari più favorevoli possibili. Anche il devastante terremoto che ha colpito il Paese il mese scorso ha rallentato i progressi.

I negoziati sono guidati in gran parte dalla compagnia statale Petroleos de Venezuela (PDVSA), che sta tenendo incontri separati con le aziende e presentando offerte private. Alcune delle compagnie americane, più abituate alle procedure di gara pubbliche, hanno richiesto l’intervento di funzionari statunitensi. Finora l’amministrazione ha lasciato che il processo si svolgesse senza designare alcun vincitore.

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