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Decreto PNRR 2026

Le imprese italiane all’Europa: senza una modifica dell’ETS rischiamo la deindustrializzazione

Si cerca di ragggiungere un difficile equilibrio tra gli obiettivi climatici e la sempre più forte preoccupazione di settori produttivi, che temono la deindustrializzazione

La riforma dell’ETS (Emission trading system) – il sistema Ue per lo scambio delle quote di emissione di gas serra che ha lo scopo di ridurre l’inquinamento industriale – sta entrando in una fase cruciale.

Alle prese con le conseguenze del blocco dello Stretto di Hormuz, le rimostranze di settori industriali rilevanti e grandi consumatori di energia e di molti governi, inclusa l’Italia, i commissari europei oggi si confronteranno sulle proposte che la Commissione Europea a luglio avanzerà per stabilizzare il prezzo della CO2, evitare shock sui prezzi dell’energia e aggiornare i parametri su cui si fonda il mercato del carbonio.

Si cerca un difficile equilibrio tra gli obiettivi climatici e la sempre più forte preoccupazione di settori produttivi, che temono la deindustrializzazione. L’argomento divide sia i governi che il mondo industriale, e per questo motivo la Commissione si muove con i piedi di piombo.

DA CONFINDUSTRIA 10 PROPOSTE PER LA RIFORMA DELL’ETS

Un nuovo allarme e una serie di 10 proposte per riformare l’ETS arrivano da Confindustria, secondo cui non è il momento delle mezze misure o di semplici ritocchi. A Bruxelles il vicepresidente per l’Energia, Aurelio Regina, ha lanciato l’allarme, spiegando che «siamo all’ultima chiamata: se non si rimettono le mani sul sistema Ets non lo faremo più e fra dieci anni ci sarà poco su cui rimettere le mani.

L’industria italiana è a favore della decarbonizzazione, ma questa deve essere equa e in linea con gli obiettivi del mercato unico. È un processo che non può aver luogo se all’industria vengono chiesti sforzi tecnicamente ed economicamente non sostenibili, che porterebbero molti settori a morire o buttarsi in un burrone».

Tra le proposte di Confindustria vi sono la limitazione del prezzo delle quote agendo sulla riserva per la stabilità del mercato anche fissando un tetto al prezzo della CO2; l’esclusione degli operatori puramente finanziari dalla partecipazione alle aste per fronteggiare la deriva speculativa; la revisione dei “benchmark” ETS (parametri per calcolare le quote di CO2 assegnate gratuitamente alle imprese); stop alla riduzione delle quote gratuite fino a quando non si stabilizzerà il contesto geopolitico.

E ancora: sostegno alla decarbonizzazione con risorse da reperire con un fondo comune europeo (Eurobond); blocco temporaneo dell’ETS marittimo fino a quando non saranno disponibili carburanti alternativi a prezzi competitivi; ulteriore rinvio dell’Ets 2 oltre il 2028 (riguarda trasporti su strada, edifici e Pmi); no all’estensione del quadro ETS ai termovalorizzatori che secondo Confindustria favorirebbe le discariche danneggiando l’ambiente.

GIORGETTI: “LE REGOLE VANNO RIDISCUSSE”

Per il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, «la decisione della Commissione di accogliere la richiesta italiana di maggiore flessibilità è da accogliere con favore», ha rivendicato ieri il titolare del Tesoro. «Si tratta di una decisione giunta grazie a un lavoro intenso, serio e riservato, frutto anche della riconosciuta responsabilità di questo governo nella gestione della finanza pubblica».

Intervenendo alla Scuola di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Roma, Giorgetti ha chiesto all’Europa «un cambio di passo» perché è attesa da «sfide troppo complesse» e «non possono essere le regole proprie dei mercati e dell’economia a vincolare e orientare le scelte della politica e delle istituzioni democratiche». Andrebbero quindi «ridiscusse» perché «bisogna mostrare capacità di adattamento».

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