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Cina

Le sanzioni contro la Cina non sono la soluzione alla crisi dell’automotive dell’Ue. Cosa serve

Sanzioni e dazi Ue sulle importazioni di auto elettriche prodotte in Cina non potranno risollevare le sorti delle case produttrici europee. Cosa serve

Sanzioni e dazi contro le elettriche prodotte in Cina non saranno sufficienti a rendere le auto europee più competitive e risollevare i conti delle case produttrici. È l’opinione di diversi dirigenti del settore automotive, intervenuti durante il Reuters Events Automotive di Monaco. Al contrario, misure punitive nei confronti delle case cinesi potrebbero essere controproducenti. Infatti, rischiano di provocare la reazione di Pechino, che ha già risposto prontamente alle tariffe Usa con il protezionismo. Serve una strategia diversa, secondo i maggiori produttori europei. Intanto, i risultati trimestrali raccontano di un settore europeo in crisi: domanda scarsa, profitti e vendite in calo. Tuttavia, i marchi storici sono fiduciosi per quest’anno, nonostante i risultati trimestrali non esaltanti.

PERCHÉ LE SANZIONI CONTRO LA CINA NON SONO LA SOLUZIONE

I vertici di Bruxelles hanno anticipato che l’inchiesta della Commissione Europea sulle importazioni di auto elettriche cinesi potrebbe portare all’introduzione di nuovi dazi sulle importazioni. Un’opzione che Carlo Bonomi, Presidente uscente di Confindustria, spera si concretizzi per aiutare le case europee a contrastare la sempre maggiore concorrenza asiatica.

“Certo questi dazi non possono essere l’unica risposta, ma noi europei dovremmo fare lo stesso: dare segnali chiari e muoverci con efficacia, se ci sono potenze industriali nel mondo che distorcono la concorrenza con pesanti sussidi in tutti i settori nei quali vogliono spingere l’export”, ha affermato Carlo Bonomi, presidente uscente di Confindustria, in un’intervista pubblicata sull’edizione del 15 maggio de Il Corriere della Sera.

Le sanzioni però non sono la soluzione ai problemi delle case produttrici europee, secondo diversi dirigenti del settore. La risposta è velocità. Infatti, i Big dell’auto non avranno molto tempo per ristrutturare metodi e linee di prodotto per competere con le case automobilistiche cinesi, secondo quanto hanno detto alcuni dirigenti a Reuters.

LA RISPOSTA È VELOCITÁ

Il 2024 si è aperto nel peggiore dei modi per l’automotive europeo, ma i marchi storici sono fiduciosi. I risultati trimestrali di Stellantis, Mercedes-Benz e Volkswagen mostrano un calo generale negli economics. Nel 2023 le case automobilistiche cinesi hanno conquistato il 19% del mercato europeo dei veicoli elettrici, in aumento rispetto al 16% del 2022, secondo il Gruppo Rhodium.

“Dal mio punto di vista, abbiamo due o tre anni. Se non siamo veloci…sarà davvero difficile (per l’industria tedesca) sopravvivere. Oggi, non è più la dimensione che garantisce la sopravvivenza, ma la velocità”, ha detto Thomas Schmall, membro del consiglio di amministrazione di Volkswagen.

Dello stesso avviso è Carlos Tavares, Ceo di Stellantis, il quale ha detto che le case automobilistiche “non hanno molto tempo” per aggiornare i modelli e le strutture produttive e sarà necessario fare chiarezza nel “caos normativo e nella burocrazia che abbiamo nel nostro cortile”.

Intanto, le case automobilistiche si mostrano fiduciose riguardo il 2024 e confermano gli obiettivi annuali. Infatti, i tre produttori hanno confermato le stime su vendite e profitto nel 2024, puntando sul successo dei loro nuovi modelli e su prezzi costanti. La strategia a lungo termine delle case Ue prevede nuove partnership con rivali di lunga data, aumento della pressione sui fornitori per tagliare i costi e maggiore confronto con i sindacati europei sul futuro degli impianti e sui posti di lavoro.

LA POSSIBILE REAZIONE DELLA CINA

Un elemento da non sottovalutare è la possibile reazione della Cina a sanzioni Ue. Pechino ha già risposto ai dazi americani su auto e semiconduttori cinesi con il protezionismo. Infatti, il Governo ha chiesto alle principali case automobilistiche del Paese di ordinare fino al 25% dei chip da produttori nazionali entro il 2025. A rivelarlo sono alcune fonti governative del quotidiano Nikkei Asia, che aggiungono che l’obiettivo di Pechino è far aumentare questa percentuale nei prossimi anni.

Per ora Pechino ha scelto la strada di premi e incentivi per raggiungere l’obiettivo di accrescere fino al 20-25% non solo il numero dei chip Made in China, ma anche la quota sul totale dell’acquisto. Infatti, si tratta solo di indicazioni non obbligatorie, secondo Nikkei Asia. Il Governo asiatico spera di convincere le case automobilistiche a prediligere chip prodotti in loco rispetto a prodotti esterni puntando su un sistema premiale.

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