Territori

Le trivelle entrano in campagna elettorale in Emilia Romagna (ma non a Roma)

trivellazioni

Argomenti fondamentali per l’economia e lo sviluppo come le trivelle vengono lasciati ai rappresentanti locali legati a logiche campanilistiche che tanto male hanno fatto in questi anni al settore oil&gas italiano e non solo.

Le trivelle entrano nella campagna elettorale per le regionali dell’Emilia e Romagna. Del resto è questa la regione col bacino più produttivo d’Italia con circa 50 piattaforme offshore su cui lavorano centinaia di lavoratori e che rappresentano una delle principali economie della regione.

L’attuale presidente Bonaccini è sempre stato uno strenuo sostenitore delle trivelle e difensore del comparto Oil&gas, insieme al sindaco di Ravenna de Pascale, anche lui del Partito Democratico.

RAVENNA HUB ITALIANO DELLE TRIVELLAZIONI

Già nello scorso febbraio, durante il Tavolo petrolchimico regionale, aveva chiesto al Governo che il territorio di Ravenna fosse escluso dalla sospensiva alle trivellazioni.

Il tema finora è stato poco affrontato durante la campagna elettorale, vista forse anche la contrarietà dell’attuale segreteria del Pd, in antitesi con il candidato Bonaccini.

Ma è tornato a bomba a causa dei licenziamenti annunciati prima di Natale dalla Schlumberger, una delle aziende petrolifere con sede a Ravenna.

E così sabato scorso in piazza a Ravenna Bonaccini si è rivolto ai sindacati che hanno chiesto di sbloccare le trivelle, ricordando loro: “Noi, col governo Gentiloni avevamo portato avanti un lavoro per tornare agli investimenti sull’upstream’.
In appoggio a Bonaccini, nel silenzio del Pd e dei partiti di maggioranza della coalizione, sono intervenuti solo i repubblicani, che pure lo sostengono.

LA CHIUSURA DELLA SEDE RAVENNATE DELLA SCHLUMBERGER

La chiusura della sede ravennate della Schlumberger fa notizia perché rischia di scomparire per sempre un presidio della più grande azienda petroliera mondiale presente da molti anni alle Bassette, ma il declino del settore Oil & Gas e la relativa diminuzione degli occupati riguarda molte aziende e molti lavoratori territorio.
“Una crisi quello di questo settore di cui Ravenna è una delle capitali mondiali che, secondo i Repubblicani, ha molti padri: dal Governo giallo-verde che ha messo all’indice le trivelle, a quello attuale in cui un PD troppo timido non riesce a fare sentire la propria voce in materia; il “gretismo” imperante fa di tutti i combustibili e materie prime fossili, un unico calderone senza distinguere quelle, come il gas naturale di cui il nostro mare e il nostro territorio sono ricchi che possono essere una transizione a basso profilo ambientale, verso la green economy. In questo modo si segna in maniera irreversibile l’economia legata a questa preziosa materia prima, senza sfruttare il know how che ne potrebbe derivare verso la riconversione.

IL COMPORTAMENTO DEL GOVERNO

Il comportamento schizofrenico dell’attuale Governo è rappresentato poi dalla conferma dell’IMU sulle piattaforme off shore di cui il principale beneficiario sarà il bilancio statale e non gli enti che le ospitano nel loro territorio. I Repubblicani – concludono – in questi anni hanno difeso il comparto senza se e senza ma e nella campagna elettorale regionale in corso, sarà un tema costantemente di attualità nella nostra agenda perché se come dice il Presidente Bonaccini che convintamente sosteniamo, “solo il lavoro dà dignità ai cittadini”, il primo impegno deve essere la salvaguardia di chi è già occupato e la difesa delle competenze per creare nuovi posti di lavoro”.

LE CRITICHE AL PD DA PARTE DELLA LEGA

Ovviamente critici verso il candidato del Pd gli avversari leghisti, che pure difendono le trivelle.
“E’ patetico Stefano Bonaccini che, a Ravenna, promette ai lavoratori e al comparto Oil&Gas che il Governo si interesserà di loro in un futuro indeterminato. Parole vane da cui emerge che né Bonaccini, né il Pd ravennate possono influenzare il governo giallorosso, che ha penalizzato questo settore, mettendo in ginocchio l’economia ravennate”: è l’attacco che viene dal deputato Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna:“Bonaccini pensa alle elezioni del 26 gennaio, il resto non conta. Sta girando come una trottola per la regione promettendo opportunità e risorse a tutti. Ma non potrà mantenere gli impegni presi. E’ evidente. Bonaccini ha governato per cinque anni ma ha lasciato a piedi molti territori. Non ha entrature a Roma come si evince dalle batoste che il Conte bis ha inflitto a settori trainanti dell’Emilia Romagna, dalle attività petrolifere, al packaging al saccarifero. Plastic tax e sugar tax influiranno pesantemente sull’economia della nostra regione, ma Bonaccini preferisce sorvolare su questi problemi che potrebbero far sorgere seri interrogativi nel suo elettorato. Per non parlare della cosiddetta svolta green. Un altro tranello storico della propaganda di Bonaccini. Indaghi un organo terzo sui siti inquinati e ci dica il candidato del PD come intende risolvere, per esempio, il problema dello smaltimento dei rifiuti speciali che sta gravando di costi insostenibili e di incertezze le aziende coinvolte. Uno dei tanti aspetti irrisolti dello smaltimento rifiuti in regione”.

LA POSIZIONE DELLA BORGONZONI

Ad attaccarlo anche Lucia Borgonzoni, candidata Presidente: “Bonaccini in passerella a Ravenna conferma che il suo governo, del Pd, non ha una idea di politica energetica per il Paese. E intanto la Schlumberger licenzia dipendenti tra Ravenna e Parma, nega anche la possibilità di ammortizzatori sociali e delocalizza. E il governo Pd di Bonaccini neanche si degna di attivare un tavolo per la tutela dei lavoratori. E’ questo l’interesse che Bonaccini, e il suo partito, mostrano per l’occupazione e per i settori strategici dei nostri territori? Ricordo che la Lega, con molte aziende del settore, hanno già elaborato le linee guida del Piano per la transizione energetica sostenibile (Pitesai), documento necessario per la transizione da carbon ad economia low carbon. Se oggi è ancora tutto fermo è solo per la mancanza di volontà politica del Pd e per i veti dei vertici del M5S”.

LA POSIZIONE DEI PENTASTELLATI

E infatti non poteva mancare anche la presa di posizione del candidato pentastellato, Benini: “Bonaccini in tour a Ravenna parla di sbloccare le trivelle in Adriatico. Alla faccia della lotta ai cambiamenti climatici, degli applausi per i ragazzi Fridays for Future e la salvaguardia dell’eco-sistema marino. Il MoVimento 5 Stelle al governo invece ha detto basta. Dunque, il candidato di Pd e altre liste che dell’ambiente dovrebbero fare una bandiera mostra la sua vera faccia: quella fossile. Ecco perché il Movimento 5 Stelle corre da solo alle elezioni regionali. Meglio soli che male accompagnati. Grazie al Movimento 5 Stelle al governo nazionale, dal marzo 2019 abbiamo imposto uno stop a nuove trivellazioni (ora contestato pure dalla Lega) e in Finanziaria siamo riusciti a moltiplicare per 25 i canoni per le concessioni, che passano da 57 euro a chilometro quadrato a 1481 euro al chilometro quadrato. Non venivano toccati dal 1998! Quella contro le trivellazioni marine e terrestri, è una battaglia che il Movimento 5 Stelle porterà sempre avanti. Più forza al Movimento 5 Stelle, più forza a rinnovabili ed efficienza energetica e tutela di mare e territorio” ha concluso il candidato del Movimento 5 stelle.

Quindi in Emilia Romagna, aldilà delle dichiarazioni da campagna elettorale, abbiamo Partito Democratico e Lega, quindi Bonaccini e Borgonzoni, a favore delle trivelle. E movimento 5 stelle contro.

LEGISLAZIONE SULLE TRIVELLE È NAZIONALE

Considerando che la legislazione in materia è nazionale, l’argomento dovrebbe coinvolgere i partiti a livello centrale nelle loro massime rappresentanze politiche, che pure sul risultato in Emilia Romagna molto si stanno spendendo. E mettere a fuoco anche la prospettiva delle alleanze di governo.
Invece come sempre argomenti fondamentali per l’economia e lo sviluppo della nazione vengono lasciati snocciolare alla bisogna dai rappresentanti locali legati a logiche campanilistiche che tanto male hanno fatto in questi anni al settore oil&gas italiano e non solo.