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Energia

Lega vuole rinvio mercato libero elettricità, investimenti esteri superano 50% Terna, stallo nomine Fds. Che c’è sui giornali

La Lega tenta di rinviare il passaggio al mercato libero dell’elettricità, gli investimenti esteri superano il 50% del capitale Terna, si complicano nomine Ferrovie. La rassegna dei quotidiani

Elettricità grande protagonista sui giornali di oggi. A una settimana dalla fine del mercato tutelato dell’energia elettrica la Lega tenta il blitz per rinviare a fine anno il passaggio al mercato libero con una risoluzione depositata in Commissione Attività Produttive della Camera. Restando in tema di elettricità, gli investimenti esteri superano il 50 % del capitale di Terna. Intanto, la partita delle nomine agita il governo. Il 27 giugno si decidono i vertici di Ferrovie dello Stato, ma la situazione è sempre più complicata.

ELETRICITÀ, LEGA PROVA A RINVIARE LIBERALIZZAZIONE MERCATO

“A una settimana dalla fine del mercato tutelato dell’energia elettrica, il dossier bollette agita il governo. La scossa arriva dalla Lega: una risoluzione depositata in commissione Attività produttive, alla Camera, chiede di rinviare a fine anno il passaggio a un mercato completamente liberalizzato. Per quanto fino al 2027 si passerà a una “fase transitoria”: i cittadini che non hanno mai cambiato fornitore di elettricità verranno “passati” per tre anni a un sistema di tutele graduali”, si legge sull’edizione odierna de La Repubblica, che racconta il blitz della Lega per rinviare il passaggio al mercato libero dell’elettricità.s

“Per il momento il blitz è stato stoppato dal governo. Con tre motivazioni. La prima: le gare per assegnare le forniture si sono chiuse. La seconda: la migrazione progressiva verso il mercato libero è un obiettivo del Pnrr che l’Italia non può rimangiarsi di fronte all’Europa. Infine, una questione di metodo: l’iniziativa dei leghisti viene vista come un’invasione di campo nei confronti dell’Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente che gestisce la transizione.(…) Anche perché la risoluzione contiene altre richieste: per esempio, «prevedere la facoltà per chi si trova nel mercato libero di aderire comunque al mercato a tutele graduali, durante il triennio 2024-2027», come si legge nel testo a prima firma del deputato Alberto Gusmeroli, che è anche presidente della Commissione chiamata ad esprimersi”, continua il quotidiano Gedi.

“Fuori dal perimetro tecnico, il partito di Matteo Salvini prova ad agganciare il malcontento per il passaggio al mercato libero. Per questo nella risoluzione si dà spazio alle «difficoltà informative e pratiche sulle bollette elettriche», ma anche «l’attività dei call center che, con una politica commerciale particolarmente aggressiva, forniscono informazioni ai cittadini non sempre adeguate e precise». (…) In realtà, la Lega cerca di fare sponda con i movimenti a difesa dei consumatori. I quali sostengono che il passaggio al libero mercato in questo momento – non sia un affare per i cittadini e a guadagnarci siano solo le utility. La loro non è solo una polemica strumentale, ma sostengono le loro tesi con i dati che portano la firma della stessa Authority” continua il giornale.

“(…) Arera ha mostrato una serie di grafici da cui emergono i vantaggi per chi è rimasto nel mercato di tutela. Questo perché – secondo i dati che si riferiscono al marzo scorso – le offerte sul mercato libero prevedono tariffa pari a 0,33 euro al chilowattora per i contratti a prezzo fisso e 0,32 euro/kwh per quelli a prezzo variabile. Mentre la tariffa per il mercato tutelato è stata di 0,22 euro/kwh. Secondo l’associazione Assoutenti questo significa che «la bolletta media della luce per una famiglia del mercato libero con consumi pari a 2.700 Kwh annui si attesta a 891 euro all`anno in caso di prezzo fisso e 864 euro per il prezzo variabile, contro una media di 594 euro annui sul mercato tutelato». Le tariffe sul mercato libero risultano così «più care in media del 47,7%», con una maggiore spesa che per i contratti a prezzo fisso sfiora i 300 euro”, si legge sul quotidiano.

ELETTRICITÀ, INVESTIMENTI ESTERI SUPERANO 50% CAPITALE TERNA

“Un tasso di remunerazione del capitale investito regolato (Weighted Average Cost of Capital, Wacc, per gli addetti ai lavori), che a inizio anno è stato aumentato dall’Autorità Arera dal 5% del 2023 al 5,8% per il 2024. Investimenti in forte crescita, per adeguare la rete elettrica alla sfida della transizione energetica. E una politica dei dividendi che non soltanto è stata alzata, ma che dà visibilità fino al 2028, lungo tutto l’arco del nuovo piano industriale. Con questi dati nella «carta d’identità», Terna (…) oggi viaggia intorno a 7,6 euro dopo aver toccato un massimo a 8,2 euro a fine marzo 2022 — con un valore che più che quadruplicato e la capitalizzazione che ha superato i 15 miliardi”, si legge sull’edizione odierna de L’Economia de Il Corriere della Sera, in un articolo dedicato al gestore della rete che porta l’elettricità nel nostro Paese.

“«La performance del titolo Terna in questi 20 anni evidenzia una crescita significativa del gruppo che, tuttavia — dichiara Giuseppina Di Foggia, amministratore delegato e direttore generale dal 9 maggio 2023 — non è avvenuta solo nei dati finanziari, ma anche e soprattutto negli investimenti a favore di infrastrutture strategiche al servizio del Paese e della sua sicurezza e indipendenza energetica. (…) Oggi Terna gestisce la rete di trasmissione nazionale in alta e altissima tensione con circa 75 mila chilometri di linee, quasi il doppio di quelle che gestiva nel giugno 2004 (anno in cui ha investito 300 milioni), oltre 900 stazioni elettriche sul territorio italiano e 30 interconnessioni con l’estero. Il gruppo ha più che quadruplicato il valore dei suoi asset, aumentati dai circa cinque miliardi del 2005 ai 20,4 miliardi di fine 2023 per rafforzare la rete e adeguarla a essere più flessibile per integrare le fonti rinnovabili, caratterizzate da un’elevata intermittenza. Rinnovabili che a maggio 2024 hanno coperto il 52,5% della domanda di energia, il valore mensile più alto di sempre”, continua il giornale.

“Parallelamente agli investimenti, è aumentato anche il valore delle attività regolate: nel primo trimestre 2024 i ricavi oggetto della regolamentazione sono saliti a 730,1 milioni (oltre l’85% del totale) rispetto ai 613,9 milioni nel primo trimestre 2023 (86% dei del totale). «Il modello RAB (Regulatory Asset Base, la base delle attività regolate, ndr) si è rivelato vincente — spiega Omar Al Bayaty, responsabile Investor relations, Corporate development e Sostenibilità — perché riesce a garantire gli investimenti necessari per il Paese». (…) «Nella compagine azionaria di Terna — aggiunge Al Bayaty — sono presenti fondi pensione, fondi sovrani internazionali e investitori infrastrutturali che cercano il giusto rapporto fra rischio e rendimento nel lungo periodo, non soltanto perché quello di Terna è un business regolato ma anche per il ruolo centrale nella decarbonizzazione e per l’attenzione ai temi Esg. Gli investitori istituzionali esteri sono diventati la maggioranza dell’azionariato: da inizio 2023 hanno raggiunto e superato stabilmente il 50% del capitale, con in testa Usa, Canada, Regno Unito, ma anche Francia e Australia. A fine 2023 i Socially Responsible Investors erano 178 (da 173 nel 2022 e 161 nel 2021). Gli investitori Sri rappresentavano, a fine 2023, il 30,1% del capitale detenuto da investitori istituzionali identificati (26,1% a fine 2022 e 25,2% nel 2021)»”, continua il giornale.

“(…) Per il 2024, il dividendo per azione sarà pari al valore più alto tra la crescita del 4% rispetto al 2023 e un payout del 75 per cento. L’eventuale maggior dividendo distribuito nel 2024 non avrà impatto sui dividendi dal 2025 in poi. In vent’anni, in base a dati forniti dal gruppo, Terna ha distribuito oltre otto miliardi di dividendi (di cui circa 2,5 miliardi a Cdp Reti, il principale azionista), garantendo un ritorno complessivo superiore al +1.150 per cento. Dal 2004 a oggi, in termini di Total Shareholder Return, il titolo ha sovraperformato di oltre sette volte il Ftse Mib e di oltre tre volte l’indice europeo di riferimento settoriale, lo Stoxx Europe 600 Utilities”, si legge sul quotidiano.

TRASPORTI, SITUAZIONE NOMINE FERROVIE SI COMPLICA

“Il 27 giugno si decidono i vertici di Ferrovie dello Stato, ma la partita è tutt’altro che chiusa. Forza Italia non ci sta a giocare un ruolo da comprimario nella partita delle nomine per i vertici delle partecipate. Il sorpasso ai danni della Lega, come seconda forza di governo, è stato certificato dal voto per le Europee e potrebbe venir consolidato dai ballottaggi che si chiudono oggi: la scelta dei sindaci nei 14 comuni capoluogo potrebbe rimescolare ulteriormente le carte. E d’altra parte il vicepremier e leader forzista parlando di nomine nella sua intervista a La Stampa è stato chiaro: «Bisogna tenere conto che Forza Italia è la seconda forza». Tradotto: poco importa che sulla partita per Fs, Salvini non voglia intrusioni: «Per quanto mi riguarda – ha detto il vicepremier leghista un paio di giorni fa – le scelte sono già fatte su chi accompagnerà la gestione e lo sviluppo di miliardi di euro nei prossimi anni. Per quello che mi riguarda sono pronto».”, si legge sull’edizione odierna de La Stampa.

“Insomma al di là delle dichiarazioni di facciata, il risiko delle nomine è ancora in alto mare. (…) Le caselle blindate sono solo tre: Stefano Donnarumma come ad di Fs, Giovanni Gorno Tempini alla presidenza di Cdp e Dario Scannapieco, capo azienda della Cassa.
Donnarumma, ex ad Terna, è rimasto in panchina per un anno. Dopo che gli era stata promessa la poltrona di Enel, fu sorpassato all’ultima curva da Flavio Cattaneo. È rimasto in paziente attesa confidando nelle promesse della premier Giorgia Meloni e del sottosegretario Giambattista Fazzolari. E ora passerà all’incasso”, continua il giornale.

“La situazione si complica, parecchio, per la presidenza di Fs e per la poltrona di consigliere in Cdp che spetta al Tesoro. Per il vertice delle Ferrovie ci sono almeno quattro candidati: Tommaso Tanzilli, già consigliere di amministrazione di Fs, una soluzione interna che piacerebbe all’azienda e ha il sostegno di Fratelli d’Italia; il consigliere Paolo Bracco gradito alla Lega; il leader di Federmanager, nonché presidente di Trenitalia sponsorizzato da Forza Italia Stefano Cuzzilla e l’ex ad di Fs, Gianfranco Battisti, sempre in quota Forza Italia. (…)”, si legge sull’edizione odierna de La Stampa.

“L’altra situazione delicata riguarda i due direttori generali del Mef: Riccardo Barbieri Hermitte, dg del Tesoro che siede nel cda di Cdp come consigliere della gestione separata (che si occupa del finanziamento degli investimenti statali, ndr), e Marcello Sala, dg dell’Economia, cui fanno capo tutte le partecipate del ministero. Già vice presidente di Intesa Sanpaolo e molto stimato dal mondo delle Fondazioni, Sala è il vero braccio destro di Giorgetti e rivendica il ruolo per sé. Barbieri, invece, ritiene che il posto spetti al Tesoro: un rebus che non è stato sciolto al momento della divisione delle competenze tra i due dipartimenti che fino a gennaio 2023 rispondevano all’ex dg Alessandro Rivera. (…) Uno stallo nel quale Forza Italia potrebbe giocare un ruolo decisivo. Per rafforzare le propria posizione all’interno della maggioranza”, continua il quotidiano.

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