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Previsioni economiche 2026 Ue Italia energia

L’energia frena l’Italia: lo shock di Hormuz riaccende l’inflazione nelle previsioni UE

Il blocco dello Stretto riduce i flussi di gas e petrolio, spingendo il carovita italiano al 3,2%. Bruxelles taglia la crescita dell’Unione all’1,1% nel 2026.

Il conflitto in Medio Oriente ha innescato una nuova e violenta ondata di instabilità sui mercati energetici, costringendo la Commissione Europea a rivedere drasticamente le stime di crescita per l’anno in corso. Secondo le Previsioni Economiche di Primavera 2026, la chiusura virtuale dello Stretto di Hormuz ha provocato un’interruzione dei flussi globali di petrolio (-15%) e di gas naturale liquefatto (-20%), con danni significativi anche alle infrastrutture di raffinazione.

Per l’Italia, questo scenario si traduce in un rallentamento della ripresa, con un PIL fermo allo 0,5% e un’inflazione che schizza al 3,2% a causa dell’impennata dei costi delle materie prime.

L’EMERGENZA HORMUZ E IL RINCARO DELLE MATERIE PRIME

Il cuore della crisi risiede nello Stretto di Hormuz, arteria vitale per l’approvvigionamento mondiale. La Commissione Europea sottolinea che tra il 27 febbraio — vigilia delle operazioni militari contro l’Iran — e la fine di aprile 2026, i prezzi del gas sono aumentati del 50% e quelli del petrolio greggio del 65%. “L’interruzione delle esportazioni di prodotti raffinati è stata particolarmente marcata”, si legge nel documento, poiché il Golfo rappresenta un polo di raffinazione difficilmente sostituibile nel breve periodo. Sebbene l’attuale shock differisca da quello del 2022 perché colpisce materie prime globali più “fungibili” rispetto ai gasdotti russi, la pressione sui margini di raffinazione per gasolio e carburante per aerei ha raggiunto livelli storicamente elevati, alimentando una fiammata inflattiva che colpirà duramente i settori dei trasporti e dell’agricoltura.

L’ITALIA TRA DEBITO IN CRESCITA E SUPPORTO DEL PNRR

In questo contesto, l’economia italiana si trova in una posizione di stallo. La crescita del PIL reale per il 2026 è prevista allo 0,5%, lo stesso valore registrato nel 2025, sostenuta quasi esclusivamente dagli investimenti legati al PNRR (RRF). Tuttavia, la perdita di potere d’acquisto delle famiglie sta frenando i consumi privati, mentre le esportazioni risentono dei dazi statunitensi e dell’instabilità dei mercati esteri. Le previsioni per l’inflazione italiana indicano un picco del 3,2% per quest’anno, per poi scendere all’1,8% nel 2027 grazie a una prevista normalizzazione dei prezzi energetici.

Resta però critico il fronte della finanza pubblica: se il deficit dovrebbe attestarsi al 2,9% del PIL, il rapporto debito/PIL è destinato a salire ulteriormente, toccando il 139,2% entro il 2027, appesantito dal differenziale
tra tassi di interesse e tassi di crescita e dagli aggiustamenti legati ai vecchi crediti d’imposta per l’edilizia.

LO SGUARDO ALL’EUROPA: FIDUCIA AI MINIMI E NUOVI ONERI FISCALI

L’intera Unione Europea risente dell’incertezza. La crescita del PIL dell’UE è stata rivista al ribasso all’1,1% per il 2026, con la fiducia dei consumatori crollata al livello più basso degli ultimi 40 mesi. A Bruxelles si stima che
l’inflazione raggiunga il 3,1% a livello comunitario. Nonostante gli investimenti nella resilienza energetica e nella diversificazione delle fonti fatti dopo l’invasione dell’Ucraina stiano aiutando ad assorbire l’urto, l’aumento delle bollette sottrae reddito all’economia interna per reindirizzarlo verso i paesi esportatori.

“Lo shock energetico aggiunge un nuovo onere alle finanze pubbliche”, avvertono gli esperti della Commissione, citando l’aumento delle spese per interessi e la necessità di potenziare i bilanci della difesa, che porteranno il disavanzo aggregato dell’UE al 3,6% entro il 2027.

PROSPETTIVE E RISCHI PER IL BIENNIO 2026-2027

Nonostante la frenata, l’economia europea non dovrebbe entrare in recessione, grazie a un mercato del lavoro che resta solido con una disoccupazione intorno al 6%. Le previsioni per il 2027 ipotizzano una timida risalita del PIL dell’UE all’1,4%, a condizione che le tensioni sui mercati energetici si allentino.

Tuttavia, i rischi rimangono orientati verso il basso: una durata prolungata del conflitto in Medio Oriente o carenze di elio, fertilizzanti e prodotti petroliferi raffinati potrebbero paralizzare le catene di produzione globali, compresa quella dei semiconduttori. In questo quadro complesso, l’intelligenza artificiale rappresenta l’unica grande opportunità di rischio al rialzo: se attuata rapidamente, potrebbe generare quegli aumenti di produttività necessari
a compensare la debolezza del settore privato e i colli di bottiglia strutturali dell’economia europea.

PREVISIONI ECONOMICHE PER LA PRIMAVERA 2026 ITALIA

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