La revisione dell’ETS attesa a luglio riaccende il confronto tra Bruxelles, governi e industria. Tutti i nodi ancora da sciogliere
L’ETS torna al centro del dibattito europeo tra riforma attesa e impatto sui prezzi dell’energia. Tra mercato dei certificati CO₂, competitività e bollette, si riapre lo scontro politico-industriale. Sul tavolo anche revisione, prezzi e futuro del sistema al 2050.
ETS E REVISIONE UE
L’Ue fa un passo avanti sulla riforma degli Ets (Emissions trading system), il mercato europeo creato nel 2005 con l’obiettivo di favorire la decarbonizzazione e stimolare gli investimenti nella sostenibilità. Il principio del cap and trade prevede la riduzione progressiva delle quote disponibili e l’aumento del loro costo, ma il sistema è oggi al centro di una revisione europea attesa per luglio. Lo scrive il Corriere della Sera, puntualizzando che la revisione del meccanismo sarà discussa con il commissario europeo per il Clima Wopke Hoekstra e l’Italia spinge per intervenire sugli effetti del sistema sui prezzi dell’energia elettrica e sulla competitività industriale.
Nel dibattito politico europeo, l’Ets è considerato uno degli strumenti chiave per il raggiungimento del Net zero al 2050, ma anche uno dei più controversi per il suo impatto sui costi energetici.
PREZZI, BOLLETTE E MERCATO DELLA CO2
Sul mercato europeo delle quote CO₂, una tonnellata di anidride carbonica è scambiata intorno agli 80 euro. Tuttavia, come riporta la Repubblica, una ricerca della School of Management del Politecnico di Milano indica che un prezzo coerente con gli obiettivi di decarbonizzazione dovrebbe collocarsi tra 100 e 110 euro per tonnellata. Il livello attuale viene quindi interpretato come un segnale di transizione ancora debole rispetto agli obiettivi climatici Ue.
Inoltre il sistema ETS è ormai trattato anche come una vera asset class finanziaria: banche, fondi e trader operano sulle quote CO₂, contribuendo a una crescente finanziarizzazione del mercato. Questo elemento, insieme alla volatilità dei prezzi, alimenta l’incertezza per imprese e investitori.
IMPATTI INDUSTRIALI E COMPETITIVITÀ
Il sistema ETS è stato progettato per ridurre le emissioni, ma secondo diverse analisi ha anche generato effetti sulla competitività industriale europea. Gli impianti manifatturieri soggetti al sistema sono passati da 6.391 nel 2013 a 5.457 nel 2024, con una riduzione di circa il 15%. Il fenomeno del carbon leakage, ovvero la delocalizzazione produttiva verso Paesi con regole meno stringenti, viene indicato come uno degli effetti indiretti del meccanismo.
Il sistema prevede anche quote gratuite e meccanismi di compensazione, ma questi strumenti non eliminano le asimmetrie tra Paesi europei, soprattutto nei settori energy intensive come siderurgia, carta e trasporto marittimo. In alcuni casi, le differenze nei benchmark di emissione portano a vantaggi competitivi tra imprese di diversi Stati membri, anche all’interno del mercato unico.
ETS E BOLLETTE ENERGETICHE
Il legame tra ETS e prezzi dell’energia elettrica resta uno dei nodi centrali del dibattito: il costo delle quote di emissione entra nella formazione del prezzo dell’elettricità nel mercato del giorno prima, contribuendo ad aumentare le bollette finali. In Italia, dove il prezzo del gas determina spesso il prezzo marginale dell’energia, questo effetto si trasmette direttamente ai consumatori.
Nel dibattito sulle riforme, si discute anche della possibilità di intervenire sugli oneri energetici e sulla struttura del prezzo elettrico, ma la revisione dell’Ets attesa per luglio non includerebbe modifiche strutturali al meccanismo di formazione del prezzo, secondo quanto riportato dalla stampa economica italiana.


