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L’Europa si sgancerà dall’energia russa, a che costo? Report Intesa Sanpaolo

Report Intesa Sanpaolo

Cosa dice il report Intesa Sanpaolo curato da Daniela Corsini, senior economist Direzione Studi e Ricerche

Sono settimane, giorni, sempre più decisivi per la definizione di una strategia energetica anti-russa da parte dell’Europa. Il Vecchio Continente vuole smarcarsi una volta per tutte dalle forniture moscovite ma ha bisogno di accordi, tempo e alternative. Elementi difficili da incastrare tra loro ma che pian piano stanno delineando un nuovo quadro. Un contesto che risalta anzitutto gli errori del passato ma che deve aiutare a non ripeterli nel futuro.

LE CHIAVI DI LETTURA DI OGGI

Tra Bruxelles e Roma, nella giornata di oggi si sono combinati vari pezzi di un puzzle ancora in fase di realizzazione. Da un lato, il premier Draghi ha riferito in Aula del progressivo allontanamento dalle fonti fossili del Cremlino: Roma punta a nuovi fornitori ma soprattutto a svoltare quanto prima verso le rinnovabili, su cui serve un’opera di sburocratizzazione enorme. Dall’altro, Consiglio e Parlamento hanno raggiunto un importante accordo legislativo sugli stoccaggi di gas. Che sul territorio degli Stati membri dovranno essere riempiti almeno all’80% della loro capacità prima dell’inverno 2022/2023 e al 90% prima dei periodi invernali successivi.

E per la commissaria all’energia Kadri Simson, “La fornitura di Gas russo tramite gasdotto ad aprile è calata al 26% dei consumi di Gas nell’Ue rispetto al 40% registrato ad aprile dello scorso anno”, ha detto in dettaglio Simson. Che ha espresso parole di forte realismo sulla questione energetica. “Non possiamo fare a meno da un giorno all’altro di 155 miliardi di metri cubi di Gas”: ecco perché “avremo bisogno di garantire una fornitura non russa di circa 50 miliardi di metri cubi di Gas naturale liquefatto e 10 miliardi di metri cubi di Gas in arrivo tramite gasdotto”.

INTESA SANPAOLO: PREZZO GAS SOPRA GLI 80MWh

Proprio nell’analisi dei costi/benefici dell’abbandono delle forniture russe e la ricerca di nuove può venire in utile soccorso l’ultimo report curato da Daniela Corsini, senior economist Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo. L’analisi, intitolata “Crisi energetica e guerra in Ucraina: quali prospettive?”, parte dalla constatazione di un evidente scarsità di materie prime senza precedenti emersa nei due anni pieni di pandemia: 2020 e 2021. A livello energetico, sul gas, per il Vecchio Continente pesa la dipendenza dalle import di fossili dalla Russia.

“Nel nostro scenario di base, ipotizzando che l’Europa continui a ricevere parte dei flussi di gas russo, i prezzi di gas ed energia diminuiscono nei prossimi anni, ma rimangono eccezionalmente elevati”, scrive Corsini. Che traccia qualche previsione sul fronte energetico. “Backwardation e volatilità restano elementi importanti sia per i mercati del petrolio che per i mercati del gas. Il mercato europeo del gas è molto teso ed estremamente vulnerabile ai flussi dalla Russia”, si legge. Nel report, lo scenario di base “ipotizza ancora che le esportazioni russe di commodity energetiche non saranno completamente bloccate. Tuttavia, la scelta politica di ridurre la dipendenza dal gas russo e i bassi livelli di scorte implicano che il prezzo del gas TTF dovrebbe mantenersi per la maggior parte del tempo al di sopra degli 80 MWh nei prossimi 12 mesi”.

GNL E RINNOVABILI

Altre due vie di affrancamento da Mosca sono rappresentate dal gas naturale liquefatto e la spinta per le rinnovabili. Due temi su cui l’Italia batte cassa da tempo, da ultimo con le parole di questa mattina di Draghi al Senato. Secondo l’analisi di Intesa Sanpaolo, “grazie a condizioni meteo più favorevoli rispetto alla media, livelli record di importazioni di LNG e di generazione da rinnovabili, i livelli di stoccaggio in Europa stanno migliorando, pur restando sotto la media a 5 anni”. Uno scenario mediamente ottimistico. Che però si lega agli errori del passato.

“Uno stop immediato e totale implicherebbe un calo degli stoccaggi (non coerente con la stagionalità) verso nuovi livelli minimi e l’Europa non disporrebbe di abbastanza gas per soddisfare i fabbisogni domestici (per generazione elettrica, usi industriali e utenze domestiche) e riempire gli stoccaggi prima dell’inverno 2021/22”. Ecco perché l’azione concreta, coordinata, degli esecutivi è urgente e indispensabile.

 

 

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