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Libia: esplode oleodotto, petrolio vola ai massimi

Libia

L’attacco armato all’oleodotto libico ha fatto schizzare i prezzi del petrolio

Il prezzo del petrolio raggiunge massimi storici dopo l’attentato alle condutture in Cirenaica, nella zona controllata dal generale Khalifa Haftar, in Libia. Nel Paese la tensione politica continua a crescere.

L’attacco ha coinvolto l’oleodotto che porta il greggio al terminale di Es Sider, situato a un centinaio di chilometri sulla costa a est di Sirte e uno dei più importanti della zona Cirenaica. Gravi i danni, che sono in fase di valutazione dai tecnici che lavorano della compagnia petrolifera nazionale libica, National 011 Company (Noc).

Libia Certa è stata la perdita netta di circa 90 mila barili – pari al 10% della produzione totale – nella produzione quotidiana libica. Non si è fatta attendere la reazione dei mercati internazionali, che hanno visto crescere il prezzo del Brent di 1,51 dollari, pari al 2,31%, e raggiungere i 66,83 dollari al barile, la cifra più alta dal maggio 2015.  A New York le quotazioni sono salite dell’1,49%, a 59,34 dollari al barile.

Prima della rivoluzione del 2011 la produzione di greggio libico superava il milione e 600 mila barili al giorno. Nel 2012 era crollata quasi a zero. Salvo poi risalire e scendere a fasi alterne dal 2013 in poi. Nel gennaio del 2017 la produzione di petrolio libico era ferma a 610 mila barili al giorno, scesi poi a 550 mila in aprile e risaliti a oltre un milione in agostoA novembre era pari a 973 mila. Obiettivo del governo di Fayez Sarraj, il premier della coalizione di unità nazionale basato a Tripoli e sostenuto dall’Onu così come previsto dagli accordi di Skhirat firmati nel dicembre 2015, era di mantenerla al di sopra del milione.

 

Giovanni Malaspina