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L’industria Oil&Gas deve intensificare gli sforzi per il clima. Il report Aie

Aie

Il report Aie è stato realizzato in cooperazione con il World economic forum (Wef) per essere presentato ai leader di governi e industria durante il meeting di Davos in programma domani.

Le compagnie petrolifere e del gas si trovano ad affrontare una sfida critica in questo momento, a causa del fatto che il mondo si sta sempre più spostando verso una transizione a energia pulita. I combustibili fossili, pertanto, consentono “ritorni” a breve termine delle aziende, ma la mancata risposta alle crescenti richieste di riduzione delle emissioni di gas serra potrebbe minacciare la loro accettabilità sociale e redditività nel lungo termine. È quanto evidenzia l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) in un report dal titolo “Oil and Gas Industry in Energy Transitions” realizzato in cooperazione con il World economic forum (Wef) che verrà presentato ai leader di governi e industria durante il meeting di Davos in programma domani.

L’INDUSTRIA DEL PETROLIO E DEL GAS DEVE DIRE COSA VUOLE FARE PER LA TRANSIZIONE ENERGETICA

“L’industria del petrolio e del gas deve chiarire cosa significa per lei transizione verso l’energia pulita e cosa può fare per accelerare tale transizione – sottolinea il report -. Qualunque sia il percorso seguito dal mondo nei suoi sforzi per limitare l’aumento delle temperature globali, l’intensificarsi degli impatti climatici aumenterà la pressione su tutte le industrie per trovare soluzioni. Ma mentre alcune compagnie petrolifere e del gas hanno adottato misure a sostegno degli sforzi per combattere il cambiamento climatico, l’industria nel suo complesso potrebbe svolgere un ruolo molto più significativo attraverso le sue capacità ingegneristiche, le sue risorse finanziarie e la sua esperienza nella gestione dei progetti”, evidenzia il report.

BIROL: NON FARE NULLA NON È UN’OPZIONE

“Tutte aziende del settore energetico saranno influenzate dalla transizione verso l’energia pulita – ha sottolineato il direttore dell’Aie Fatih Birol -. Ogni parte dell’industria deve considerare come rispondere. Non fare nulla non è semplicemente un’opzione”. Considerato che il panorama dell’industria petrolifera e del gas è diversificato – il che significa che non esiste un’unica risposta strategica, ma una varietà di approcci a seconda delle circostanze di ciascuna azienda – “il primo compito immediato per tutto il settore è quello di ridurre l’impronta ambientale delle proprie attività – ha aggiunto Birol -. Ad oggi, circa il 15% delle emissioni globali di gas serra legate all’energia provengono dal processo di estrazione del petrolio e del gas dalla terra e dai consumatori. Gran parte di queste emissioni può essere abbattuta in modo relativamente rapido e semplice”.

La riduzione delle perdite di metano nell’atmosfera è il modo più importante ed economico per l’industria per abbattere queste emissioni. Ma ci sono ampie altre opportunità per ridurre l’intensità delle emissioni di petrolio e gas eliminando il flaring ad esempio e integrando le energie rinnovabili e l’elettricità a basse emissioni di Co2 nei nuovi sviluppi upstream e nel Gnl, osserva il report Aie.

BIROL: SENZA L’INDUSTRIA OIL&GAS ALCUNE TECNOLOGIE NON RAGGIUNGERANNO LA MATURITA’

“Inoltre, con il loro vasto know-how e le disponibilità finanziarie, le compagnie petrolifere e del gas possono giocare un ruolo cruciale nell’accelerare la diffusione delle principali opzioni rinnovabili come l’eolico offshore, consentendo al tempo stesso ad alcune tecnologie chiave ad alta intensità di capitale – come la cattura, l’utilizzo e lo stoccaggio del carbonio e l’idrogeno – di raggiungere la maturità”, ha aggiunto Birol. “Senza il contributo dell’industria Oil&Gas, queste tecnologie potrebbero semplicemente non raggiungere la scala necessaria per spostare il quadrante sulle emissioni”.

Alcune compagnie petrolifere e del gas “stanno diversificando le loro attività energetiche per includere le energie rinnovabili e altre tecnologie a basse emissioni di carbonio. Tuttavia, l’investimento medio in aree non strategiche è stato finora limitato a circa l’1% della spesa totale in conto capitale, con le maggiori spese per il solare fotovoltaico e l’eolico – sottolinea il report -. Alcune compagnie petrolifere e del gas si sono anche diversificate acquisendo asset non core esistenti – ad esempio nella distribuzione dell’elettricità, nella ricarica dei veicoli elettrici e nelle batterie – intensificando al contempo l’attività di ricerca e sviluppo. Ma nel complesso, ci sono pochi segnali del cambiamento su larga scala nell’allocazione del capitale necessario per mettere il mondo su un percorso più sostenibile”.

COMPITO ESSENZIALE PER I CARBURANTI

“Un compito essenziale è quello di aumentare gli investimenti nei carburanti – come l’idrogeno, il biometano e i biocarburanti avanzati – che possono fornire al sistema energetico i benefici del petrolio e del gas senza emissioni nette di Co2 – si legge ancora -. Entro 10 anni, questi carburanti a basse emissioni di carbonio dovrebbero rappresentare circa il 15% dell’investimento complessivo se il mondo dovesse imboccare la strada per affrontare il cambiamento climatico. In assenza di combustibili a basse emissioni di carbonio, le transizioni diventano molto più difficili e più costose”.

“La portata della sfida climatica richiede un’ampia coalizione che comprenda governi, investitori, aziende e tutti coloro che sono sinceramente impegnati a ridurre le emissioni – ha sottolineato Birol -. Questo sforzo richiede che l’industria del petrolio e del gas sia fermamente e pienamente a convinta”.

ANCORA NECESSARI INVESTIMENTI IN PETROLIO E GAS

L’elettricità a basse emissioni di Co2 sarà senza dubbio al centro del futuro mix energetico. “Ma saranno ancora necessari investimenti in progetti per il petrolio e il gas. Se gli investimenti nei giacimenti di petrolio e gas esistenti dovessero cessare completamente, il calo della produzione si aggirerebbe intorno all’8% all’anno. Si tratta di una cifra superiore a qualsiasi calo plausibile della domanda globale, quindi gli investimenti nei giacimenti esistenti e in alcuni nuovi giacimenti rimangono parte del quadro – si legge nel report Aie -. In alcuni casi, i proprietari delle aziende possono favorire il mantenimento di una specializzazione nel petrolio e nel gas – possibilmente spostandosi più verso il gas naturale nel tempo – fintanto che questi combustibili saranno richiesti e i rendimenti degli investimenti sufficienti. Ma queste aziende dovranno anche riflettere sulla loro risposta strategica alle nuove e pervasive sfide. La posta in gioco è particolarmente alta per le compagnie petrolifere nazionali incaricate della gestione delle risorse di idrocarburi dei paesi”.

“Le compagnie petrolifere nazionali rappresentano oltre la metà della produzione globale e una quota ancora maggiore delle riserve. Alcune hanno prestazioni elevate, ma molte sono mal posizionate per adattarsi alle mutevoli dinamiche energetiche globali. Le tendenze energetiche globali hanno spinto diversi Paesi a rinnovare il loro impegno per le riforme e a diversificare le loro economie, e cambiamenti fondamentali nei modelli di sviluppo di molti grandi detentori di risorse sembrano inevitabili. Le compagnie petrolifere nazionali possono fornire importanti elementi di stabilità alle economie durante questo processo, se operano in modo efficace e sono attente ai rischi e alle opportunità”, conclude il report Aie.