Fact checking e fake news

Mercato libero sì o no? Ma intanto in autunno rischi rincari per luce e gas

milleproroghe

Il Pd chiama in causa il governo sul rinvio della fine del mercato tutelato. Mentre i rialzi dei prezzi del Brent e della Co2 rischiano di far lievitare le bollette

Nel giorno in cui Arera dà il via libera alla seconda fase del “Portale Offerte” che da luglio permette a famiglie e pmi di confrontare e scegliere le offerte di luce e gas, il Pd chiama in causa il governo sul rinvio della fine del mercato tutelato deciso dal Milleproroghe, mentre dal Consorzio Energindustria arriva la previsione di un rincaro “pesante” per i consumatori italiani che potrebbero dover sopportare aumenti nell’ordine del 30% per il gas e del 10% per l’elettricità.

bolletta Luce e GasAL VIA IL PORTALE OFFERTE DI ARERA. MA IL MERCATO LIBERO DELL’ENERGIA SI FARÀ?

Arera ha sottolineato che con l’ultima tappa dello sviluppo del “Portale Offerte” prevista entro la fine dell’anno, “saranno progressivamente inserite” tutte le offerte esistenti sul mercato libero. “Cittadini e imprese potranno quindi comparare oltre 2000 proposte tra elettricità e gas, scegliendo tra offerte a prezzo fisso e variabile di mercato. Infine, come definito, in questa seconda fase sarà visibile anche la spesa annuale personalizzata per la maggiore tutela elettrica e tutela gas”. Ma la domanda da porsi è se la fine del mercato tutelato che avrebbe dovuto concretizzarsi a metà del 2019 vedrà la luce effettivamente, dopo il rinvio di un anno operato con il decreto Milleproroghe. Sul tema sono intervenuti i deputati del Pd la cui maggioranza, durante la scorsa legislatura, ha partorito la norma di liberalizzazione del mercato elettrico italiano. “Chiediamo al ministro dello Sviluppo economico se intenda proseguire con la riforma del mercato dell’energia già in essere, che comporta il passaggio da un sistema basato sulla cosiddetta ‘maggior tutela’ ad un mercato che garantisce la concorrenza e la pluralità di fornitori e di offerte nel mercato libero o se invece intenda cambiare direzione. E’ quindi importante capire se la proroga dal 2019 al 2020 concessa nel decreto ‘Milleproroghe’, per il suddetto passaggio al mercato libero dell’energia, sia un mero slittamento temporale per vanificare il processo di riforma, o se invece sia un allungamento positivo e necessario per identificare al meglio le soluzioni e le modalità più adatte per un passaggio che favorisca i consumatori. In modo, cioè, che porti veramente ad un risparmio ed a una maggiore trasparenza per i consumatori nella scelta del fornitore dell’energia. Quindi chiediamo al ministro dello Sviluppo economico come intende affrontare questo periodo di transizione”, hanno sottolineato i deputati Pd Benamati, Moretto, Bonomo, Manca, Mor, Nardi, Noja, Zardini della commissione Attività produttive di Montecitorio, che hanno presentato una interpellanza al Mise.

SI PROSPETTA UN AUTUNNO CALDO PER I PREZZI DI ELETTRICITA’ E GAS

Ma la querelle su mercato tutelato-mercato libero potrebbe non finire qui. Rischia anzi di infiammarsi in autunno con i prezzi del Brent vicini agli 80 dollari al barile – ai massimi da 4 anni – che rischia di appesantire ulteriormente i record di prezzi di elettricità, gas e carbone trainati dai rincari della Co2. Secondo le stime elaborate da Energindustria, un consorzio promosso da Confindustria Vicenza, “per le imprese si profila un rincaro del 10% per l’elettricità e del 30% per il gas”, scrive il Sole 24 Ore. “E anche per le famiglie il conto potrebbe essere salato, a meno di una brusca inversione di tendenza sui mercati dell’energia all’ingrosso”. La volatilità, tuttavia, rischia di essere alta soprattutto sul mercato dei diritti per l’emissione di Co2: “Il prezzo è sceso di quasi il 20% la scorsa settimana, ma in questo modo ha solo cancellato il balzo che aveva fatto in un paio di sedute”. Rispetto a un anno fa, osserva il quotidiano, “il prezzo della Co2 è quasi quintuplicato superando i 25 euro per tonnellata”. Energindustria ha evidenziato, inoltre che “le quotazioni di questi giorni della componente energia all’ingrosso per l’anno 2019 valgono circa 68-70 euro per Megawattora, mentre nello stesso periodo dello scorso anno le quotazioni fisse per il 2018 si attestavano a circa 48 €/MWh, con un aumento del prezzo dell’energia di quasi il 45% in un anno”. Tutta colpa delle alte temperature anche nel Nord Europa che hanno portato a un aumento dei consumi unita a una riduzione della produzione idroelettrica e al freno alle centrali nucleari francesi per la scarsità di acqua necessaria al raffreddamento. “Tenuto conto del fatto che per un’azienda non energivora la componente energia pesa per il 30% circa sul totale in fattura, l’aumento dei costi della bolletta elettrica previsto per il prossimo anno potrebbe essere del 10-13% – ha rilevato il presidente del consorzio Carlo Brunetti al Sole 24 Ore – Non va meglio per quanto riguarda il gas naturale, perché le quotazioni di questi giorni per il prossimo inverno sono circa del 50% superiori rispetto a 12 mesi fa, cosa che comporta un impatto sui costi per le imprese che potrebbe arrivare a un +30-40% in bolletta”.

VOLATILITÀ DA RECORD PER I MERCATI CO2 DELLA UE

In effetti le quote di Co2 europee hanno avuto la settimana scorsa la sessione di cinque giorni più volatile che si sia mai tenuta. Il mercato è stato colpito da una serie di eventi che hanno persuaso gli speculatori ad abbandonare aziende importanti dopo aver visto triplicare i prezzi quest’anno. Anche se dopo aver raggiunto il massimo decennale di 25,79 euro le quote sono scese a 17,90 euro nel fine settimana. La volatilità estrema ha spinto il ministro polacco dell’energia Krzysztof Tchorzewski a chiedere all’Unione europea di intervenire sul mercato: “La situazione richiede di fare qualcosa. Dobbiamo chiedere alla Commissione europea di esaminare la questione”, ha dichiarato Tchorzewski all’agenzia di stampa statale polacca PAP. La Polonia dipende dal carbone per oltre il 90% della sua elettricità, per cui le sue società elettriche sono state particolarmente colpite dall’aumento dei prezzi delle quote di emissione. L’altalena delle quotazioni è dovuta all’intervento di “hedge funds e di aggressive operazioni di copertura dai rischi condotti da alcune grandi società, ma che trovano una giustificazione fondamentale nella riforma europea che dal 2019 imporrà il ritiro dalla circolazione del surplus di permessi che si era creato con la recessione e che manteneva i prezzi troppo bassi: una situazione che impediva al mercato di svolgere la sua funzione, che è quella di stimolare l’efficienza e l’impiego delle fonti energetiche più pulite”, scrive il Sole 24 Ore.

ANCHE IL GAS IN AUMENTO MENTRE LE RINNOVABILI DELUDONO LE ASPETTATIVE

L’obiettivo Ue sulla Co2 “rimane però sfuggente – osserva il quotidiano economico -. Anche il gas – meno inquinante del carbone e prezioso per la transizione verso un futuro a zero emissioni – è aumentato di prezzo nelle settimane scorse, a livelli mai visti nel periodo estivo: oltre 28 euro per Megawattora sui principali hub europei. Le rinnovabili intanto sono sì avvantaggiate dai costi record della CO2 e del carbone (anche questo salito ai massimi da 5 anni in Europa), ma fino a poco tempo fa hanno deluso le aspettative: nel Vecchio continente c’è stato molto sole l’estate scorsa, ma non altrettanto vento. E anche altre fonti sono state penalizzate”.

CO2EMISSIONI CO2 TORNATE A SALIRE, +1,4% NEL 2017 IEA, A CAUSA RIPRESA ECONOMICA, NONOSTANTE L’ACCORDO DI PARIGI

Come se non bastasse le emissioni di CO2 sono aumentate dell’1,4% nel 2017 (un aumento di 460 milioni di tonnellate), arrivando al record storico di 32,5 giga-tonnellate. L’aumento dell’anno scorso è arrivato dopo tre anni di emissioni stabili: è il risultato di una robusta crescita economica mondiale (+3,7%), bassi prezzi dei combustibili fossili e sforzi insufficienti verso l’efficienza energetica secondo quanto rivela il primo rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia (Aie). L’aumento delle emissioni di anidride carbonica, scrive l’Aie, “contrasta con la netta riduzione necessaria per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico”. La maggior parte delle grandi economie del pianeta ha visto un aumento delle emissioni, ma alcune hanno registrato dei cali. Fra queste, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, il Messico e il Giappone. Nell’Unione Europea le emissioni sono aumentate dell’1,5%, a causa di un aumento dell’uso di petrolio e gas, annullando alcuni dei progressi fatti negli ultimi anni. Il miglioramento dell’efficienza energetica nell’Unione nel 2017 è rallentato al +0,5%, contro il +1,3% del 2016.