USA: 2,7 MILIARDI PER RILANCIARE IL COMBUSTIBILE NUCLEARE DOMESTICO E DIRE ADDIO ALL’URANIO RUSSO
Gli Stati Uniti stanno investendo in modo massiccio per rilanciare la produzione nazionale di combustibile nucleare e liberarsi dalla dipendenza dall’uranio arricchito russo. Lo riferisce Bloomberg, che sottolinea come il Dipartimento dell’Energia ha annunciato l’assegnazione di 900 milioni di dollari ciascuno a tre aziende: Centrus Energy, la startup General Matter sostenuta da Peter Thiel e un’altra controllata della francese Orano, che prevede di costruire un impianto di arricchimento in Tennessee. Per Centrus i fondi serviranno a sviluppare combustibile per reattori di nuova generazione. Le azioni della società sono salite fino al 9,2% a New York dopo la notizia. L’iniziativa rientra nella spinta dell’amministrazione Trump a espandere l’industria nucleare americana, in un momento in cui la domanda di elettricità esplode per via dei data center necessari all’intelligenza artificiale, facendo aumentare i prezzi delle bollette e mettendo pressione sulla politica.
“Come dimostrano questi finanziamenti, l’amministrazione è impegnata a collaborare con l’industria e il Congresso per creare una filiera nazionale sicura di combustibile nucleare, capace di alimentare sia i reattori attuali sia quelli avanzati del futuro”, ha dichiarato il segretario all’Energia Chris Wright. Una volta leader mondiale nell’arricchimento dell’uranio, oggi gli Usa hanno un solo grande impianto commerciale, in New Mexico, gestito dal consorzio europeo Urenco. I fondi serviranno ad acquistare uranio a basso arricchimento per i reattori tradizionali e uranio ad alto arricchimento (HALEU) per i nuovi reattori modulari piccoli. Il denaro era stato stanziato dal Congresso nel 2024, ancora sotto l’amministrazione Biden, per ridurre la dipendenza dal combustibile russo più economico; nello stesso anno è entrato in vigore il divieto di importazioni da Mosca, con possibili deroghe fino al 2028. In parallelo, il Dipartimento dell’Energia ha assegnato altri 28 milioni a Global Laser Enrichment, una joint venture tra Silex Systems e Cameco, per proseguire lo sviluppo di tecnologie di arricchimento di nuova generazione.
ØRSTED FA CAUSA A TRUMP PER SALVARE IL PARCO EOLICO REVOLUTION WIND
Ørsted, il gigante danese dell’eolico offshore, ha intentato causa contro l’amministrazione Trump per fermare la sospensione dei lavori sul suo importante progetto Revolution Wind, al largo della costa nord-orientale degli Stati Uniti. Come spiega il Financial Times, dieci giorni fa, insieme al partner Skyborn Renewables, parte del gruppo BlackRock, ha depositato il ricorso presso la corte federale di Washington, sostenendo che l’ordine del governo è illegale e rischia di provocare danni irreparabili. Il giorno dopo le azioni Ørsted a Copenaghen hanno guadagnato oltre il 4%. La decisione arriva a sole tre settimane dal blocco generale imposto dall’amministrazione Trump a tutte le concessioni per i grandi parchi eolici offshore, motivato con ragioni di sicurezza nazionale.
Trump non ha mai nascosto la sua antipatia per le turbine eoliche e continua a privilegiare i combustibili fossili americani, mettendo in seria difficoltà un settore ancora dominato da aziende europee. Come spiega il quotidiano della City, Revolution Wind, un investimento da 1,5 miliardi di dollari al largo del Rhode Island, è già completato all’87%: su 65 turbine previste, 58 sono già montate. A dicembre il governo aveva imposto uno stop di 90 giorni a tutte le attività, dopo un precedente ordine di fermo che Ørsted era però riuscita a far revocare da un giudice. Non è la prima volta che l’azienda incontra ostacoli negli Usa; nel 2023 aveva dovuto abbandonare due grandi progetti per l’esplosione dei costi, un problema comune al settore. A ottobre ha raccolto 9 miliardi con un aumento di capitale, intimorita dagli attacchi di Trump a un concorrente; a novembre ha ceduto metà del parco eolico più grande del mondo ad Apollo per 6,5 miliardi. La Casa Bianca si difende: “Per anni gli americani hanno pagato miliardi in più per la fonte energetica meno affidabile. Abbiamo fermato i grandi progetti offshore perché la priorità è mettere l’America al primo posto e tutelare la sicurezza nazionale”, ha dichiarato il portavoce Taylor Rogers. È l’ennesima battaglia tra il governo statunitense e l’industria eolica europea, con Ørsted che cerca di salvare in tribunale un progetto chiave.

