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Ecco perché smantellare petrolio e gas nel Mare del Nord potrebbero costare più del previsto

Rystad Energy

Un rapporto esclusivo del quotidiano britannico The Independent evidenzia un raddoppio delle cifre previste dal governo.

I costi per smantellare tutte le infrastrutture petrolifere e del gas nel Mare del Nord potrebbero essere il doppio di quelle preventivate dal governo britannico. È quanto rivela un rapporto esclusivo del quotidiano britannico The Independent secondo il quale le generazioni future dovranno pagare una tassa di 3.000 sterline a persona (3.400 euro circa) per chiudere le infrastrutture esistenti.

SI PASSA DA 39 a 80 MILIARDI DI STERLINE

“L’analisi delle cifre attuali del governo suggerisce che l’obiettivo di 39 miliardi di sterline (44 miliardi di euro, ndr) per smantellare gli oleodotti e i pozzi della regione è una sottovalutazione significativa. Sarebbe invece oltre 80 miliardi di sterline (circa 90 miliardi di euro, ndr) la proiezione molto più realistica contenuta nel nuovo rapporto della Intergenerational Foundation. Il prezzo più alto consegnerà a ogni bambino nel Regno Unito una di 3.000 sterline se il governo permetterà alle aziende che perforano nel Mare del Nord di evitare i loro obblighi di decommissioning”. In tal senso il quotidiano evidenzia come il passaggio verso un’economia più sostenibile determini comunque “un costo duraturo” per petrolio e gas che i cittadini britannici “subiranno anche quando non ne riceveranno alcun beneficio”.

IL GOVERNO NON HA TENUTO DELLE DIFFICOLTÀ NELLO SMANTELLARE INFRASTRUTTURE NEL MARE DEL NORD

L’autorità di regolamentazione del settore petrolifero ha pubblicato nel 2017 le stime dei costi di smantellamento dei 250 impianti fissi, dei 3.000 oleodotti e dei 5.000 pozzi che costituiscono l’infrastruttura britannica per i combustibili fossili nel Mare del Nord. La cifra a cui sono giunti, rammenta il quotidiano “è stata di circa 60 miliardi di sterline, con un obiettivo di riduzione del 35 per cento” che fa arrivare il conto ai 39 miliardi di sterline che Andrew Simms e David Boyle hanno contestato nel loro rapporto, intitolato “Rigged: How the UK oil and gas industry is undermining future generations”. Secondo il loro parere l’analisi dei costi effettuata dall’Authority britannica e dai revisioni di KPMG non ha tenuto conto dei problemi in cui ci si potrebbe imbattere al momento del decommissioning finendo per far lievitare i costi: “È molto più comune vedere una spesa eccessiva per le stime iniziali dei costi per i megaprogetti in questo settore del 35% piuttosto che un risparmio – ha spiegato Simms -. Quindi pensiamo che le cifre siano state diffuse per farle sembrare più accettabili quando in realtà la probabilità è di un significativo aumento di spesa”.