La dipendenza dell’Unione Europea dalle importazioni di combustibili fossili la rende vulnerabile agli shock dei prezzi globali, e le misure serviranno ad attenuare l’impatto e al contempo promuovere l’adozione di tecnologie pulite
La Commissione Europea si appresta a proporre una riduzione delle tasse sull’energia e delle tariffe di rete elettrica, dopo che la guerra con l’Iran ha reso urgente un piano di sostegno alle industrie regionali in difficoltà.
Dall’inizio del conflitto, la spesa dell’UE per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 22 miliardi di euro, come ha dichiarato ieri la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in una conferenza stampa a Bruxelles. I prezzi dell’energia erano già balzati in cima all’agenda politica dell’Unione Europea a causa dei timori per il calo di competitività della regione rispetto a Cina e Stati Uniti.
IL NUOVO PIANO UE CONTRO L’AUMENTO DEI PREZZI DELL’ENERGIA
Come ricorda Bloomberg, il prossimo 22 aprile la Commissione UE dovrebbe adottare un documento programmatico che delinea le azioni per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dei combustibili su imprese e consumatori.
La dipendenza dell’Unione Europea dalle importazioni di combustibili fossili la rende vulnerabile agli shock dei prezzi globali, e le misure sono concepite per attenuare l’impatto e al contempo promuovere l’adozione di tecnologie pulite.
“Stiamo pagando un prezzo altissimo per la nostra eccessiva dipendenza dai combustibili fossili – ha affermato von der Leyen – e la triste realtà per il nostro continente è che l’energia da combustibili fossili resterà l’opzione più costosa negli anni a venire. L’Europa deve incrementare la produzione locale di energia rinnovabile e nucleare”.
GLI EFFETTI DELLA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ
L’effettiva chiusura dello Stretto di Hormuz durante la guerra ha acuito le preoccupazioni dell’UE riguardo ai prezzi dell’energia persistentemente elevati. Il TTF – il prezzo di riferimento del gas europeo – ieri è balzato dell’8,7%, portando i suoi guadagni al 48% rispetto ai livelli prebellici, dopo che il presidente Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti avrebbero attuato un blocco navale di Hormuz. Dall’inizio della guerra il Brent è aumentato del 41%.
Il piano della Commissione UE verrà presentato un giorno prima di una riunione informale dei leader europei, che all’inizio di quest’anno avevano chiesto a Bruxelles di elaborare delle misure per alleviare il peso dei prezzi dell’energia per le industrie e le famiglie.
La Commissione UE ha dei margini di manovra limitati, soprattutto perché la maggior parte dei Paesi membri sta perseguendo delle soluzioni nazionali adattate alle proprie esigenze politiche ed economiche. Piuttosto che introdurre dei cambiamenti drastici, gli strumenti a disposizione di Bruxelles mireranno a garantire un approccio coordinato che eviti di alimentare l’inflazione e i disavanzi di bilancio, assicurando al contempo che la regione continui a ridurre la propria dipendenza dai combustibili fossili.
I PAESI UE HANNO GIÀ SPESO 9 MILIARDI DI EURO PER CONTRASTARE I PREZZI DELL’ENERGIA
Secondo un rapporto dell’Istituto Jacques Delors, dall’inizio della guerra con l’Iran, 22 Paesi UE hanno introdotto oltre 120 misure non coordinate, per un costo superiore a 9 miliardi di euro, per attenuare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia.
Von der Leyen il mese scorso ha già segnalato che qualsiasi misura a breve termine deve essere temporanea e mirata, e che l’UE deve affrontare rapidamente le cause strutturali degli alti prezzi dell’energia, concentrandosi sull’elettricità.
La prossima settimana la Commissione proporrà delle misure per migliorare la produttività delle infrastrutture di rete e ridurre le tariffe di rete, con una proposta legislativa prevista per maggio. Verranno inoltre presentate delle misure per ridurre la tassazione sull’elettricità, eliminando alcune imposte e garantendo che l’energia elettrica sia tassata in modo più favorevole rispetto ai combustibili fossili.
BRUXELLES NON REINTRODURRÀ UN PRICE CAP SUL GAS
Le raccomandazioni sul risparmio energetico e sul sostegno alle tecnologie pulite contenute nel documento della prossima settimana si baseranno su un piano proposto dall’esecutivo UE nel 2022, quando un taglio delle forniture russe fece raggiungere ai prezzi del gas livelli record. Secondo alcune fonti, la Commissione UE non proporrà degli obiettivi di riduzione della domanda simili a quelli discussi quattro anni fa.
Secondo quanto riferito da alcune fonti – che hanno chiesto di restare anonime in quanto si tratta di colloqui interni – non è previsto nemmeno un tetto massimo al prezzo del gas. Durante la crisi del 2022 l’Unione Europea aveva introdotto un price cap di 180 €/MWh sui prezzi di riferimento, che però non è mai stato attivato.
LE NUOVE MISURE ENERGETICHE DELLA COMMISSIONE UE
Le azioni che la Commissione sta pianificando includono:
– il continuo coordinamento del riempimento degli stoccaggi di gas per evitare la concorrenza tra gli Stati membri;
– lo scambio di informazioni sulle “migliori pratiche” in materia di regimi di sostegno al reddito;
– l’adozione, entro questo mese, di un nuovo quadro temporaneo per gli aiuti di Stato;
– misure di efficienza energetica, come la ristrutturazione degli edifici o il rinnovo delle attrezzature negli impianti industriali;
– una strategia per incentivare l’elettrificazione dell’economia prima dell’estate, che include un nuovo obiettivo “ambizioso”.
Il documento programmatico della prossima settimana potrebbe includere anche alcune linee guida sulle tasse sugli extraprofitti ma, secondo le fonti, non dovrebbe raccomandarle come strumento a livello europeo, a causa delle divergenze di opinione tra gli Stati membri.
La scorsa settimana i ministri delle Finanze di cinque Paesi UE, tra cui Germania, Italia e Spagna, hanno chiesto all’Unione Europea di tassare gli extraprofitti che le compagnie energetiche stanno realizzando a seguito della guerra.


