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Milleproroghe, arriva il commissario per il Gse. Ma è polemica

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Tutto nasce dal braccio di ferro dei mesi scorsi tra il presidente del Gse Francesco Vetrò e l’amministratore delegato Roberto Moneta

A sorpresa, nel Milleproroghe approvato in Consiglio dei ministri dopo una maratona di quasi 7 ore, è arrivato il commissariamento del Gse, società pubblica interamente partecipata dal Mef, e che ha tra i suoi compiti principali quello di gestire i 14 miliardi di incentivi alle rinnovabili. Una decisione nell’aria da tempo, come aveva riportato anche Energiaoltre.it.

IL COMMISSARIAMENTO

gseAnche se approvato “salvo intese”, il decreto Milleproroghe, all’articolo 44 recita testualmente: “Entro 15 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto – si legge nella versione attuale del provvedimento che, proprio perché licenziato con la versione “salvo intese”, potrebbe registrare modifiche prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale e dell’invio alle Camere per la conversione – , con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri è nominato, su proposta del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro dell’economia e delle finanze, un commissario per la società GSE S.p.A., il quale dura in carica fino all’approvazione del bilancio dell’esercizio 2020. Il consiglio di amministrazione del GSE in carica alla data di entrata in vigore della presente disposizione (e quindi dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale del Milleproroghe, ndr) decade alla data di nomina del Commissario, senza l’applicazione dell’articolo 2383, terzo comma, codice civile”.

I POTERI DEL COMMISSARIO

“Al Commissario – sottolinea ancora la norma – spettano tutti i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione della società. Per lo svolgimento della sua attività è corrisposto un compenso annuo onnicomprensivo pari a quello previsto per la carica di amministratore delegato della fascia di appartenenza come disciplinato per le società controllate dal Ministero dell’economia e delle finanze ai sensi del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 24 dicembre 2013, n.166”.

PERCHÉ IL COMMISSARIAMENTO

Tutto nasce dal braccio di ferro dei mesi scorsi tra il presidente Francesco Vetrò e l’amministratore delegato Roberto Moneta. A settembre Vetrò aveva convocato un consiglio di amministrazione della società con all’ordine del giorno la revoca delle deleghe a Moneta, “culmine” di una guerra sotto traccia all’interno della società scoppiata dopo il caso della nomina giudicata illegittima della Corte dei conti di alcuni dirigenti messi al vertice della macchina del Gse.

DUBBI SULLA LEGITTIMITÀ DEL PROVVEDIMENTO

Il provvedimento ha subito sollevato dubbi. Giulio Centemero, capogruppo della Lega in Commissione Finanze, ha parlato di “barbarie giuridica”, di “colpo di mano che travalica anche il buon senso”, un “vero e proprio schiaffo ai più elementari principi di diritto: uno spoils sistem mascherato, che denuncia ancora una volta la smania di questo governo di mettere le mani su quante più poltrone possibile.
Confido – ha proseguito Centemero – che il Presidente Mattarella intervenga quanto prima per stralciare la norma dal testo del decreto (allo stato approvato salvo intese), a tutela dei principi da sempre ribaditi dalla Corte Costituzionale in materia di autonomia delle società pubbliche e di separazione tra politica e amministrazione”. Il senatore della Lega Paolo Arrigoni, componente della commissione Ambiente a Palazzo Madama e coordinatore Energia del partito, ha parlato di “precedente pericoloso. L’aspetto più assurdo ed inaccettabile è dato dal fatto che la norma che sentenzia con arroganza la fine anticipata di un Consiglio di Amministrazione sia inserita nel proroga termini. Evidentemente, a questo governo, fa gola mettere le mani sulla società che opera nel settore energetico”.