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Arctic Metagaz Mediterraneo

Nave russa Arctic Metagaz alla deriva: Meloni riunisce i ministri a Palazzo Chigi per coordinare il supporto

Palazzo Chigi monitora il relitto della flotta ombra russa dopo l’attacco subito tra Libia e Malta; Roma offre supporto tecnico a La Valletta per evitare una catastrofe ecologica senza precedenti.

Una colossale unità navale russa, carica di idrocarburi e priva di equipaggio, sta vagando nel cuore del Mar Mediterraneo, innescando una mobilitazione diplomatica e militare ai massimi livelli. La Arctic Metagaz, una nave LNG lunga 277 metri pesantemente danneggiata da esplosioni avvenute tra il 3 e il 4 marzo scorsi, si trova attualmente in acque internazionali, spinta dalle correnti lontano dalle coste italiane di Linosa in direzione est, verso Malta. L’imbarcazione trasporta un carico potenzialmente devastante composto da 900 tonnellate di gasolio e, soprattutto, 60mila tonnellate di gas naturale liquefatto stoccate in due grandi serbatoi. Sebbene al momento non si registrino sversamenti o rischi immediati di inquinamento, la precarietà del relitto ha spinto le autorità a dichiarare lo stato di massima allerta per la protezione dell’ecosistema marino.

La notizia della gestione della crisi è stata resa nota ufficialmente attraverso un comunicato di Palazzo Chigi, a seguito di un vertice interministeriale d’urgenza. Ulteriori dettagli tecnici sulla natura dell’incidente e sullo stato del carico sono stati confermati da fonti governative italiane interpellate dall’agenzia Reuters e dalle rilevazioni dei sistemi di monitoraggio navale.

VERTICE D’EMERGENZA A PALAZZO CHIGI SULLA SICUREZZA MARITTIMA

La gravità della situazione ha richiesto l’intervento diretto della Presidenza del Consiglio. Giorgia Meloni ha presieduto a Palazzo Chigi una riunione tecnica di alto profilo per coordinare le prossime mosse. Al tavolo hanno partecipato i vertici dell’esecutivo: il ministro degli Affari esteri Antonio Tajani, il titolare della Difesa Guido Crosetto, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, e Nello Musumeci, ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare. Insieme a loro, erano presenti il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e il capo del Dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano.

Durante l’incontro è stato analizzato il posizionamento della metaniera russa, che in queste ore è entrata nella zona di ricerca e soccorso (SAR) di competenza maltese. Il Governo italiano ha già assicurato a La Valletta la piena condivisione dei dati di monitoraggio e ha confermato la propria disponibilità a fornire supporto operativo non appena le autorità maltesi, con cui i contatti sono costanti, definiranno le modalità di intervento.

IL CARICO DI IDROCARBURI E IL PERICOLO DI UNA CATASTROFE ECOLOGICA

L’attenzione degli esperti di sostenibilità e ambiente è concentrata sulla tenuta strutturale della nave. A bordo del gigante d’acciaio restano intrappolati volumi enormi di combustibile fossile: circa 900 tonnellate di gasolio e la massiccia quota di 60mila tonnellate di gas liquefatto. Fonti citate da Reuters hanno tuttavia sottolineato che non è ancora stato possibile stabilire con assoluta certezza le quantità esatte rimaste nei serbatoi dopo le esplosioni avvenute a sud di Malta.

Il rischio ambientale è considerato di proporzioni bibliche: una rottura dei serbatoi potrebbe sprigionare nubi criogeniche in grado di asfissiare istantaneamente la fauna marina, innescare incendi indomabili e causare un inquinamento irreversibile dell’acqua e dell’atmosfera. Per questa ragione, il Governo maltese ha imposto una distanza di sicurezza invalicabile di almeno cinque miglia nautiche per tutte le navi in transito nell’area.

LA NAVE FANTASMA NELLA MORSA DELLE TENSIONI GEOPOLITICHE

Il caso della Arctic Metagaz non è solo un’emergenza ecologica, ma anche un complesso intrigo internazionale. La nave cisterna compare nelle liste nere di Stati Uniti ed Unione Europea, identificata come parte della cosiddetta “flotta ombra” che Mosca utilizza per esportare energia aggirando le sanzioni del G7. La sua proprietà è definita opaca e le coperture assicurative risultano del tutto incerte, rendendo ancora più difficile la pianificazione del recupero.

Sul piano politico, la Russia ha alzato i toni definendo l’incidente come un “attacco terroristico” orchestrato dall’Ucraina. I 30 membri dell’equipaggio originariamente a bordo sono stati evacuati in sicurezza subito dopo le esplosioni, lasciando il relitto al proprio destino tra le onde. In questo scenario, salire a bordo per tentare di stabilizzare il mezzo appare al momento un’operazione quasi impossibile per motivi di sicurezza e stabilità strutturale.

IL MONITORAGGIO DELLA MARINA MILITARE E LA ROTTA VERSO MALTA

Nonostante la nave si stia allontanando dalle Pelagie, la Marina Militare italiana mantiene un presidio costante nelle vicinanze. Un rimorchiatore e mezzi specializzati nella lotta all’inquinamento sono pronti a intervenire nel braccio di mare tra le isole italiane e Malta in caso di degenerazione improvvisa della situazione. Filippo Mannino, sindaco di Lampedusa e Linosa, ha espresso parole di cauto sollievo: “La situazione è governata dalle autorità italiane, in questo momento mi sento rassicurato. La nave attualmente si trova a circa 30 miglia ad est da Linosa e, a causa del vento, tende a scarrocciare verso Malta”.

Precedentemente l’unità era stata localizzata a 26 miglia a ovest di Linosa con una deriva verso nord, a conferma di quanto la traiettoria del relitto sia soggetta alla mutevolezza delle correnti e delle condizioni meteomarine. La sorveglianza prosegue senza sosta, in attesa che si aprano finestre operative sicure per la messa in sicurezza definitiva del colosso fantasma.

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