Scenari

Nella corsa al gas europeo Mosca ha un asso nella manica

Battezzata “Opzione nucleare” difficilmente verrà utilizzata: si rischia infatti di minare la reputazione di Gazprom come fornitore affidabile.

La concorrenza sul mercato europeo del gas si sta surriscaldando in questo 2019 e secondo gli esperti due importanti sviluppi interconnessi ma separati tra loro, stanno avendo un impatto sostanziale sulle importazioni di energia in Europa. Da un lato, la rivoluzione dello shale statunitense che sta producendo enormi quantità di gas naturale, che viene raffreddato, trasformato in Gnl e spedito all’estero. D’altra parte, Gazprom, fornitore di lunga data dell’Europa, che sta lavorando su Nord Stream 2 e Turk Stream per mantenere la sua quota di mercato sul Vecchio Continente.

IL GNL PRINCIPALE CAMPO DI BATTAGLIA PER IL CONSUMATORE EUROPEO

Gli Stati Uniti si sono trasformati a stretto giro in importanti esportatori di gas e questo ha aumentato le frizioni con Gazprom. Per lungo tempo, complice anche l’impossibilità di export Usa per legge, la mancanza di infrastrutture e anche i prezzi più elevati, i russi non hanno avuto conseguenze dal boom americano. Ma recentemente Sergei Komlev, responsabile della strutturazione dei contratti e della formazione dei prezzi per Gazprom Export, ha recentemente riconosciuto la nuova situazione nella rivista Gazprom: “È ovvio che il Gnl sarà il principale rivale nella battaglia per il consumatore europeo”. Per questo la costruzione di entrambi i gasdotti è di fondamentale importanza per il gigante russo dell’energia.

IL PROBLEMA DEL GAS MANCANTE

Nonostante l’aumento della concorrenza, Gazprom continua a fare buoni affari in Europa. Il gigante dell’energia è riuscito ad esportare 202 miliardi di metri cubi nel 2018 e ha raddoppiato i suoi profitti nonostante gli sforzi europei per ridurre la dipendenza dalla Russia. Gli analisti prevedono che la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di gas naturale aumenterà ulteriormente a causa dell’esaurimento dei giacimenti di gas nazionali. Fino al 2025 si creerà un “gap” di circa 100 miliardi di metri cubi che dovrà essere per forza importato dall’estero. Esistono due opzioni per soddisfare la domanda supplementare sulla base delle infrastrutture esistenti o “in costruzione”: Gnl o forniture supplementari dalla Russia.

LE MOTIVAZIONI DI NORD STREAM 2 E TURKISH STREAM

Secondo la maggior parte degli analisti, la motivazione di Gazprom nel costruire Nord Stream 2 e Turkish Stream è più politica che economica e guidata del desiderio di Mosca di aggirare l’Ucraina e punirla per la sua posizione filoeuropea. Tuttavia, resta il fatto che Gazprom dipende ancora in gran parte dalle infrastrutture ucraine per la maggior parte delle sue vendite di gas ai clienti europei. È quindi nell’interesse di Kiev mantenere il suo status di paese di transito che le fornisce un valore strategico significativo e genera 3 miliardi di dollari in tasse annuali di transito per le casse dello Stato.

LA STRATEGIA EUROPEA PER IL GAS DI MOSCA Nord Stream Russia

Gazprom ha un contratto di transito del gas con l’Ucraina Naftogaz fino al 1° gennaio 2020. Per esercitare la massima pressione su Kiev, Mosca intende completare sia Nord Stream 2 sia Turkish Stream entro la fine del 2019. Privare l’Ucraina del suo valore strategico e dei proventi dei diritti di transito eroderebbe seriamente la sua posizione negoziale nei confronti di Gazprom per l’importazione di gas russo e, molto probabilmente, farebbe precipitare il paese in recessione. Tuttavia, la Danimarca ha ritardato il rilascio delle autorizzazioni per il Nord Stream 2, e ciò potrebbe ritardare il completamento del gasdotto. Nord Stream AG, la società responsabile delle attività di costruzione, ha riferito all’agenzia di stampa Interfax che il progetto sta subendo ritardi e entrerà in funzione nel
2020 invece che alla fine del 2019.

L’OPZIONE NUCLEARE DEL CREMLINO

Per questo Gazprom potrebbe prepararsi a quella che alcuni analisti hanno battezzato come l’“opzione nucleare” che però potrebbe danneggiare seriamente la posizione della Russia come il più importante fornitore di energia in Europa. L’intenzione – riferisce Forbes – è quella di esercitare la massima pressione sull’Ucraina e di eliminarla definitivamente dall’attività di fornitura del gas. Per raggiungere il suo obiettivo, Gazprom ha riempito di depositi tutta Europa, e preso in locazione ulteriori siti. In questo modo, il gigante dell’energia sarebbe in grado di soddisfare le consegne contrattuali minime ai clienti europei bypassando il sistema di gasdotti dell’Ucraina.

UNA DECISIONE DIFFICILE DA PRENDERE

L’annullamento delle consegne attraverso l’infrastruttura di Naftogaz aumenterebbe drasticamente i prezzi del gas sul continente a causa della scarsità di combustibile, spingendo molto probabilmente l’Ucraina in recessione. In una tale situazione, Kiev non sarebbe in grado di acquistare gas dai suoi vicini europei attraverso flussi invertiti che porterebbero a un disastroso primo anno di mandato del nuovo presidente ucraino Zelensky. Che potrebbe quindi cedere e aderire alle richieste del Cremlino. Nonostante questa possibilità, rimane però improbabile secondo gli analisti che la Russia scelga questa opzione, perché danneggerebbe significativamente anche la sua reputazione di fornitore affidabile.