Un’inchiesta dello Spiegel svela presunti incontri tra intelligence USA e specialisti ucraini. Berlino prosegue le indagini mentre gli alleati europei archiviano. Un’operazione pianificata nei dettagli, eseguita nel cuore del Mar Baltico e ora al centro di nuove rivelazioni internazionali. A quasi quattro anni dalle esplosioni che nel settembre 2022 hanno messo fuori uso i gasdotti Nord Stream, emergono nuovi elementi che potrebbero ridefinire il perimetro delle responsabilità: secondo un’inchiesta giornalistica del settimanale Der Spiegel, esponenti dell’intelligence statunitense avrebbero discusso già nella primavera di quell’anno, a Kiev, i piani di sabotaggio con specialisti ucraini, mostrando inizialmente un atteggiamento favorevole.
RICOSTRUZIONE DELL’OPERAZIONE NEL MAR BALTICO
Sul piano investigativo, le autorità tedesche ritengono di aver chiarito la dinamica dell’attacco alle infrastrutture energetiche sottomarine che collegavano la Russia alla Germania attraverso il Baltico. Il presunto coordinatore dell’azione, Serhi Kuznetsov, ufficiale di un reparto speciale delle forze armate ucraine, si trova in custodia cautelare in Germania dallo scorso anno.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, all’inizio di settembre 2022 l’ufficiale avrebbe raggiunto il territorio tedesco transitando dalla Polonia. Sull’isola di Rügen, nel porto di Wiek, si sarebbe imbarcato su uno yacht preso a noleggio, l’Andromeda, insieme a un equipaggio composto da un comandante, un tecnico esperto in esplosivi e quattro sommozzatori. Il gruppo avrebbe quindi navigato verso l’area prossima all’isola danese di Bornholm, dove sarebbero stati collocati quattro dispositivi esplosivi dotati di inneschi temporizzati lungo le condotte del gasdotto. Il 23 settembre Kuznetsov avrebbe fatto rientro in Ucraina; tre giorni più tardi, una serie di detonazioni sottomarine ha compromesso definitivamente le infrastrutture.
Restano tuttavia aperti due interrogativi centrali: chi ha impartito l’ordine e quali attori fossero a conoscenza del piano prima della sua esecuzione.
IL RUOLO DELL’INTELLIGENCE E LE IPOTESI SUL COINVOLGIMENTO USA
Un primo pronunciamento giudiziario in Germania è arrivato nel dicembre scorso, quando la Corte federale di cassazione (Bundesgerichtshof) ha esaminato un ricorso contro la detenzione dell’indagato. Nella decisione, i giudici hanno ritenuto altamente probabile che l’operazione sia stata condotta su mandato di uno Stato estero, indicando così una responsabilità riconducibile all’Ucraina.
Parallelamente, nuove indiscrezioni pubblicate da Der Spiegel sostengono che la Central Intelligence Agency (CIA) fosse informata dei progetti già mesi prima delle esplosioni. In base a tali ricostruzioni, nella primavera del 2022 si sarebbero svolti a Kiev incontri tra funzionari statunitensi e tecnici ucraini per discutere l’ipotesi di colpire i gasdotti. Durante queste riunioni sarebbero stati affrontati anche aspetti operativi e tecnici, con un atteggiamento inizialmente aperto da parte americana. Solo in una fase successiva, sempre secondo l’inchiesta, Washington avrebbe invitato a non procedere. La CIA ha smentito formalmente tali ricostruzioni.
Le nuove rivelazioni si inseriscono nella scia già delineata da precedenti articoli del Washington Post e del Wall Street Journal, che avevano riferito di informazioni ricevute dall’intelligence statunitense nell’estate del 2022 circa possibili preparativi di sabotaggio.
IMPLICAZIONI POLITICHE E GIURISDIZIONE TEDESCA
A Berlino, le reazioni restano improntate alla cautela. Il governo non ha attribuito ufficialmente responsabilità definitive, mentre esponenti politici chiedono di fare piena luce sulle eventuali conoscenze pregresse di partner internazionali. La competenza giurisdizionale tedesca è stata ribadita dalla stessa Corte federale di cassazione: pur essendo avvenute in acque non tedesche, le esplosioni hanno avuto conseguenze dirette sul territorio nazionale, in particolare sul punto di approdo di Lubmin, in Meclemburgo-Pomerania Anteriore.
Il dossier è particolarmente sensibile anche per il contesto geopolitico. La Germania rappresenta uno dei principali fornitori di equipaggiamenti militari a Kiev; un’eventuale attribuzione giuridicamente certa di responsabilità statali potrebbe incidere sul dibattito interno relativo al sostegno all’Ucraina. Sul piano europeo, inoltre, l’interesse investigativo si è progressivamente affievolito: Svezia e Danimarca hanno chiuso le proprie indagini, mentre in Polonia – a differenza di quanto avvenuto in Italia – non è stata concessa l’estradizione di un altro sospettato. Il quadro resta dunque complesso e ancora in parte irrisolto. E rischia di essere seppellito sotto la coperta degli Arcana Imperii.

