Energie del futuro

Pronto il piano di decommissioning nucleare giapponese

nucleare Francia

Tokyo però non rinuncerà all’atomo. Ma almeno all’estero è in corso un’offensiva di Russia e Cina che stanno conquistando importanti fette di mercato

Il decommissioning nucleare dei 79 impianti giapponesi? Costerà 1,9 trilioni di Yen, circa 17,12 miliardi di dollari nell’arco di circa 70 anni. È la stima formulata dall’Agenzia giapponese per l’Energia atomica (JAEA) non includendo i costi relativi alla manutenzione delle infrastrutture dismesse e allo stoccaggio dell’uranio e del plutonio contenuto nei reattori.

OLTRE LA METÀ DELLE 79 STRUTTURE NUCLEARE VERRÀ CHIUSA NEI PROSSIMI 10 ANNI

nucleareGran parte del bilancio dell’agenzia nipponica per l’energia atomica è sostenuta dallo Stato, e dunque gran parte dei costi andranno a carico dei contribuenti, sottolinea Japan Today. L’agenzia programma di dismettere 79 dei suoi reattori su un totale di 89, inclusi reattori destinati alla ricerca scientifica e siti di collaudo, nell’arco dei prossimi 70 anni, per via della progressiva obsolescenza e dei costi proibitivi connessi ai nuovi standard di sicurezza introdotti dopo il disastro di Fukushima, nel 2011. La JAEA prevede tuttavia di chiudere più della metà delle 79 strutture nei prossimi 10 anni, proprio per via dell’aumento dei costi di gestione in base a norme di sicurezza più severe introdotte dopo la crisi nucleare di Fukushima del 2011.

PRONTI NUOVI REATTORI DOPO IL FALLIMENTO DEL PROTOTIPO MONJU

Tra i costi stimati, la spesa per la chiusura del primo impianto di ritrattamento del combustibile esaurito nel villaggio di Tokai, nella prefettura di Ibaraki, a nord-est di Tokyo, rappresenta la parte più rilevante con 770 miliardi di yen. Costerà 150 miliardi di yen invece smantellare il problematico prototipo del reattore nucleare di Monju. All’inizio di dicembre l’esecutivo nipponico ha fatto il primo accenno al progetto di un nuovo reattore autofertilizzante che dovrebbe sostituire il fallimentare prototipo di Monju dopo essere costato ai contribuenti giapponesi circa 8,8 miliardi di dollari. Per quanto riguarda le scorie nucleari, l’agenzia ha dichiarato che sono stati prodotti circa 100 kilolitri di scorie radioattive ad alta attività e fino a 114.000 kl di scorie a bassa attività, ma non ha ancora deciso i luoghi di smaltimento.

L’INDUSTRIA NUCLEARE NIPPONICA PRONTA A NUOVI PROTOTIPI

Malgrado l’incidente di Fukushima il ministero dell’Industria è comunque deciso a riavviare le operazioni di un nuovo prototipo entro la metà del secolo, nonostante la persistente preoccupazione per la sicurezza della produzione di energia atomica. Non sono ancora chiari, tuttavia, i dettagli su quale sarà l’esatta tipologia del nuovo reattore. Un gruppo di esperti guidato dal ministro dell’Industria, Hiroshige Seko, dovrebbe dare il via libera alla prima programmazione del progetto entro la fine dell’anno. SI tratterà del secondo tentativo di Tokyo di conseguire la capacità di riciclo autonomo del combustibile nucleare dopo il tentativo del progetto Monju.

STOP AD ACCORDI CON FRANCIA E EXPORT IN REGNO UNITO E TURCHIA

È insomma in atto una sostanziale riorganizzazione del settore nucleare nipponico. A cominciare dalla fine degli accordi con la Francia per lo sviluppo del reattore sperimentale Advanced Sodium Technological Reactor for Industrial Development (Astrid) da 600MW raffreddato al sodio in fase di sviluppo nel territorio francese. Ma anche all’estero le cose non vanno meglio specialmente nel Regno Unito e in Turchia dove le industrie giapponesi dell’atomo hanno deciso di ritirarsi dai progetti a causa dei costi troppo elevati, lasciando di fatto campo libero alla imprese statali russe e cinesi. I media giapponesi hanno riferito questo mese che la Mitsubishi Heavy Industries (MHI) è destinata a smantellare il progetto nucleare Sinop in Turchia, poiché le stime dei costi sono quasi raddoppiate, arrivando a circa 5 trilioni di yen (44 miliardi di dollari). La settimana scorsa, alcune indiscrezioni su Hitachi hanno segnalato che l’azienda starebbe considerando l’opportunità di abbandonare il progetto Horizon da 3 trilioni di yen in Gran Bretagna, mentre Toshiba ha liquidato il suo progetto britannico quest’anno.

MERCATO GLOBALE DESTINATO A RUSSI E CINESI

Il mercato nucleare globale è destinato virtualmente a entrare nelle mani della russa Rosatom e di due costruttori di reattori cinesi. Altre due società nucleari occidentali di proprietà privata – Westinghouse e Framatome – sono state ristrutturate in seguito a perdite di bilancio e al momento non hanno nuove commesse estere. La Cina ha un piede nella porta in Gran Bretagna, dove la CGN di proprietà statale cofinanzia il progetto Hinkley Point di EDF e ha un accordo per costruire un proprio reattore, che sarebbe il primo reattore cinese costruito al di fuori dell’Asia. Infine Russia e Cina hanno in corso diversi accordi in Sud America.