Eni è il primo investitore di Cfs, società spin-off del Mit di Boston, che promette il miracolo nucleare (reattore Arc) già nel 2030. Inizia la corsa dei privati nel settore, anche per “colpa” dell’Intelligenza artificiale
La fusione è a un punto di svolta. Con governi che stanno investendo somme ingenti. Gli Usa non sono ancora pronti mentre Pechino sta investendo massicciamente nella fusione.
FUSIONE IN UNA NUOVA FASE
I capitali privati e gli enormi progressi della ricerca segnalano che il nucleare è “entrato in una nuova fase decisiva” come ha scritto l’Agenzia internazionale dell’energia. Una corsa che si giocherà sui sussidi pubblici con il nuovo nucleare che diventerà un concorrente dei fossili, ma pure del vecchio nucleare. Quel che cambia ora nella prospettiva della fusione è l’avanzamento della ricerca sui superconduttori, cioè su materiali in grado di domare il “fluido infernale”.
FINANZIAMENTI IN CRESCITA
Come riporta Il Fatto Quotidiano, già quattro anni fa era evidente l’aumento degli investimenti privati nel settore: dal nulla a ben 3 miliardi di dollari raccolti in un triennio. Da allora i finanziamento sono cresciuti e hanno attirato altri 7 miliardi. Le imprese del settore in un decennio sono passate da una dozzina a circa 50. Anche Donald Trump con la sua Trump Media & Technologies Group ha appena avviato una fusione da 6 miliardi con TAE Technologies. Azienda che punta a creare a breve un prototipo di reattore da fusione.
CFS: NEL 2027 ACCENDERÀ IL PROTOTIPO
La settimana scorsa Commonwealth Fusion Systems (Cfs), società spin-off del Mit di Boston, di cui Eni è il principale investitore, ha annunciato che nel 2027 accenderà il suo prototipo Sparc a Devens in Massachusetts (i lavori sono al 70%). Con Nvidia e Siemens costruirà un gemello digitale di Sparc che con modelli di intelligenza artificiale, gestione dati e progettazione, accelererà la produzione commerciale. L’annuncia prevede che già nel 2030 si potrà avere il reattore Arc: un impianto da 400 Megawatt che sarà in grado di immettere energia da fusione in rete. Diversi scienziati ritengono, però, che la tempistica sia troppo stretta e che questi progetti privati servano a raccogliere soldi. Il co-fondatore e Ceo, Bob Mumgaard è andato a battere cassa su Fox News: “La fusione è a un punto di svolta. Abbiamo governi stranieri che stanno investendo somme ingenti, ma il governo degli StatiUniti, un tempo sostenitore della fusione, oggi non è strutturato per sfruttare il momento”.
I PROBLEMI
Esistono ancora dei problemi ingegneristici da risolvere, ma la direzione è tracciata. L’Ia e la sua fame di energia è uno dei motivi della corsa anche dei privati alla fusione che chiedono anche investimenti pubblici nel settore e la prima “vittima”di questa campagna di lobbying , se avesse successo, potrebbe essere proprio il vecchio nucleare, che vive di investimenti pubblici.

