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energia nucleare sostenibile

Nucleare, l’industria preme per il ritorno: “Può generare 120mila posti e 46 miliardi di euro”

Al Senato le audizioni sul ddl delega: Confindustria e centri di ricerca puntano sull’indipendenza energetica, ma gli esperti avvertono sulla mancanza di reattori già disponibili.

L’Italia accelera il passo nel definire l’architettura normativa per il reinserimento dell’atomo nel mix energetico nazionale. Durante le audizioni svoltasi presso la Commissione Ambiente del Senato sul disegno di legge, che delega il Governo in materia di energia nucleare sostenibile, i principali attori industriali, regolatori e scientifici hanno tracciato la rotta per un comparto che promette ricadute economiche imponenti.

Il messaggio centrale è chiaro: il nucleare di nuova generazione non è visto solo come uno strumento di decarbonizzazione coerente con gli obiettivi europei al 2050, ma come una leva di politica industriale in grado di garantire indipendenza energetica e stabilità dei costi per i consumatori finali.

CONFINDUSTRIA: UN VOLANO ECONOMICO DA 50 MILIARDI L’ANNO

Il vicepresidente di Confindustria per l’Energia, Aurelio Regina, ha presentato una visione ambiziosa basata su uno studio realizzato in collaborazione con Enea. “Il ritorno all’energia nucleare è vitale e rappresenta una scelta non più rinviabile per un Paese manifatturiero a forte intensità energetica”, ha dichiarato Regina. Secondo le stime fornite, l’installazione di 15-20 Small Modular Reactors (SMR) tra il 2035 e il 2050 potrebbe attivare un mercato di oltre 46 miliardi di euro, creando 120.000 nuovi posti di lavoro.

Regina ha inoltre evidenziato come un mix energetico low-carbon ridurrebbe i costi di sistema per circa 17 miliardi di euro, portando un impatto economico positivo netto per il sistema Paese superiore ai 50 miliardi annui. Per rendere bancabili questi progetti innovativi, Confindustria suggerisce di adottare lo stesso modello di sostegno già utilizzato per le rinnovabili mature.

ENEA E INFN: PIANIFICAZIONE E SUPPORTO TECNICO-SCIENTIFICO

Francesca Mariotti, presidente dell’Enea, ha espresso un giudizio favorevole sull’impianto del ddl, definendolo un intervento di elevato livello sistemico. Mariotti ha auspicato un rafforzamento dell’Agenzia come organismo tecnico di supporto all’Autorità di sicurezza nazionale, sottolineando la necessità di una pianificazione strategica di lungo periodo che valorizzi le tecnologie modulari.

Parallelamente, il Presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Antonio Zoccoli, ha rimarcato l’importanza di valorizzare le infrastrutture già presenti nelle università e nei centri di ricerca. “Occorre un programma di ricerca e sviluppo chiaro che coinvolga enti, università e aziende, semplificando al contempo le regolamentazioni per la costruzione di reattori sia a fissione che a fusione”, ha aggiunto Zoccoli.

LA SFIDA DELLA FORMAZIONE E DELLA FILIERA INDUSTRIALE

Un nodo cruciale per il successo del programma è la carenza di personale qualificato. Ezio Previtali, direttore dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, ha segnalato la necessità di potenziare la formazione, non solo a livello accademico ma soprattutto tecnico. Su questo punto è intervenuto Massimiliano Tacconelli di Confimi Industria, avvertendo che “non esiste un programma di successo senza una filiera forte”. Tacconelli ha chiesto strumenti espliciti per sostenere le imprese che dovranno affrontare investimenti pesanti e ha sollecitato il coinvolgimento dell’industria nella definizione degli standard professionali per formare saldatori, carpentieri e tecnici specializzati già a partire dagli istituti secondari.

ARERA: REGOLAZIONE NEUTRA E PARITÀ DI TRATTAMENTO

Sul fronte della regolazione, Francesca Salvemini del Collegio di Arera ha chiarito il ruolo dell’Autorità in questa fase di transizione. “Al momento siamo in panchina”, ha spiegato Salvemini, precisando che Arera inizierà a regolare il settore solo quando il nucleare entrerà effettivamente nel mix produttivo. L’Autorità si occuperà degli aspetti economici e dell’accesso alle reti, garantendo la parità di trattamento tra le diverse fonti energetiche in conformità con i principi europei. Salvemini ha comunque confermato la disponibilità di Arera a collaborare come organismo tecnico-scientifico alla definizione del programma nucleare nazionale.

RICERCA SULLA FUSIONE E DECOMMISSIONING

Il Cnr, attraverso la direttrice Olga De Pascale, ha ricordato l’impegno storico dell’ente nella ricerca sulla fusione termonucleare controllata, che oggi coinvolge oltre 200 unità di personale. De Pascale ha evidenziato il passaggio verso un modello di partnership pubblico-privata per accelerare i tempi di realizzazione dei grandi progetti internazionali.

Anche Sogin, con l’amministratore delegato Gian Luca Artizzu, ha sostenuto la completezza del ddl, notando come le competenze maturate nel decommissioning — ovvero la messa in sicurezza e lo smaltimento dei rifiuti nucleari — siano fondamentali e riutilizzabili per gestire il funzionamento delle future centrali.

LE CRITICITÀ: DEFINIZIONI E MATURITÀ TECNOLOGICA

Non mancano però le voci cautamente critiche. Attilio Piattelli, presidente di Coordinamento FREE, ha sollevato dubbi sulla definizione di “sostenibilità” contenuta nel testo. “Vengono proposti reattori che oggi non esistono”, ha osservato Piattelli, criticando il riferimento agli SMR nel Pniec al 2035 come una scelta basata su tecnologie tradizionali e non propriamente sostenibili.

Di parere leggermente diverso Carlo Di Primio dell’Aiee, che pur ammettendo che i prezzi attuali del nucleare sono superiori a quelli delle rinnovabili, ha sottolineato come la convenienza emerga se si considerano i costi sistemici per portare l’energia al consumatore. Infine, Stefano Buono di Newcleo ha puntato sulla neutralità tecnologica, ricordando che il loro progetto di quarta generazione è già tra i più avanzati al mondo e chiedendo procedure autorizzative rapide per chi dispone di licenze in altri Paesi OCSE.

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