Ok al disegno di legge delega sul nucleare. Ecco la roadmap per il ritorno dell’energia dell’atomo
La Camera ha approvato il primo via libera al disegno di legge delega sul nucleare promosso dal ministro Gilberto Pichetto Fratin. Il governo punta sui piccoli reattori modulari e accelera sui decreti attuativi entro Natale. Nel confronto sulla transizione energetica, il ministro segnala anche 150 Gigawatt di capacità rinnovabile bloccata dalle Regioni.
NUCLEARE, IL VIA LIBERA AL DISEGNO DI LEGGE
Mercoledì 4 giugno 2026 la Camera ha dato il primo via libera al disegno di legge delega sul nucleare promosso dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. In un’intervista pubblicata dal Corriere della Sera, il ministro ha illustrato la strategia del governo sul ritorno dell’energia atomica in Italia, rivendicando la scelta come una decisione di lungo periodo per la sicurezza energetica nazionale. «Non si fa quello che è popolare, ma ciò che è giusto per il Paese, oggi l’Italia non è energeticamente autonoma e prendiamo il 15-20% dall’estero e prevalentemente dal nucleare francese». Il ministro ha inoltre annunciato l’intenzione di presentare i decreti attuativi prima di Natale, pur disponendo di un anno di tempo per completarli.
I PICCOLI REATTORI E LE SCORIE
Nel modello delineato dal governo non sarebbero previste grandi centrali nucleari come quelle dismesse in passato. «Non avremo grandi centrali, come quelle smantellate, ma moduli a zero emissioni e di piccola taglia (Smr)», afferma il ministro, spiegando che un reattore da 300 MegaWatt occuperebbe uno spazio pari a tre o quattro campi da calcio, mentre per ottenere la stessa produzione energetica attraverso il fotovoltaico servirebbero impianti distribuiti su un’estensione di circa 3 mila campi da calcio. Sul tema delle scorie, Pichetto Fratin dichiara che quelle provenienti dalle vecchie centrali sono attualmente in Francia per il processo di vetrificazione e che possono rimanervi fino al 2040, quando potranno diventare combustibile per i nuovi reattori.
NUCLEARE, REFERENDUM E USI MILITARI
In merito alla possibilità di un referendum relativo alla nuova normativa, il ministro risponde: «Massimo rispetto per le scelte dei cittadini. Saremo in grado di spiegare che non c’è nulla da temere». Nell’intervista viene affrontata anche la questione dell’eventuale impiego militare delle tecnologie nucleari. Pichetto Fratin afferma che il provvedimento ha escluso categoricamente la “diversione” di materiale, impianti e tecnologie per produrre armi nucleari, precisando che eventuali attività di ricerca collegate alla difesa non sarebbero orientate a finalità offensive.
RINNOVABILI E CONFLITTO CON LE REGIONI
La crescita degli impianti fotovoltaici ed eolici, tuttavia, apre anche un confronto sul loro impatto sul territorio e sul paesaggio. «Abbiamo un’orografia particolare senza territori sterminati come l’Andalusia o il Sahara. Serve un equilibrio tra le due esigenze», afferma il ministro. Oggi le Regioni tengono ferme circa 150 gigawatt di nuova capacità energetica, ma è sbagliato opporsi ai progetti «in maniera ideologica o per partito preso». Pichetto Fratin ricorda inoltre che una normativa esistente prevede di privilegiare l’installazione degli impianti in aree considerate già compromesse dal punto di vista ambientale o infrastrutturale. Anche in questi casi, però, non mancano contestazioni e opposizioni a livello locale: il governo può intervenire direttamente soltanto quando il parere della commissione indipendente del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica è diverso da quello del Ministero della Cultura. Negli altri casi è sufficiente il parere contrario di una Regione perché un progetto venga fermato: «Basta un “no” della Regione per bloccare tutto» (Energia oltre – Bianca Maria Togni)


