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Nucleare USA, traguardo storico per i microreattori privati: il solare sorpassa il carbone. I fatti della settimana

Record di produzione per il fotovoltaico e batterie al 91% della nuova capacità. Scontro legale tra sette Stati e l’amministrazione Trump sul blocco dell’eolico offshore. I fatti della settimana di Marco Orioles

L’Idaho National Lab è teatro di un passaggio cruciale per il nucleare americano: il microreattore di Antares Nuclear ha raggiunto la criticità, rendendo la reazione a catena autosostenibile. Secondo quanto riferito dall’Associated Press, si tratta del primo successo privato del piano Trump per l’indipendenza energetica, che punta a installazioni sul campo entro il 2028 nonostante le critiche degli scienziati sulla reale sicurezza della tecnologia. Nel frattempo, i dati Ember pubblicati da AP certificano il sorpasso storico del solare sul carbone, con una quota del 12,8% contro il 12,2% registrata a maggio. La scalata delle rinnovabili appare inarrestabile: nel primo trimestre 2026 solare e batterie hanno costituito il 91% della nuova potenza, con investimenti massicci concentrati proprio negli Stati conservatori. Il clima di scontro resta però acceso sul fronte eolico: il Financial Times riporta che sette Stati del Nord-Est hanno citato in giudizio l’amministrazione federale. L’accusa riguarda il rimborso da quasi un miliardo di dollari concesso a TotalEnergies per abbandonare i progetti offshore, una strategia definita “scandalosa” dalla governatrice di New York, Kathy Hochul, poiché finanziata con fondi pubblici per incentivare il ritorno forzato alle fonti fossili.

PASSAGGIO STORICO PER IL NUCLEARE USA: ANTARES RAGGIUNGE LA CRITICITÀ

Il Dipartimento dell’Energia ha annunciato che il microreattore sviluppato da Antares Nuclear presso l’Idaho National Lab ha raggiunto la criticità giovedì scorso. È un passo fondamentale: la reazione a catena diventa autosostenibile e produce energia in modo costante. Tutto ciò viene riferito dall’Associated Press, secondo cui Antares è la prima azienda privata a centrare questo obiettivo nell’ambito del programma pilota lanciato dall’amministrazione Trump l’anno scorso per accelerare lo sviluppo del nucleare americano. Il Segretario all’Energia Chris Wright ha parlato di “giorno storico” per la rinascita nucleare, sottolineando che l’America ha tecnologia e imprenditori pronti a guidare l’innovazione, abbassare i costi energetici e rafforzare il Paese. Trump ha firmato a maggio 2025 ordini esecutivi per velocizzare i progetti, limitando in parte l’autorità della Nuclear Regulatory Commission. L’obiettivo dell’amministrazione è ambizioso: arrivare alla criticità con almeno tre reattori entro il 4 luglio, per il 250° anniversario dell’indipendenza. Sono già stati selezionati 11 progetti avanzati, tra cui quello di Antares. L’azienda californiana, che punta inizialmente su applicazioni militari, prevede di iniziare a produrre elettricità entro fine 2027 e di installare i primi sistemi sul campo entro fine 2028. Il CEO Jordan Bramble ha sottolineato che il nucleare americano è stato troppo a lungo sinonimo di ritardi e promesse non mantenute. “I microreattori sono una tecnologia già qui oggi”, ha detto Bramble. Nel frattempo, anche Valar Atomics ha fatto parlare di sé: a febbraio ha trasportato via aereo un microreattore da 5 MW dalla California allo Utah, dimostrando la possibilità di movimenti rapidi per usi militari e civili. Non mancano però le critiche. Gli scettici, tra cui Edwin Lyman dell’Union of Concerned Scientists, parlano di “acrobazie pubblicitarie” e avvertono che la criticità è solo un primo passo rudimentale, che non dimostra ancora né sicurezza né fattibilità commerciale a costi ragionevoli. Rimane inoltre irrisolto inoltre il nodo dello smaltimento delle scorie, anche se il Dipartimento sta discutendo con vari Stati per siti di stoccaggio o riprocessamento.

IL SOLARE SUPERA IL CARBONE NEGLI USA NONOSTANTE TRUMP

Nonostante l’amministrazione Trump continui a sostenere il carbone e a mettere i bastoni tra le ruote alle rinnovabili, il solare negli Stati Uniti continua a macinare record e a diventare sempre più centrale nel mix energetico. Come sottolinea l’Associated Press, nel mese di maggio, per la prima volta nella storia, il solare ha prodotto più elettricità del carbone: 12,8% contro 12,2%, secondo i dati di Ember. Il solare è diventato così la terza fonte di energia del Paese, dietro solo gas naturale e nucleare. Il carbone, invece, ha toccato i minimi storici ad aprile e si è ripreso solo debolmente a maggio. È un trend che va avanti da anni: il solare cresce costantemente mentre il carbone perde terreno. Con la domanda di elettricità in forte aumento, ci si aspetta che i mesi in cui il solare batte il carbone diventino sempre più frequenti, fino al sorpasso definitivo su base annua tra qualche anno.
I dati del primo trimestre 2026 confermano il quadro: solare e batterie hanno rappresentato il 91% di tutta la nuova capacità installata. Il solare è la prima fonte di nuova potenza da cinque anni. Oggi gli Usa superano i 6 milioni di impianti solari in tutti i settori, dal grande al residenziale. Sorprende poco che gli Stati vinti da Trump alle elezioni 2024 rappresentino il 74% delle nuove installazioni del primo trimestre, con Texas, Florida, Ohio, Indiana e altri tra i primi dieci. Il solare non è più una cosa solo delle coste liberal: è una storia condivisa da tutti i 50 Stati. Dal canto suo, il presidente ha annunciato quasi 700 milioni di dollari per sostenere le centrali a carbone e le esportazioni, definendo il carbone “un grande business”. Ma gli investitori mettono i soldi dove rendono di più, e oggi quel posto è il solare, la fonte che cresce più velocemente. Le politiche ostili dell’amministrazione verso le rinnovabili – cancellazioni di progetti, rallentamenti nelle autorizzazioni, taglio di fondi – stanno frenando proprio le tecnologie che stanno realmente costruendo nuova capacità, proprio mentre la domanda vola. Questo rischia solo di far salire ulteriormente le bollette. Dal punto di vista economico è difficile fermare il solare: è ormai la fonte più conveniente, scalabile e abbondante. I numeri globali lo confermano: le rinnovabili cresceranno fino a coprire quasi il 45% dell’elettricità mondiale entro il 2030.

SETTE STATI FANNO CAUSA A TRUMP PER IL MILIARDO A TOTALENERGIES CONTRO L’EOLICO OFFSHORE

Come riporta il Financial Times, sette Stati del Nordest americano hanno citato in giudizio l’amministrazione Trump per l’accordo da quasi un miliardo di dollari con TotalEnergies. La multinazionale francese ha rinunciato ai suoi due contratti di locazione per parchi eolici offshore in cambio del rimborso completo di 928 milioni di dollari più l’impegno a reinvestire quei soldi in combustibili fossili. New York, Connecticut, Maine, Massachusetts, New Jersey, Rhode Island e Vermont sostengono che questo “pay-not-to-play” sia palesemente illegale: violerebbe la Outer Continental Shelf Lands Act e rappresenterebbe un uso improprio del fondo del Dipartimento di Giustizia. Secondo i ricorrenti, l’intesa danneggia le economie locali, la sicurezza energetica e gli obiettivi climatici degli Stati. La governatrice di New York Kathy Hochul l’ha definito “uno scandalo che usa soldi dei contribuenti per spingere un’azienda straniera a rinunciare all’eolico a favore di gas e petrolio”. Il progetto Attentive Energy One al largo di New York avrebbe potuto produrre energia per 700.000 abitazioni; l’altro, Attentive Energy Two, era destinato al New Jersey. Le concessioni erano state assegnate nel 2022 nella gara offshore più remunerativa della storia americana. L’amministrazione Trump giustifica l’opposizione all’eolico con motivi di sicurezza nazionale, per i costi elevati e l’intermittenza della produzione. La stessa linea ha portato al blocco di oltre 150 progetti eolici onshore. La causa si aggiunge ad altre forme di resistenza: il fondo pensione di New York ha minacciato di rivalutare la partecipazione in TotalEnergies, mentre la California ha emesso una convocazione in tribunale dopo un accordo simile da 120 milioni con un altro operatore. La battaglia legale continua dopo le sconfitte già incassate dalla Casa Bianca su questioni relative all’eolico.

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