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Il Pakistan annuncia nuovi obiettivi su rinnovabili e carbone

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Il Pakistan vuole il 60% di energia rinnovabile entro il 2030, ma dovrebbe presto dotarsi di nuova capacità a carbone

Il governo del Pakistan ha svelato i nuovi obiettivi di generazione energetica da fonti rinnovabili. Al Climate Ambition Summit dello scorso dicembre il primo ministro Imran Khan ha detto addirittura che il paese non avrebbe più avuto capacità a carbone: “abbiamo già cancellato due progetti di centrali a carbone che avrebbero dovuto produrre 2600 megawatt di energia, rimpiazzandoli con l’idroelettrico”.

KHAN: 60% DI ENERGIA RINNOVABILE ENTRO IL 2030

L’industria nazionale del carbone dovrà dunque concentrarsi sulla produzione coal-to-gas o coal-to-liquids e – così ha dichiarato Khan – “entro il 2030 il 60 per cento di tutta l’energia prodotta in Pakistan sarà energia pulita ottenuta dalle rinnovabili”.

Perché queste intenzioni possano realizzarsi, però, il Pakistan dovrà potenziare notevolmente la propria capacità eolica, solare ed idroelettrica, che attualmente rappresenta il 27,5 per cento della capacità installata. Nel periodo gennaio-ottobre 2020 ha contribuito al 35,3 per cento dell’output energetico (di 108 terawattora), stando ai dati governativi.

Sono diversi i progetti sulle rinnovabili che dovrebbero connettersi alla rete pakistana per la metà degli anni 2020. Ma nei prossimi tre anni il carbone di produzione domestica, quello importato e l’energia nucleare dovrebbero rappresentare la maggior parte della nuova capacità.

COSA FARE DEL CARBONE

Entro il 2023 il Pakistan dovrebbe per esempio aumentare dell’85 per cento, portandola ad 8,5 gigawatt, la capacità energetica totale da carbone e lignite: si tratta di progetti che hanno spesso ricevuto investimenti cinesi – rientrano infatti nel Corridoio economico Cina-Pakistan, una delle arterie principali della Belt and Road Initiative – e che dovrebbero bruciare lignite di produzione domestica, piuttosto che carbone di importazione. Sempre per il 2023 è previsto tuttavia un aumento anche della capacità installata alimentata a carbone importato dall’estero.

In Pakistan sono attive quattro principali centrali a carbone, alimentate a carbone importato per una capacità di 4 GW e a lignite di produzione domestica per 660 MW.

NUOVA CAPACITÀ

La pandemia di COVID-19 ha rallentato i lavori, ma tra il 2021 e il 2023 il paese dovrebbe aggiungere alla propria rete circa 2,6 GW di nuova capacità a lignite, già in fase di costruzione.

I lavori stanno procedendo anche alla centrale a carbone Jamshoro 5, un impianto dalla capacità di 660 GW e sostenuto dalla Banca asiatica di sviluppo, che dovrebbe iniziare le attività nel 2023. La struttura dovrebbe utilizzare carbone importato per l’80 per cento e lignite pakistana per il restante 20 per cento; le autorità della provincia di Sindh vorrebbero però che venisse riconvertita in modo tale da poter essere alimentata al 100 per cento da combustibile di produzione domestica.

Progetti come quello di Jamshoro, in costruzione o in fase avanzata di sviluppo, non saranno probabilmente toccati dalle dichiarazioni del primo ministro Khan e quindi cancellati.

LA DOMANDA ENERGETICA E INDUSTRIALE

Le importazioni di carbone del Pakistan, peraltro, non sono trainate soltanto dal settore energetico ma anche dalla domanda proveniente dall’industria del cemento. Argus prevede che le importazioni pakistane di questo combustibile fossili aumenteranno nel 2021, arrivando a 20 milioni di tonnellate, rispetto ai 14 milioni del 2020.