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Per Meloni l’energia è la priorità. Ma gli Ets ancora di più. Urso a Bruxelles ne chiede la sospensione

La premier Giorgia Meloni torna a invocare un cambio di passo urgente della Ue sui costi dell’energia dopo il bilaterale con il presidente della Repubblica di Cipro, Nikos Christodoulidīs. A Bruxelles l’Italia  ha proposto al sospensione degli Ets

“L’impegno che ci siamo assunti è quello di costruire risposte concrete già al Consiglio europeo di marzo, perché non possiamo chiedere alle nostre imprese di competere sui mercati globali se strutturalmente pagano l’energia più dei loro competitor”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni a Cipro durante il bilaterale con Nikos Christodulidis.

LA DIFESA DEL DECRETO ENERGIA

Come scrive Il Sole 24 Ore, difendendo il decreto legge sull’energia approvato dal Governo, Meloni ricorda che nel testo “sono contenute anche alcune norme che necessitano ovviamente di portare il dibattito alla dimensione europea, la questione degli Ets prima di tutto”. Perché l’Europa è a un bivio: “È chiamata a scegliere se vuole davvero essere protagonista del proprio destino o limitarsi a subirlo” ha sottolineato. Anche su questo tema l’alleanza con Christodoulidīs è strategica. Tra i due paesi c’è una comunione di intenti sulla richiesta di attenzione al Mediterraneo, “il punto in cui si incontrano, commercio, energia, sicurezza, stabilità”.

UNA RIFORMA DELL’ETS

Ieri undici Paesi dell’Unione europea, tra cui l’Italia (Austria, Croazia, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Spagna) hanno sottolineato in un documento comune le ragioni dell’industria, chiedendo una riforma del mercato delle quote di emissioni (Ets). Il governo italiano ne ha suggerito la sospensione tout court. I cavalli di battaglia sono: semplificazione normativa, regole flessibili nel campo dell’intelligenza artificiale, attenzione alle catene di valore europee, e per ultimo una revisione del mercato Ets.

LA RICHIESTA

I Paesi firmatari chiedono “una revisione che rafforzi la competitività dell’Unione garantendo un segnale di prezzo efficace, prevedibilità, stabilità del mercato e protezione contro l’eccessiva volatilità dei prezzi, nonché un approccio pragmatico all’assegnazione gratuita che promuova gli investimenti in tecnologie rispettose del clima e fornisca solide garanzie contro la re-localizzazione delle emissioni” (il carbon leakage). Parlando a Bruxelles il ministro per le imprese Adolfo Urso ha affermato: “Il sistema Ets rappresenta una ulteriore tassa a carico delle imprese, incidendo sui costi e limitandone la competitività. Ne chiederemo la sospensione alla Commissione europea, fino a una profonda revisione che intervenga sia sui parametri di riferimento delle emissioni, sia sui meccanismi di assegnazione delle quote, incluso il rinvio della graduale eliminazione delle quote gratuite”.

LA REVISIONE IN CORSO

La legislazione europea prevede un riesame del testo normativo, che è attualmente in corso. Da ricordare che il regolamento dedicato al nuovo dazio ambientale, noto con l’acronimo inglese Cbam, prevede una ulteriore eliminazione graduale della distribuzione di permessi gratuiti. Anche la Germania chiede una riforma «rapida» dell’Ets, ma per ora non si è espressa su una eventuale sospensione del meccanismo. Parigi ieri ha esortato alla «prudenza» nel riformare il mercato. A metà mese la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha difeso strenuamente lo strumento che in venti anni ha contribuito a un calo delle emissioni del 39%, senza impedire ai settori coinvolti di aumentare il loro giro d’affari, del 71%.

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