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Perché col piano sugli extraprofitti delle aziende l’UE ha fatto una scelta senza precedenti

Pil Prezzi Petrolio

La Commissione Europea ha proposto un piano che raccoglierà 142 mld di euro dagli extraprofitti delle società elettriche e di combustibili fossili e li ridistribuirà ai consumatori

La Commissione Europea mercoledì scorso, 14 settembre, ha proposto un piano che raccoglierà 142 miliardi di euro di extraprofitti guadagnati dalle società elettriche e di combustibili fossili e li ridistribuirà ai consumatori in difficoltà, che negli ultimi mesi hanno visto moltiplicarsi i costi dell’energia. Allo stesso tempo, l’Unione Europea mira a ridurre il consumo di energia attraverso una riduzione obbligatoria del 5% della domanda nelle ore di punta, con l’obiettivo generale di una riduzione del 10% della domanda totale di elettricità fino al 31 marzo 2023.

Secondo Rystad Energy queste misure temporanee dovrebbero fare molto per aiutare la popolazione dell’UE durante l’inverno, evitando alcuni degli effetti dannosi di altre alternative che sono state discusse nelle ultime settimane. Ciononostante, molti dettagli devono essere elaborati affinché il piano, se verrà approvato, risulti efficace.

L’applicazione delle misure sulla domanda sarà una vera test della determinazione dell’Europa: finora, nonostante gli elevati costi energetici, la domanda europea complessiva di energia è scesa solo del 2% e nel mese con il prezzo più alto, agosto, la domanda è stata solo dell’1% inferiore allo scorso anno.

L’entità della riduzione proposta del 5-10% non dovrà quindi essere sottovalutata – sarà un compito immane per le famiglie, le imprese e l’economia in generale ottenere riduzioni della domanda di questa portata – ma, in definitiva, la ricompensa avrà un notevole effetto sui prezzi dell’energia elettrica, poiché la pressione complessiva sull’offerta sarà allentata.

CAPITALIZZAZIONE PER LE TECNOLOGIE INFRAMARGINALI

Anche la seconda misura di una temporanea capitalizzazione di mercato per le tecnologie inframarginali è un’iniziativa straordinaria mai vista nel mercato europeo liberalizzato. Le tecnologie di produzione di energia con costi di generazione inferiori rispetto al gas naturale – incluse le energie rinnovabili, il nucleare e la lignite – otterranno un limite massimo di entrate. Alcune società che producono energia da queste fonti hanno ottenuto ricavi eccezionali negli ultimi mesi, poiché i loro costi di produzione di energia sono rimasti relativamente stabili, mentre i prezzi dell’energia all’ingrosso sono aumentati.

La Commissione vuole fissare questo tetto a 180 euro per MWh, con l’eccedenza che diventeranno “entrate pubbliche” da distribuire ai consumatori.

Considerando l’attuale crisi, queste proposte sembrano una scelta sensata, in quanto cercano di bilanciare le forze del mercato prendendosi cura anche dei consumatori. Molti consumatori faranno fatica a sbarcare il lunario senza alcuna forma di compensazione durante l’inverno, e l’UE sta affrontando il problema con queste nuove misure. Sottolineando che tutte le misure sono temporanee, l’UE spera e sottolinea che questa non diventerà una “nuova normalità” e che, una volta superato l’inverno, il mercato potrà tornare alle sue consuete dinamiche.

Per Fabian Rønningen, analista energetico senior presso Rystad Energy, “questo è il più grande intervento dell’Unione Europea nei suoi mercati energetici. La ridistribuzione delle entrate e i tagli alla domanda di energia richiederanno l’attuazione, ma con questo piano l’UE sta compiendo un passo decisivo nell’aiutare la popolazione e l’industria durante i mesi invernali.

Nonostante le dimensioni e la portata senza precedenti dell’intervento, quest’ultimo è progettato per essere a breve termine e non affronta problemi di approvvigionamento a lungo termine. Il palcoscenico è pronto per interventi più grandi e potenzialmente più energici, poiché l’Europa continua a disaccoppiare la sua fornitura di energia dalla Russia”.

LE 3 PRINCIPALI MISURE DEL PIANO EUROPEO

La proposta di legge di intervento sul mercato di emergenza si compone di tre misure principali, oltre a diverse iniziative aggiuntive. Il piano richiede l’approvazione degli Stati membri.

  1. Eccezionali riduzioni della domanda di energia elettrica

Viene proposta una riduzione obbligatoria del 5% del consumo di elettricità durante le ore di punta. Ciò richiederà agli Stati membri di identificare il 10% delle ore con il prezzo più alto previsto e di intraprendere le azioni appropriate per ridurre la domanda durante quelle ore. L’obiettivo generale è una riduzione del 10% della domanda totale di elettricità fino al 31 marzo 2023.

  1. Limite temporaneo ai ricavi dei produttori di energia elettrica “inframarginali”

Le tecnologie di generazione di energia con costi di generazione inferiori rispetto al gas naturale, comprese le energie rinnovabili, il nucleare e la lignite, avranno un tetto massimo di entrate. La Commissione vuole fissare questo limite a 180 euro per MWh, sostenendo che un tetto elevato consentirà agli operatori di coprire i costi operativi e gli investimenti. Le entrate in eccesso saranno raccolte dagli Stati membri e utilizzate per aiutare i consumatori di energia a ridurre le bollette.

La misura vuole prendere di mira la maggior parte dei produttori inframarginali, indipendentemente dall’orizzonte temporale del mercato elettrico (mercato spot, mercato a termine, PPA, feed-in-tariffs o altri accordi bilaterali). Le entrate verranno raccolte quando le transazioni saranno regolate o successivamente. La Commissione stima che attraverso questa misura potranno essere ridistribuiti 117 miliardi di euro.

  1. Contributo di solidarietà temporaneo sugli extraprofitti generati dalle attività nei settori petrolio, gas, carbone e raffinerie

Questi settori non sono coperti dal price cap inframarginale. Il contributo a tempo limitato assumerà la forma di un’aliquota fiscale aggiuntiva del 33% che verrà applicata dagli Stati membri sugli utili del 2022 superiori di oltre il 20% rispetto all’utile medio nei tre anni precedenti. Questa misura dovrebbe raccogliere 25 miliardi di euro.

Oltre a queste tre misure principali, la Commissione punta a stabilire degli strumenti di liquidità di emergenza per garantire che i partecipanti al mercato dispongano di garanzie sufficienti per soddisfare le richieste di margine e per evitare un’inutile volatilità nel mercato dei futures. Sono state proposte anche una serie di misure minori.

117 MILIARDI DI EURO DA RIDISTRIBUIRE

Non è chiaro come l’UE abbia calcolato la cifra stimata delle entrate di 117 miliardi di euro, poiché si tratta di una questione molto complessa che prenderà input dall’andamento dei prezzi delle fonti fossili e del carbonio, dal contributo dalle fonti inframarginali nel mix energetico durante l’inverno, dall’esposizione sul mercato spot di diverse tecnologie e Paesi e delle dinamiche in evoluzione della situazione complessiva della domanda e dell’offerta.

La somma di 117 miliardi di euro è una cifra sbalorditiva, che verrebbe dirottata dai produttori di energia ai consumatori finali tramite i governi degli Stati membri. La misura è stata criticata per aver incluso entrate da energia rinnovabile e nucleare che avrebbero potuto essere reinvestite in più energie rinnovabili.

In un momento in cui l’Europa ha un disperato bisogno di una maggiore fornitura di energia rinnovabile, sembra strano che l’UE “punisca” le tecnologie a basse emissioni ed economiche. Ciò viene affrontato nella proposta fissando il massimale a un livello relativamente alto, molto più alto rispetto a dove erano i prezzi prima della crisi energetica del 2021-2022. I ricavi delle rinnovabili a basso costo e del nucleare saranno quindi sostanzialmente superiori rispetto a prima dell’inizio della crisi energetica, anche con il tetto proposto.

LA NATURA TEMPORANEA DELL’INTERVENTO

Lo scopo delle misure è sia garantire che l’Europa superi l’inverno con una fornitura di energia garantita in ogni momento (principalmente affrontata dalla misura di riduzione della domanda), sia rendere l’elettricità più accessibile per i consumatori.

Un altro potenziale intervento di mercato che è stato discusso nelle ultime settimane è quello di limitare direttamente i prezzi dell’elettricità e/o del gas. Ciò interromperebbe fondamentalmente l’equilibrio tra domanda e offerta e non risolverebbe la fondamentale carenza di fornitura di gas nel mercato.

In effetti, un tetto massimo di prezzo diretto potrebbe peggiorare la situazione in quanto non fornirebbe alcun incentivo al risparmio di gas o elettricità e, pertanto, non contribuirebbe a ridurre la domanda di elettricità. Con questo in mente, il limite di prezzo inframarginale proposto soddisferà meglio l’obiettivo dell’UE, in quanto non modifica l’equilibrio fondamentale tra domanda e offerta e allo stesso tempo assicura che i consumatori finali vengano aiutati a sostenere i prezzi elevati.

Un’altra questione fondamentale è se il price cap inframarginale sia meglio o peggio che non intervenire affatto, poiché creerebbe comunque distorsioni nel mercato, limitando la redditività dei produttori a basso costo. L’opinione UE è che attualmente è più importante assicurarsi che i consumatori possano pagare le bollette durante l’inverno, piuttosto che consentire dei “super profitti” ai produttori di energia.

Mentre restano alcuni dettagli da appianare, va riconosciuto che questo intervento, nonostante la sua entità, è progettato per essere temporaneo. 142 miliardi di euro per una misura tampone sono un conto pesante. Se il denaro fosse investito direttamente nella produzione di energia rinnovabile – ad esempio l’energia solare – si creerebbe un’aggiunta di capacità totale stimata di 121 GW, sufficiente a coprire il consumo annuale della Polonia.

L’attuale capacità solare dell’intera UE è di 160 GW. Una cosa è quindi certa: mentre questo pacchetto è considerevole in termini monetari e costituisce un nuovo precedente di intervento, potrebbe rivelarsi solo l’inizio sia per la spesa che per l’intervento dell’UE e dei governi in Europa nei prossimi anni.

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