Scenari

Perché il gas naturale non sarà sostituito tanto presto

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La domanda di gas sembra che non diminuirà presto, almeno fino a quando non saranno inventati sistemi di stoccaggio di energia a basso costo per i parchi solari ed eolici.

“Il gas seguirà la stessa strada del carbone ma in maniera molto più veloce: quando guardiamo alla generazione di energia, si può vedere che va molto, molto velocemente”. Le parole sono del capo ricerca della Carbon Tracker Initiative a Bloomberg che qualche giorno fa, nei commenti sul futuro del gas naturale in Europa, ha illustrato i problemi che alcune grandi aziende europee stanno avendo nel trovare acquirenti per i loro impianti.

IL REPORT CITA ENEL ED IBERDOLA

Il rapporto cita la spagnola Iberdrola – in difficoltà nel trovare acquirenti per gli impianti a gas – ed Enel che sta pianificando di aggiungere più capacità di generazione a gas nonostante i piani a lungo termine siano orientati a passare interamente a fonti di energia non fossili.

100 MLD DI STRANDED ASSET ENTRO IL 2050

Secondo Carbon Tracker, questi sono segnali che il gas naturale è in via di estinzione, in modo simile al carbone. Il phase-out del gas, tuttavia, sarà più veloce di quello del carbone perché non ci sono così tante persone impiegate nell’estrazione del gas in Europa, spiega Carbon Tracker Initiative. E questo, riporta Bloomberg, citando i calcoli di Global Energy Monitor, potrebbe portare a perdite di oltre 100 miliardi di dollari per la costruzione di gasdotti, terminali e altre infrastrutture che sono destinate a diventare stranded asset entro il 2050.

NULLA PER L’INTERMITTENZA DELLE FONTI RINNOVABILI

Malgrado la visione apocalittica per il gas, essa non riflette necessariamente la realtà. Il rapporto menziona il drammatico calo dei costi dell’energia solare ed eolica avvenuto negli ultimi anni. Ma vale anche la pena notare che questo calo dei costi non ha fatto nulla per risolvere il problema dell’intermittenza di queste due fonti di generazione di energia rinnovabile. Questo forse perché l’unica soluzione tecnologicamente praticabile a questo problema è l’immagazzinamento delle batterie e questo non è sicuramente un metodo economico.

L’IDROGENO

Anche l’idrogeno è propagandato come un’alternativa al gas, principalmente per il settore riscaldamento. I costi di produzione dell’idrogeno, tuttavia, almeno per il momento, rimangono troppo alti, nonostante tutte le previsioni ottimistiche. Alcuni credono che non scenderanno mai abbastanza in basso da rendere l’unico tipo di idrogeno puramente rinnovabile – l’unico che utilizza l’elettrolisi – economicamente redditizio.

LA GRAN BRETAGNA STA VENDENDO LE SUA CENTRALI ELETTRICHE A GAS A FONDI DI PRIVATE EQUITY

Eppure la Gran Bretagna sta vendendo le sue centrali elettriche a gas, e non a chiunque, ma a società di private equity. Secondo Bloomberg, “storicamente il coinvolgimento del private equity prevede di spremere l’asset per estrarre tutto il valore rimanente”. Il gas, quindi, affronta un futuro tetro in Gran Bretagna, ma anche in Spagna e Portogallo, poiché gli investitori, secondo il rapporto, evitano la produzione di combustibili fossili.

COSA FANNO POLONIA E GERMANIA

Allo stesso tempo, la Polonia, si legge su Reuters, si aspetta un salto del 60% nella domanda di gas naturale e sta eliminando le centrali a carbone sotto la pressione di Bruxelles. La Germania si attiene ai suoi piani sul Nord Stream 2 nonostante la pressione sanzionatoria degli Stati Uniti, e sta eliminando gradualmente le centrali a carbone e le centrali nucleari. Insomma, la domanda di gas sembra che non diminuirà presto, almeno fino a quando non saranno inventati sistemi di stoccaggio di energia a basso costo per i parchi solari ed eolici.

IL RESTO DEL MONDO

E questa è solo l’Europa, che è più avanti di chiunque altro sulla strada dell’energia rinnovabile. A livello globale, il gas continuerà ad essere popolare, con una domanda in aumento fino al 2037, secondo McKinsey. Dopo di che, si stabilizzerà e comincerà a diminuire, ma moderatamente. Secondo la società di consulenza, entro il 2050, la domanda di gas diminuirà dello 0,4% tra il 2035 e il 2050.

UN QUADRO NON COSÌ APOCALITTICO

Anche Shell crede che il gas naturale rimarrà essenziale per la corsa al ‘net zero’. Nel suo ultimo LNG Outlook, la supermajor ha citato previsioni che vedono la domanda globale di gas in forte aumento grazie all’Asia, guidando un aumento doppio della sola domanda di Gnl, da 360 milioni di tonnellate l’anno scorso a 700 milioni di tonnellate nel 2040.