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Perché il Giappone vuole tassare l’auto elettrica?

Giappone Auto

Il Paese del Sol Levante fa i conti con minor introiti delle tasse automobilistiche per la diffusione di modelli a zero emissioni. Per questo il Giappone, come l’UK, tasserà anche le auto elettriche

Più inquino più pago. È la regola aurea che in tutto il mondo o quasi ispira la tassazione industriale e non solo. Anche nel settore automobilistico, infatti, chi guida auto di cilindrate maggiori è sottoposto a una imposizione più elevata.

Allo stesso modo, in tutto il mondo, per incentivare la diffusione delle auto elettriche i modelli a zero emissioni solitamente godono di un regime agevolato, così da permettere agli acquirenti di rientrare negli anni dalla maggior spesa fatta al concessionario. Ma cosa succederà quando la mobilità elettrica avrà preso piede e diventerà una quota significativa del parco circolante?

DECISIONE PRESA IN UK

Semplice: gli Stati si ritroveranno a fare i conti con entrate minori, dovute al minor numero di auto endotermiche, tassate maggiormente, in circolazione. E così c’è già chi corre ai ripari. Il ministro delle finanze del Regno Unito, Jeremy Hunt, ha dichiarato che il Regno Unito introdurrà di nuovo le tasse sulle auto elettriche, a partire dal 2025.

La decisione di reintrodurre la tassa rientra all’interno di un più ampio progetto “lacrime e sangue” fatto di aumenti fiscali e tagli di spesa per sanare un buco di 55 miliardi di sterline che si è “aperto” nelle finanze pubbliche britanniche.

Allo stesso modo, il governo giapponese sta valutando la possibilità di riformulare i delicati equilibri delle tasse automobilistiche che oggigiorno possono arrivare fino a 110 mila yen (ovvero circa 760 euro), con regime speciale fissato a 25 mila yen per i veicoli a batteria o all’idrogeno.

Fatti due conti, se chi oggi ha supercar V8 o V6 le rottamasse e comprasse l’equivalente EV, il mancato gettito sarebbe significativo, per questo nel governo si pensa di replicare il medesimo modello per le imposte sulle auto diesel e benzina, tassando quindi le elettriche in base alla potenza del propulsore.

COSA FA IL GIAPPONE CON L’AUTO ELETTRICA

Del resto, secondo i dati ufficiali vagliati dai vari dicasteri al lavoro sulla riformulazione, a fronte di una presenza delle auto elettriche stimata tra l’1% e il 2% delle vendite in Giappone, il gettito quest’anno sarà già il 14% in meno rispetto al record del 2002. Soldi che da qualche parte andranno trovati.

C’è chi propone che il nuovo bollo per le auto elettriche sia parametrato sui chilometri percorsi, ma così si rischia di svantaggiare la classe media, che solitamente usa i mezzi privati per spostarsi, avvantaggiando i più ricchi.

Per questo non si esclude un dibattito pubblico sul tema. I costruttori però fanno notare che una simile riforma, ora, potrebbe fermare l’acquisto delle auto elettriche, tanto più che il governo nipponico, a differenza di UE e in parte USA, non ha ancora ufficializzato alcuna roadmap per l’addio agli endotermici, fissata genericamente al 2035 ma mai bollata in via definitiva. Leggi anche: Auto, chi c’è nell’alleanza delle regioni contrarie al bando dei motori endotermici

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