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Cina Rinnovabili

Perché le aziende cinesi che producono energia pulita stanno spazzando via tutti gli altri

La Cina nel 2022 ha speso 546 miliardi di dollari nelle rinnovabili, quasi la metà della spesa globale totale, oltre il triplo di quella dell’Unione europea (180 miliardi di dollari) e dei 141 miliardi di dollari degli Stati Uniti

All’inizio del 2023, Bloomberg New Energy Finance (BNEF) ha riferito che lo scorso anno nel settore globale dell’energia pulita sono affluiti 1,1 trilioni di dollari. Secondo l’organismo di vigilanza sull’energia pulita, quasi tutti i settori hanno ricevuto investimenti record, incluse le energie rinnovabili, lo stoccaggio dell’energia , l’idrogeno, cattura e stoccaggio del carbonio (CCS), i trasporti elettrificati, il calore elettrificato e i materiali sostenibili, stimolati dalla corsa per raggiungere la sicurezza energetica nel mezzo della guerra della Russia in Ucraina.

I DATI SUGLI INVESTIMENTI CINESI NELLE ENERGIE RINNOVABILI

BNEF ha rivelato poi che la Cina nel 2022 ha speso 546 miliardi di dollari in energie rinnovabili, quasi la metà della spesa globale totale, oltre il triplo della spesa totale dell’Unione europea (pari a 180 miliardi di dollari) e dei 141 miliardi di dollari degli Stati Uniti. BNEF ha rivelato che le società quotate sull’S&P 500 attualmente ricavano solo il 3,4% circa dei loro ricavi dall’energia pulita, circa la metà della cifra dei loro concorrenti sullo Shanghai Composite Index.

La regione Asia-Pacifico ospita infatti quasi 700 aziende che traggono oltre la metà dei loro ricavi dall’energia pulita, che include energia rinnovabile e nucleare, trasporti elettrificati, biocarburanti, idrogeno e cattura del carbonio. Ciò si confronta con le poco più di 400 aziende negli Stati Uniti e leggermente di più in Europa, Medio Oriente e Africa messe insieme.

I PROFITTI RECORD DELLE AZIENDE SOLARI CINESI

Le principali aziende solari cinesi stanno godendo di profitti strepitosi, spinti dalla forte domanda e dall’aumento delle vendite di pannelli: Jinko Solar ha riportato uno aumento del 325% nell’utile netto, a 3,8 miliardi di yuan per la prima metà del 2023, Longi Green Energy Technology – il maggiore produttore di pannelli al mondo – ha registrato un aumento del 42% su base annua dell’utile netto, a 9,2 miliardi di yuan (1,3 miliardi di dollari), Trina Solar ha visto i suoi profitti del primo semestre 2023 salire del 179%, a 3,5 miliardi yuan, mentre JA Solar Technology ha visto il suo utile netto aumentare del 183%, a 4,8 miliardi di yuan.

LA CINA DOMINA L’INDUSTRIA SOLARE GLOBALE

Guidando il settore degli investimenti nell’energia pulita, è quasi normale che Pechino sia il leader globale indiscusso nella produzione di energia solare: oggi 4 pannelli solari su 5 venduti in tutto il mondo provengono dalla Cina.

Il gigante asiatico ha investito oltre 50 miliardi di dollari in linee di produzione di wafer-pannelli solari, 10 volte di più dell’Europa, e controlla anche circa il 95% della fornitura mondiale di polisilicio e wafer. Lo scorso anno l’Agenzia Internazionale per l’Energia ha messo in guardia dai pericoli a cui il mondo si sta esponendo facendo così tanto affidamento sulla Cina per il proprio fabbisogno solare.

In un rapporto speciale, l’AIE ha scritto che “il mondo farà affidamento quasi completamente sulla Cina per la fornitura di elementi chiave per la produzione di pannelli solari fino al 2025. Questo livello di concentrazione in qualsiasi catena di approvvigionamento globale rappresenterà una notevole vulnerabilità”.

LA CINA VUOLE VIETARE L’ESPORTAZIONE DELLE SUE TECNOLOGIE CHIAVE

Pechino ora sta cercando di proteggere i suoi ingenti investimenti nel solare con una mossa che molto probabilmente sarà ostile al settore solare statunitense: vietare l’esportazione di diverse tecnologie chiave utilizzate nella produzione di pannelli solari. Tra le norme proposte, le tecnologie avanzate utilizzate nella produzione di wafer e lingotti saranno inserite in un elenco di controlli sulle esportazioni, secondo un processo di consultazione pubblica. Se il piano verrà adottato, i produttori cinesi di energia solare dovranno ottenere una licenza dalle autorità commerciali provinciali per esportare quelle tecnologie.

Il polisilicio viene utilizzato negli stampi per la colata di lingotti per costruire wafer solari. Questi ultimi vengono quindi assemblati per creare le celle fotovoltaiche (PV). Anche se il divieto proposto non limiterà la fornitura di wafer completi per i pannelli solari, è probabile che influirà negativamente sulle aziende solari americane, perché i componenti statunitensi per la produzione di energia fotovoltaica dipendono fortemente dalla tecnologia cinese.

Il Wall Street Journal ha avvertito che limitare le esportazioni di tecnologie chiave per la produzione solare sconvolgerà le ambizioni solari degli Stati Uniti. Secondo TrendForce, società di ricerche di mercato con sede a Taipei, solo le aziende cinesi sono in grado di produrre i wafer più grandi, da 182 e 210 millimetri. Si tratta di un dato allarmante, perché si prevede che i wafer più grandi – che consentono la realizzazione di pannelli solari più economici ed efficienti – nel 2023 costituiranno il 96% della quota di globale mercato.

GLI STATI UNITI VOGLIONO ESPANDERSI NEL SOLARE

“Le restrizioni alle esportazioni proposte dalla Cina sono la prova della necessità di ridimensionare rapidamente la produzione solare americana”, ha commentato Abigail Ross Hopper, presidente e amministratore delegato della Solar Energy Industries Association, dopo che l’amministrazione Biden ha lanciato l’IRA, che è stata acclamato come un punto di svolta per il settore solare.

Negli ultimi due anni i produttori di energia solare sono stati ostacolati da interruzioni della catena di approvvigionamento, incluso l’aumento dei costi dei materiali per il polisilicio. Lo scorso anno Rystad Energy ha stimato che l’aumento dei costi di attrezzature e di spedizione ha portato al rinvio o all’annullamento del 56% dei progetti solari su scala mondiale pianificati nei 12 mesi. Fortunatamente, queste sfide si sono rapidamente attenuate e i prezzi dell’energia sono tornati vicini ai livelli prebellici. Lo stesso scenario si è delineato nel settore solare, con i prezzi del polisilicio che sono in costante calo.

Un nuovo rapporto pubblicato dal Rocky Mountain Institute prevede che entro il 2030 l’energia eolica e solare produrranno oltre il 33% dell’energia totale nel mondo, rispetto al 12% attuale. “La crescita esponenziale dell’energia pulita è una forza inarrestabile. Il vantaggio di una rapida diffusione delle energie rinnovabili significa maggiore sicurezza e indipendenza energetica, oltre alla deflazione dei prezzi dell’energia a lungo termine, perché si tratta di una tecnologia fabbricata: più si installa, più diventa economica”, ha affermato l’RMI.

Il rapporto conclude che l’obiettivo della COP28 per l’energia rinnovabile – che punta a triplicare la capacità di energia rinnovabile entro il 2030 – è realizzabile, purché vengano effettuati adeguati investimenti nella rete, si semplifichino le autorizzazioni e si facciano più investimenti nello stoccaggio.

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