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Perché le trivellazioni turche mettono a rischio il Mediterraneo Orientale

Mediterraneo

La Turchia potrebbe iniziare l’esplorazione petrolifera nel Mediterraneo orientale entro tre o quattro mesi in base a un accordo firmato con la Libia

Lo sfruttamento delle riserve di petrolio e di gas è una delle principali fonti di ricchezza per i paesi pieni di risorse e quindi di tensione e concorrenza. In alcuni casi è difficile distinguere se si perseguono obiettivi politici o economici. In tale contesto, il Mediterraneo orientale è diventato da tempo teatro per giochi di potere che hanno la loro origine nell’esplorazione e produzione di energia.

LE CONTESE NEL MEDITERRANEO ORIENTALE

Prima che scoppiasse l’attuale crisi sanitaria globale, la scoperta di giacimenti di gas nella regione hanno avuto vasta eco nel settore energetico, a cominciare da Zohr in Egitto o dallo sfruttamento di Leviathan da parte di Israele. Di fronte a questo scenario è la Turchia il paese che è rimasto maggiormente colpito – in negativo – dalle recenti esplorazioni, non avendo avuto riscontri nelle trivellazioni effettuate nelle proprie acque. Per questo la decisione di Ankara di rivendicare l’area tra l’isola greca di Creta e Cipro ha aggiunto un altro motivo di contesa a una già difficile situazione di tensione con i vicini greci e ciprioti.

ENTRO TRE O QUATTRO MESI L’AVVIO DELL’ESPLORAZIONE TURCA

La Turchia potrebbe iniziare l’esplorazione petrolifera nel Mediterraneo orientale entro tre o quattro mesi in base a un accordo firmato con la Libia condannato, tra l’altro, da altri paesi della regione, tra cui la Grecia. Lo scorso anno, infatti, il governo di accordo nazionale (GNA) libico ha firmato un accordo di delimitazione marittima con Ankara per creare una zona economica esclusiva dalla costa meridionale alla costa nord-orientale della Libia per proteggere i diritti sulle risorse.

Grecia, Cipro ma anche altri paesi, si oppongono da tempo all’accordo e lo definiscono illegale, un’accusa che Ankara ha sempre respinto.

L’ANNUNCIO DEL MINISTRO FATIH DONMEZ

Come annunciato dal ministro dell’Energia Fatih Donmez durante cerimonia per il varo della nave di perforazione petrolifera e del gas Fatih nel Mar Nero, la Turkish Petroleum (TPAO), che ha richiesto un permesso di esplorazione nel Mediterraneo orientale, inizierà le operazioni nelle aree sotto la sua licenza, si legge su Reuters.

“Nel quadro dell’accordo che abbiamo raggiunto con la Libia saremo in grado di avviare le nostre operazioni di esplorazione petrolifera entro tre o quattro mesi”, ha detto Donmez. La nuova nave da perforazione Kanuni della Turchia andrà anche nel Mediterraneo entro la fine dell’anno, ha poi aggiunto il ministro.

La mossa potrebbe alimentare, naturalmente, ulteriori tensioni nella regione, mentre la Turchia potrebbe anche subire possibili altre sanzioni Ue per le sue decisioni.

AVVIO DELLE PERFORAZIONI NEL MAR NERO IL 15 LUGLIO

Separatamente, Donmez ha detto che la nave perforatrice Fatih terrà la sua prima operazione nel Mar Nero il 15 luglio, anniversario del fallito colpo di Stato del 2016.

PIU’ UNA QUESTIONE GEOPOLITICA CHE ENERGETICA

Nonostante si possa supporre che la diminuzione della domanda dovuta alla pandemia del nuovo Coronavirus sia in grado di ‘devastare’ qualsiasi piano di esplorazione e produzione offshore, l’ostinazione con cui la Turchia sta portando avanti i suoi piani evidenzia che in gioco non c’è solamente una questione energetica ma anche di leadership geopolitica.

L’esplorazione offshore è già di per sé, infatti, un’impresa costosa, resa ancora peggiore dal calo dei prezzi. La Exxon, ad esempio, ha annunciato che interromperà tutte le attività nelle acque cipriote fino a settembre 2021.

Secondo Harry Tzimitras, direttore dell’Istituto di ricerca sulla pace dell’Oslo Cyprus Centre, “non si è mai trattato di energia quello che la Turchia sta facendo nel Mediterraneo. È una proiezione dell’energia. E penso che ciò che sta facendo ora Ankara con la continua presenza e trivellazione nella regione, dimostra ulteriormente che tutto ciò ha avuto poco a che fare con l’energia”.

L’ALLENZA IMPROBABILE

“Un’alleanza improbabile e informale si sta già formando tra i vari Paesi. Gli Stati del Mediterraneo orientale, Grecia, Cipro, Egitto e Israele, sono unificati grazie alla scoperta di importanti risorse energetiche. Gli Emirati Arabi Uniti sono allarmati dalla possibile rinascita dei Fratelli Musulmani nei Paesi vicini. La Francia, d’altra parte, teme di perdere i suoi interessi in Libia se Ankara riuscirà a far pendere la bilancia a favore del governo di Tripoli. Tutti i Paesi, però, hanno una cosa in comune che li ha riuniti: La Turchia”, ha evidenziato Oilprice in un commento affidato a Vanand Meliksetian.

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