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Stoccaggio gas Europa Hormuz

Perché l’Europa trema per Hormuz: rischi se il blocco dura oltre tre mesi

I depositi UE sono fermi al 37%, ben sotto la media stagionale, ma l’Italia è in controtendenza con riserve al 56% e obiettivi invernali già opzionati.

L’Unione Europea si trova di fronte a una potenziale crisi energetica di natura strutturale che potrebbe compromettere la sicurezza degli approvvigionamenti per il prossimo inverno. Secondo le valutazioni dei vertici del colosso norvegese Equinor ASA, il perdurare delle interruzioni marittime attraverso lo Stretto di Hormuz per un periodo compreso tra uno e tre mesi esporrebbe il continente a una grave carenza di gas naturale. Allo stato attuale, i livelli di stoccaggio europei si attestano tra il 35% e il 37%, una quota sensibilmente inferiore alla norma stagionale del 50%, sollevando dubbi sulla capacità degli Stati membri di raggiungere il target del 90% entro l’inizio della stagione di riscaldamento.

IL MONITO DI EQUINOR E IL DEFICIT DI STOCCAGGIO NELL’EUROPA DEL NORD

La situazione appare particolarmente critica nel quadrante nord-occidentale del continente. Equinor ha evidenziato come l’attuale stagione di iniezione sia iniziata con riserve ai minimi termini, circa il 28%, a causa di un inverno particolarmente rigido e prolungato che ha prosciugato i depositi.

Nelle scorse settimane, le riserve dei Paesi Bassi sono precipitate al 5,8%, il valore più basso dell’ultimo decennio, mentre Germania e Francia hanno iniziato la primavera con livelli rispettivamente intorno al 20% e al 27%. Questo deficit, circa il doppio rispetto alla media UE, è frutto della combinazione tra i picchi di riscaldamento domestico e una domanda industriale che non ha accennato a flettere, rendendo il compito di riempire nuovamente i depositi estremamente oneroso e complesso nella seconda metà dell’anno.

L’ECCEZIONE ITALIANA E LA STRATEGIA DI SICUREZZA DI SNAM

In questo scenario di incertezza, l’Italia emerge come l’unico tra i grandi Paesi europei a vantare una posizione di relativa sicurezza. Il sistema nazionale può contare su riserve pari al 56,41%, un dato che supera di quasi venti punti percentuali la media UE. Come comunicato da Snam circa un mese fa, le ultime procedure d’asta hanno permesso di allocare una capacità per il prossimo inverno tale da garantire il raggiungimento dell’obiettivo di riempimento del 90%.

Complessivamente, sono stati contrattualizzati circa 17,5 miliardi di metri cubi su una capacità totale di poco superiore ai 19 miliardi. Questo vantaggio competitivo permette a Roma di affrontare con maggiore serenità le turbolenze internazionali, grazie a una pianificazione che ha saputo anticipare i volumi necessari nonostante il contesto di crisi.

DISTORSIONI DI PREZZO E INVERSIONE DELLA CURVA STAGIONALE

Un ostacolo significativo al riempimento degli stoccaggi è rappresentato dalla peculiare struttura dei prezzi sul mercato all’ingrosso. Attualmente si osserva una “backwardation” anomala, ovvero una condizione in cui i prezzi spot estivi risultano superiori ai contratti per la consegna invernale, con uno spread negativo sul TTF olandese di circa 1,3 €/MWh.

Questa distorsione rompe la dinamica tradizionale che incentiva l’acquisto di gas nei mesi caldi, solitamente più economici, per stoccarlo in vista dell’inverno. A complicare il quadro contribuisce la scarsità di gas naturale liquefatto (GNL): il conflitto in Medio Oriente ha danneggiato infrastrutture chiave, in particolare in Qatar, che unite all’eliminazione del GNL russo hanno scatenato una competizione feroce con i mercati asiatici per accaparrarsi i carichi spot disponibili.

REAZIONI NAZIONALI A CONFRONTO: IL MODELLO ITALIANO E QUELLO TEDESCO

I governi europei hanno risposto a queste criticità con strategie divergenti. L’Italia, attraverso ARERA e Snam, ha adottato schemi di compensazione finanziaria: lo Stato copre la differenza di prezzo tra le quotazioni estive e invernali al Punto di Scambio Virtuale (PSV), incentivando gli operatori a partecipare alle aste di stoccaggio. Al contrario, la Germania ha scelto la via degli obblighi normativi.

La “Bundesnetzagentur” impone livelli di inventario rigorosi a fornitori e utenti della rete, delegando la gestione delle riserve strategiche a “Trading Hub Europe GmbH” (THE). Per finanziare queste misure, Berlino applica un onere regolamentare di neutralità dello stoccaggio sui flussi in uscita della rete, preferendo i meccanismi di mercato forzoso ai sussidi diretti.

SCENARI DI CRISI E IMPATTO SUI PREZZI DEL GAS AL TTF

Le prospettive future restano legate all’evoluzione geopolitica. Se la crisi di Hormuz dovesse risolversi rapidamente, l’Europa potrebbe ancora attestarsi su un livello di stoccaggio del 75%, considerato gestibile. Tuttavia, se il blocco dovesse protrarsi fino a tre mesi, Equinor prevede un’impennata dei prezzi del TTF olandese verso i 90 €/MWh.

Tale scenario provocherebbe una riduzione forzata della domanda di circa 10 miliardi di metri cubi nel settore termoelettrico e costringerebbe l’industria a un massiccio passaggio a combustibili alternativi. Nonostante queste fosche previsioni, nell’immediato il mercato mostra una fase di raffreddamento: ad Amsterdam i future sono trattati a 45,12 euro al megawattora, segnando una flessione del 7,17% che attenua, almeno temporaneamente, la pressione speculativa.

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