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Oil&Gas

Perché l’Italia teme un attacco Usa al petrolio di Kharg

Il raid americano sfiora l’hub da cui passa il 90% delle esportazioni iraniane. Trump non esclude un secondo attacco alle infrastrutture petrolifere. Che conseguenze avrebbe?

Nella notte tra venerdì e sabato un massiccio raid Usa ha colpito l’isola di Kharg. Il Presidente Donald Trump sottolinea che ha evitato di distruggere le infrastrutture energetiche “per ragioni di decenza”, ma non esclude un secondo attacco al cuore pulsante delle esportazioni petrolifere iraniane. Che conseguenze potrebbe avere?

PERCHE KHARG È CENTRALE

L’isola di Kharg non è un bersaglio qualunque. Da questo scoglio nel Golfo Persico transita circa il 90% del greggio esportato da Teheran. L’eventuale distruzione delle infrastrutture di carico chiuderebbe i rubinetti di circa 1,6 milioni di barili al giorno (mb/g), con una capacità teorica che arriva fino a 7 milioni.

KHARG, BRENT ALLE STELLE?

Per ora, le banchine di carico e i serbatoi sembrano intatti. Trump ha dichiarato di aver scelto “per ragioni di decenza” di non radere al suolo le infrastrutture energetiche, ma la minaccia è esplicita: se il transito nello Stretto di Hormuz non verrà ripristinato, Kharg potrebbe cessare di esistere come hub petrolifero.

Gli analisti di Chatham House e i trader di Londra e Milano sono in allarme rosso. Se l’infrastruttura di Kharg venisse colpita o messa fuori uso le conseguenze sarebbero importanti. Infatti, il prezzo del Brent, già schizzato sopra i 92-95 dollari, potrebbe facilmente toccare i 150 dollari al barile nel giro di poche sessioni. E non è tutto.

Nonostante il petrolio di Kharg sia destinato principalmente alla Cina, la sua sparizione costringerebbe Pechino ad acquistare forniture alternative sui mercati internazionali, scatenando una competizione globale sui prezzi.

COSA RISCHIA L’ITALIA

La chiusura dei rubinetti dell’Iran colpirebbe con particolare intensità l’Italia e l’Europa, poiché si trovano in una posizione di estrema vulnerabilità a causa della dipendenza energetica.
L’effetto immediato per il consumatore italiano sarebbe al distributore. Se il Brent toccasse punte di 150 dollari, il prezzo di benzina e gasolio in Italia supererebbe ampiamente la soglia psicologica dei 2,50 euro al litro. Un rialzo che darebbe il via a una spirale inflattiva da costi di trasporto che colpirebbe ogni bene di consumo. Infatti, un nuovo shock energetico potrebbe rendere i costi di produzione insostenibili, portando alla stagflazione: prezzi salgono mentre l’economia rallenta o entra in recessione a causa della contrazione dei consumi e degli investimenti.

ANCHE IL GAS PREOCCUPA

Un blocco prolungato nel Golfo Persico metterebbe pressione su tutto il mercato del GNL (Gas Naturale Liquido). La chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz costringerebbe molte navi metaniere a una deviazione forzata attorno al Capo di Buona Speranza, aumentando anche i costi di nolo e i tempi di consegna, con un effetto negativo sui prezzi del gas al PSV.

LA REAZIONE DELL’IRAN

Un attacco alle infrastrutture petrolifere di Kharg è un rischio anche per le infrastrutture italiane ed europee in Medio Oriente.

“Se Kharg brucia, bruceranno anche le infrastrutture dei partner degli USA nella regione”, hanno avvertito i Pasdaran.

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