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Perché per l’Europa un embargo al petrolio russo non è la scelta migliore

Unione Europea

Un embargo porterebbe ad un aumento dei prezzi. Le vendite di petrolio russo all’UE continueranno per mesi e ciò farebbe aumentare i profitti della Russia

Il piano della Commissione Europea di colpire il petrolio russo con l’ultimo pacchetto di sanzioni vuole aumentare la pressione su Mosca. Il petrolio è una delle principali fonti di valuta forte per la Russia e, dall’introduzione delle sanzioni, è diventato ancora più vitale per l’economia del Paese, oltre che una fonte cruciale di finanziamento per la guerra all’Ucraina.

Tuttavia, fondamentalmente, l’introduzione di un embargo graduale sul petrolio russo che è stata proposta potrebbe rivelarsi controproducente, almeno a breve termine. Considerando anche il fatto che esiste un’opzione migliore.

Indubbiamente una delle immediate conseguenze dell’annuncio di un embargo graduale sarà un aumento dei prezzi: poiché le vendite di petrolio russo all’Unione Europea continueranno per diversi mesi a venire, ciò potrebbe aumentare i profitti della Russia, fornendo una spinta a breve termine al suo bilancio del governo, mentre la guerra infuria.

Inoltre, mentre un embargo graduale darebbe all’Europa il tempo di sviluppare forniture petrolifere alternative, allo stesso tempo consentirebbe alla Russia di assicurarsi delle nuove opportunità di esportazione. E anche se le misure per limitare l’accesso russo al trasporto marittimo sono una parte importante del pacchetto UE, potrebbero non essere sufficienti a scoraggiare i clienti alternativi del petrolio russo, in un mondo così affamato di energia.

Infine, un aumento dei prezzi dopo l’annuncio dell’embargo sarà un freno alla ripresa globale dopo la pandemia, motivo per cui il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Janet Yellen, ha chiesto all’UE di procedere con cautela nel vietare il petrolio russo.

L’ALTERNATIVA DI UN DAZIO IMMEDIATO SU TUTTE LE IMPORTAZIONI DI PETROLIO RUSSO

L’Unione Europea dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di intraprendere una strada diversa, quella di un dazio punitivo immediato su tutte le esportazioni russe di petrolio greggio, prodotti petroliferi e, possibilmente, anche il gas naturale.

Un dazio sarebbe uno strumento flessibile per aumentare o ridurre la pressione sulla Russia, a seconda della situazione in Ucraina: ridurrebbe immediatamente le entrate russe, dando comunque a Mosca un incentivo a vendere agli acquirenti occidentali; dal momento che il petrolio e il gas continuerebbero a fluire, poi, i prezzi globali diminuirebbero, riducendo ulteriormente i profitti russi. Infine, darebbe anche alla Russia un motivo in meno per costruire rapidamente delle nuove infrastrutture per esportare combustibili fossili verso Paesi terzi.

Il motivo per cui l’opzione del dazio finora è stata rifiutata è a causa di due malintesi tra i responsabili politici europei: in primo luogo, che aumenterebbe i prezzi per i consumatori più di altre alternative, e in secondo luogo, che il presidente russo Vladimir Putin non lo accetterebbe, scegliendo di fermare immediatamente i flusso di petrolio e gas.

Tuttavia, gli effetti sul prezzo di un dazio dipendono dalla capacità di venditori e acquirenti di trovare delle alternative: più sarà difficile per la Russia sviluppare delle nuove rotte di esportazione, più semplice sarà per l’UE trovare delle forniture petrolifere alternative e ridurre la domanda interna e maggiore sarà la volontà della Russia di pagare il dazio.

Poiché attualmente le strozzature infrastrutturali impediscono qualsiasi reindirizzamento sostanziale verso l’Asia, le esportazioni russe di petrolio e gas verso l’Europa sono piuttosto anelastiche nel breve e medio termine. L’UE ha quindi una reale possibilità di garantire che i dazi siano pagati per lo più dalla Russia, anziché essere trasferiti ai consumatori europei.

LE CONSEGUENZE DI UN DAZIO E LA SITUAZIONE ATTUALE NEI PAESI UE

Con una strategia energetica audace, l’Europa potrebbe minacciare in modo credibile di tagliare le entrate del petrolio e del gas della Russia, riducendo al minimo le conseguenze economiche interne di un dazio.
E, per migliorare la sua posizione, l’UE dovrebbe puntare a ridurre la domanda di petrolio e gas in tutti i Paesi europei, aumentando al contempo l’uso di tutte le risorse energetiche alternative disponibili. Naturalmente, la riduzione della domanda di petrolio e gas comporterà l’interruzione dei sussidi e l’incoraggiamento dei cittadini a consumare meno. Misure del genere sono politicamente difficili, ma in questo momento sono urgenti.

Le risposte del governo all’aumento dei prezzi dell’energia sono state per lo più controproducenti, aumentando la dipendenza dell’UE dalla Russia, anziché ridurla. I sussidi diretti ai prezzi dell’energia e i tagli alle tasse hanno sostenuto il consumo di petrolio e gas. Inizialmente progettate per fornire una soluzione rapida a quello che doveva essere un problema temporaneo, queste misure sono ora aumentate a dismisura, diventando strutturali.

I governi europei devono riconoscere che l’aumento dei prezzi dell’energia non è il problema ma, di fatto, è parte della soluzione, e che tagliare la domanda di petrolio e gas è fondamentale per aumentare la nostra resilienza energetica.

L’Europa ha bisogno di rifornire i suoi depositi di gas prima del prossimo inverno per evitare il ricatto energetico di Putin, e ogni metro cubo di gas che non viene consumato adesso conta.

LE INDICAZIONE DELL’AIE PER RISPARMIARE PETROLIO E GAS

I governi dovrebbero avere il coraggio di dire ai propri cittadini che l’Europa si trova nel mezzo di quella che forse rappresenta la più grande crisi energetica della sua storia.

Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, delle semplici azioni come abbassare il termostato o alzare l’aria condizionata di appena 1°C, lavorare da casa quando possibile o ridurre la velocità di crociera in autostrada di 10 chilometri all’ora potrebbero far risparmiare abbastanza petrolio da riempire 120 super petroliere e abbastanza gas naturale da riscaldare 20 milioni di case.

Rispetto alle difficili e costose opzioni sul versante dell’offerta, come la ricerca di sostanziali volumi aggiuntivi di GNL, opzioni sul versante della domanda come queste potrebbero essere una vittoria significativa e rapida. Poi, per quanto riguarda l’attivazione della rappresaglia di Putin con un dazio, quest’ultimo potrebbe accadere: la recente chiusura delle forniture a Polonia e Bulgaria mostra che questa possibilità non dovrebbe essere respinta.

Tuttavia, la proposta di un embargo petrolifero graduale non farebbe che aumentare ulteriormente la probabilità di un arresto dell’approvvigionamento, e chiaramente rappresenta l’opzione peggiore per l’Europa.

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