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Petrolio, cosa sta succedendo in Libia

Libia

La Noc ha ribadito che non revocherà la forza maggiore sulle esportazioni di greggio dai terminal petroliferi della Libia, a meno che questi impianti non verranno smilitarizzati

La National Oil Corp (Noc) di proprietà dello Stato libico ha ribadito che non revocherà la forza maggiore sulle esportazioni di greggio dai terminal petroliferi, a meno che questi impianti non verranno smilitarizzati. Queste dichiarazioni sono arrivate proprio nel momento in cui numerosi report indicano progressi nei colloqui tra il Governo di Accordo Nazionale appoggiato dall’Onu e l’Esercito Nazionale Libico di Haftar, il tutto grazie alla mediazione di Turchia e Russia.

COLLOQUI PROSEGUONO

Alcune fonti hanno anche indicato a S&P Global Platts che i negoziati per riavviare la maggior parte della produzione di greggio libico e porre fine al blocco di otto mesi sulle esportazioni petrolifere del Paese stavano continuando, con la questione della distribuzione dei proventi petroliferi ancora in sospeso.

SMILITARIZZARE LE STRUTTURE

Il presidente di Noc Mustafa Sanalla ha ammesso che le trattative per raggiungere un accordo includonno un piano chiaro e trasparente, ma al momento non sarebbe vicino alla conclusione salvo, appunto, una smilitarizzazione delle strutture. “Tutti i gruppi armati devono lasciare tutti i giacimenti petroliferi e i porti e renderli zone demilitarizzate. Altrimenti, qualsiasi accordo è un percorso di fantasia”.

QUANTO PRODUCE LA LIBIA

La Libia sta attualmente pompando circa 120.000 b/g a fronte di circa 1,10 milioni di b/g prima del blocco.

I RICHIAMI DI SANALLA

Sanalla ha più volte richiamato potenze e mercenari stranieri per l’ingerenza nel settore petrolifero del Paese, accusandoli di impedire al produttore nordafricano di riprendere la produzione. “Alla luce dell’attuale caos e delle trattative non organizzate, la forza maggiore non può essere revocata – ha detto Sanalla -. Abbiamo più di cinquanta carri armati pieni di centinaia di migliaia di tonnellate di idrocarburi altamente infiammabili ed esplosivi, e abbiamo mercenari stranieri all’interno di queste strutture, e la forza maggiore non può essere sollevata in presenza di questi mercenari stranieri”.

Sanalla ha indicato in particolare il gruppo di sicurezza russo Wagner, presente in molti impianti petroliferi della Libia. “Non permetteremo ai mercenari wagneriani di svolgere un ruolo nel settore petrolifero nazionale”.

COSA DICONO GLI ANALISTI

Nonostante alcuni colloqui si muovano in una direzione positiva, gli analisti continuano a diffidare di un imminente riavvio della produzione. “Un riavvio dipenderà in ultima analisi da un accordo di condivisione dei proventi petroliferi accettato da Khalifa Haftar e dai suoi finanziatori stranieri (gli Emirati Arabi Uniti in particolare, ma anche la Russia e l’Egitto), e da un cambiamento nelle dinamiche militari sul campo”, ha detto S&P Global Platts Analytics in una recente nota.

COSA PREVEDONO LE STIME DI PRODUZIONE

Platts Analytics prevede che la produzione libica di greggio raggiungerà i 365.000 b/g entro dicembre, di cui 300.000 b/g dai campi occidentali onshore, ma le esportazioni orientali (che hanno una capacità di 800.000 b/g) non inizieranno prima dell’aprile 2021.