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Petrolio e gas, bene le scoperte 2019. Il futuro è in acque profonde

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Nonostante le esplorazioni di petrolio e gas, tuttavia, il numero di nuovi pozzi è sceso al minimo da 70 anni a questa parte.

Malgrado il boom dello shale oil e dello shale gas e il crollo dei prezzi degli idrocarburi che si è vissuto negli ultimi tempi, nel mondo si stanno facendo ancora enormi scoperte di fonti fossili. Nonostante le esplorazioni, tuttavia, il numero di nuovi pozzi è sceso al minimo da 70 anni a questa parte.

FINORA 8 MLD DI BARILI DI PETROLIO EQUIVALENTE DI SCOPERTE

Nel complesso, il 2019 ha registrato finora nuove scoperte per quasi 8 miliardi di barili di petrolio equivalente, rispetto ai 10 miliardi di barili di petrolio equivalenti scoperti l’anno scorso. Ma la cosa più sorprendente è che le nuove scoperte non sono nemmeno vicine a tenere il passo con la perdita di risorse convenzionali. Secondo Rystad Energy, l’attuale rapporto di sostituzione delle risorse per le risorse convenzionali è solo del 16%. In altre parole, solo un barile su sei consumato viene sostituito con nuove risorse.

BENE RUSSIA, GUAYANA E GOLFO DEL MESSICO

Quindi, non solo il ritmo di scoperte mondiali è diminuito, ma si trovano anche in luoghi geologici molto più impegnativi e generalmente offshore, il che significa che potrebbero volerci molti anni solo per portare le nuove risorse in produzione. In generale, se la Russia ha registrato tecnicamente la maggior parte delle scoperte petrolifere in termini di barili di petrolio equivalenti di riserve recuperabili, l’anno non è ancora finito, e il bacino della Guyana-Suriname si è dimostrato una prospettiva molto allettante. Non solo la ExxonMobil ha fatto 14 scoperte, ma la Tullow è intervenuta con altre due nelle vicine, mentre Apache sta perforando proprio ora nella parte del bacino in Suriname. Fino a che non si saprà l’entità delle risorse recuperabili, al momento, la Russia è al primo posto nella classifica delle scoperte del 2019, seguita da Guyana e Cipro.

RUSSIA: 1.5 MILIARDI DI BARILI DI PETROLIO EQUIVALENTE NELLE ACQUE ARTICHE RUSSE

Finora, quest’anno la Russia ha scoperto quasi 1,5 miliardi di barili di petrolio equivalente (Bboe) grazie ai ritrovamenti di Dinkov e Nyarmeyskoye sulla piattaforma continentale della penisola di Yamal nel mare di Kara. In termini di gas naturale, il giacimento ha risorse per 17 trilioni di piedi cubi (Tcf). Ma questo è gas di Gazprom. Quando si parla di petrolio artico, Rosneft, gestita sempre dallo Stato russo, sta attraversando un periodo più difficile. Per far decollare i suoi progetti artici, Rosneft avrà bisogno di 40 miliardi di dollari in tagli fiscali da parte del governo. Secondo Moscow Times, Rosneft si era assicurata un accordo con i finanzieri indiani per investire in una quota del 15-20 per cento, ma questo sarebbe successo solo se a Rosneft fosse stata concessa un’agevolazione fiscale di 40 miliardi di dollari nei prossimi 30 anni. Il problema per gli investitori è che, mentre le riserve del progetto Vostok Oil di Rosneft valgono circa 15 miliardi di dollari, il cambiamento climatico sta facendo naufragare le infrastrutture petrolifere e del gas, rendendo il progetto ancora più costoso. Quindi, la Russia potrebbe essere in prima linea nelle scoperte di quest’anno, ma se si parla di estrazione, è tutto un altro problema.

GUYANA: PIÙ DI 6 MILIARDI DI BARILI, E L’ARRAMPICATA

La ExxonMobil ha appena inserito per la prima volta la Guyana nella mappa di petrolio e gas. E non è solo si è trattato di una grande scoperta ma addirittura di una scoperta enorme. In realtà, si tratta di una serie di scoperte – 14 finora – operate proprio da Exxon e da Tullow Oil che ha annunciato anch’essa due nuove scoperte. Prima delle ultime tre scoperte di Tripletail, Jethro-1 e Joe-1, la Guyana aveva già raggiunto i 6 miliardi di barili di petrolio equivalente nel blocco di Stabroek. Ora queste nuovi scoperte, rispettivamente di Exxon, e Tullow – con i partner Total, Eco Atlantic e Qatar Petroleum – fanno sperare in un’ulteriore incremento delle quantità. Secondo Oilprice il potenziale per la Guyana è enorme, con alcune stime che calcolano la produzione futura della Guyana a 750 ila entro i prossimi cinque anni che sarebbe essenzialmente un barile di petrolio prodotto ogni giorno per ogni uomo, donna e bambino del paese. Cosa potrebbe far inciampare questo boom della Guyana? Tanto per cominciare è in corso una disputa sul confine marittimo con il Venezuela, e alcune delicate politiche interne che vedranno le elezioni arrivare proprio la prossima primavera, quando la Exxon si aspetta la prima produzione del suo progetto Liza Phase 1.

CIPRO: FINO A 8 TRILIONI DI METRI CUBI DI GAS CONTESI

Nel mese di febbraio, la Exxon ha effettuato la più grande scoperta di gas naturale degli ultimi due anni al largo della costa di Cipro. Exxon ha scoperto giacimenti che si stimano contengano 5-8 trilioni di piedi cubi, che l’Unione Europea sta guardando con interesse come una via attraverso cui ridurre il dominio russo nella regione. Qui il problema è rappresentato dalla Turchia: Erdogan ha risposto inviando provocatoriamente le proprie navi nella Zona economica esclusiva di Cipro per iniziare a perforare per conto proprio. In disaccordo con Cipro con cui contende il tratto di mare. “La Turchia vincerà questa battaglia? Non è probabile, ma di certo gli investitori non sono entusiasti della recente dichiarazione del gigante petrolifero Eni sul fatto che se la Turchia dovesse navi da guerra nella zona, smetterebbe di perforare pozzi”, ha sottolineato Oilprice.

2019 E OLTRE: QUALI SITI DA TENERE D’OCCHIO

I tre siti principali per tenere d’occhio nell’ultimo trimestre dell’anno per scoperte di idrocarburi sono Suriname e il Golfo del Messico. Per quanto riguarda il Suriname, il governo – e qualsiasi investitore esperto – prevede che i ritrovamenti nella Guyana si estenderanno oltre il confine marittimo. E malgrado nessuno finora sia riuscito a trovare petrolio, ci sono buone speranze che Apache, riesca là dove molti hanno fallito. Nel Golfo del Messico, invece, Shell – insieme a Chevron, Equinor e Repsol – ha trovato uno dei più grandi giacimenti petrolifere ad aprile, nel corridoio di Perdido. La Shell ha avuto particolare successo nelle acque profonde del Golfo del Messico ed è sulla buona strada per produrre più di 900.000 barili di petrolio equivalente al giorno entro il prossimo anno. Nel 2018 la produzione di greggio del Golfo del Messicoè stata in media di 1,8 bpd. Si trattava di un nuovo record, e la Eia si aspetta un altro record quest’anno e il prossimo. Infatti, la produzione sembra destinata a raggiungere 1,9 milioni di bpd quest’anno e 2 milioni di bpd nel 2020. In sostanza, conclude Oilprice “la produzione onshore sta superando quella offshore, ma l’età delle scoperte onshore è finita. Il futuro gioco della scoperta è decisamente in acque profonde”.