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Petrolio, esplorazioni convenzionali al palo. Mai così male negli ultimi 70 anni

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Un nuovo rapporto di IHS Markit ha rilevato infatti che le scoperte di petrolio convenzionali sono scese al minimo e “non si prevede un rimbalzo significativo” nel futuro prossimo.

Gli ultimi tre anni sono stati il peggior periodo di tempo nell’arco di settant’anni per le nuove scoperte di petrolio convenzionali. Un nuovo rapporto di IHS Markit ha rilevato infatti che le scoperte petrolifere convenzionali sono scese al minimo e “non si prevede un rimbalzo significativo” nel futuro prossimo.

ESPLORAZIONE CONVENZIONALE IN CALO DAL 2008

L’esplorazione convenzionale, al contrario dello sviluppo non convenzionale, incluso lo Shale, era già in calo dopo il 2008 a causa della crisi finanziaria globale e delle sue conseguenze che si sono sovrapposte all’aumento esponenziale delle nuove tecniche di horizontal drilling e hydraulic fracturing in diversi bacini di scisto americano. Ma il crollo dei prezzi del petrolio nel 2014 ha davvero rovesciato l’esplorazione convenzionale – e quindi le scoperte – alle sue spalle.

UN PÒ DI STORIA: PREZZI IN RIMBALZO DOPO L’ACCORDO OPEC+

Dopo l’astensione dell’OPEC dal taglio della produzione a fronte del surplus di offerta in crescita alla fine del 2014, i prezzi sono fortemente diminuiti e hanno continuato a scendere per gran parte del successivo anno e mezzo. All’inizio del 2016 il petrolio WTI ha toccato il fondo portandosi sotto i 30 dollari al barile, poco prima di un taglio alla produzione da parte dell‘OPEC + che ha portato a un rimbalzo dei prezzi duraturo a partire dal 2017.

LE MAJOR HANNO PUNTATO SULLE TRIVELLAZIONI SHALE A CICLO PIÙ BREVE E CON MENO RISCHI

La recessione pluriennale del settore petrolifero ha colpito l’esplorazione convenzionale in diversi modi. Non solo le aziende hanno ridotto la spesa e annullato le iniziative più rischiose, ma le major e gli investitori petroliferi hanno iniziato a considerare le trivellazioni Shale a ciclo breve come meno rischiose. Questo perché le aziende erano in grado di convertire i progetti e quindi di dirottare gli investimenti nel giro di poche settimane o mesi, e non invece negli anni generalmente necessari per i progetti convenzionali su larga scala, in particolare quelli offshore in acque profonde. Il capitale è passato cosi massicciamente dallo sviluppo convenzionale a quello non convenzionale.

DA QUI IL BOOM SHALE E LA FRENATA DELLE PERFORAZIONI “TRADIZIONALI”

Com’era prevedibile, ciò ha portato a un brusco aumento della produzione Shale negli Stati Uniti, e contemporaneamente a una forte contrazione delle scoperte convenzionali. “Uno dei principali driver è stato lo spostamento degli investimenti da parte degli indipendenti statunitensi dall’esplorazione internazionale alle opportunità Shale negli Stati Uniti – con progetti a ciclo più breve – a cui si associa una maggiore flessibilità per rispondere alle mutevoli condizioni del mercato”, ha dichiarato in una nota Keith King, senior advisor di IHS Markit e autore del rapporto. “Questi operatori potevano, infatti, disattivare rapidamente un progetto non convenzionale e fermare o rinviare le perforazioni al mese successivo nel caso in cui i prezzi del petrolio fossero diminuiti”.

NUMERO ESPLORAZIONI IN CALO ANCHE PER LA SCELTA DI INVESTIRE IN ZONE MATURE

In questo quadro generale, IHS ha anche evidenziato come la dimensione media delle scoperte di petrolio convenzionali sia diminuita nel corso del tempo, a causa dello spostamento di interesse dell’industria petrolifera dalle zone “di frontiera” ed “emergenti” più rischiose ma anche più ricche di risorse, a regioni più mature. Il numero di pozzi perforati in aree non esplorate e non testate in acque profonde è sceso infatti dai 161 del 2014 ai soli 68 nel 2018. petrolio

SCOPERTE MEDIAMENTE PIÙ PICCOLE NEGLI ULTIMI ANNI

Le grandi compagnie petrolifere hanno in sostanza, lasciato le acque profonde e ultra-profonde con riserve generalmente più grandi e hanno iniziato a concentrarsi sempre più sulle acque basse, sulle aree onshore e le zone mature che presentano meno incertezze e i tempi di consegna più brevi. Lo spostamento dell’attenzione su queste aree ha fatto sì che quando un‘azienda ha fatto una scoperta, negli ultimi anni è stato mediamente più piccola, ha rilevato la societàdi consulenza. IHS ha calcolato, infatti, che i bacini all’inizio del loro ciclo di vita tendono ad avere riserve che sono dieci volte più grandi di bacini maturi. Una scoperta media in bacini ad inizio vita ha garantito circa 210 milioni di barili rispetto ai soli 25 milioni di barili della scoperta media in un’area più matura. Ci sono alcune eccezioni alla tendenza generale, con alcune grandi aziende che ancora ‘spingono’ all’estero, ma la spesa e l’esplorazione a livello industriale è generalmente in calo.

LE DIFFICOLTÀ FINANZIARE DEL SETTORE SHALE POTREBBERO PRESTO RIPORTARE IN AUGE IL SETTORE PETROLIFERO CONVENZIONALE

Ma le cose potrebbero presto cambiare di nuovo. “I risultati finanziari poco brillanti della produzione onshore non convenzionale in Nord America possono riportare più operatori all’esplorazione convenzionale a lungo termine”, ha concluso Keith King.