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crisi petrolifera 2026

Petrolio, l’AIE libera 400 milioni di barili dalle riserve: l’Iran minaccia quotazioni a 200 dollari

Intervento storico dei 32 Paesi membri per contrastare il blocco dello Stretto di Hormuz. Teheran annuncia attacchi continui alle petroliere e sfida la capacità degli Stati Uniti di controllare i prezzi.

I 32 Paesi membri dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) hanno approvato all’unanimità un’immissione straordinaria di 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche globali. La decisione punta a stabilizzare i mercati travolti dal conflitto in Medio Oriente e dalla quasi totale paralisi dello Stretto di Hormuz. Contemporaneamente, dal comando militare iraniano giunge un monito di segno opposto: l’annuncio di una rappresaglia sistematica contro le navi cisterna che potrebbe spingere il costo del barile fino alla soglia dei 200 dollari.

LA RISPOSTA COORDINATA DELL’AGENZIA INTERNAZIONALE DELL’ENERGIA

L’annuncio del rilascio delle scorte è giunto al termine di una riunione d’urgenza convocata dal Direttore Esecutivo dell’AIE, Fatih Birol. L’intervento è stato definito senza precedenti per dimensioni e rapidità, configurandosi come la sesta azione collettiva dalla fondazione dell’ente nel 1974 e la terza negli ultimi quattro anni, dopo i due interventi del 2022 seguiti all’invasione dell’Ucraina. Fatih Birol ha sottolineato che “le sfide che il mercato petrolifero sta affrontando sono di portata senza precedenti”, spiegando come la solidarietà tra i membri sia l’unica via per una risposta globale a perturbazioni di tale entità.

Attualmente, i Paesi aderenti detengono complessivamente oltre 1,2 miliardi di barili di scorte pubbliche, supportate da ulteriori 600 milioni di barili di riserve industriali. La mobilitazione dei 400 milioni di barili avverrà secondo tempistiche calibrate sulle necessità dei singoli Stati, con la possibilità di misure integrative nazionali per rafforzare l’effetto calmierante.

LA PARALISI DELLO STRETTO DI HORMUZ E L’IMPATTO SUI FLUSSI

Il cuore della crisi risiede nell’interruzione dei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz, iniziata il 28 febbraio 2026. Questa arteria marittima, fondamentale per il passaggio di un quarto del commercio mondiale di greggio, vede oggi i volumi di esportazione crollati a meno del 10% rispetto ai livelli ordinari.

Nel 2025, attraverso questo corridoio transitavano mediamente 20 milioni di barili al giorno tra greggio e prodotti raffinati; oggi, la quasi totale chiusura costringe i produttori dell’intera regione a ridurre drasticamente o sospendere l’estrazione, data l’impossibilità di far defluire la merce e le scarse opzioni di rotte alternative. L’AIE ha confermato che il monitoraggio sui mercati del gas e del petrolio resterà costante, fornendo raccomandazioni periodiche ai governi per gestire quella che si preannuncia come una delle fasi più critiche degli ultimi decenni.

L’AVVERTIMENTO DELL’IRAN E LA MINACCIA DI NUOVI ATTACCHI

Dalle fila del comando militare iraniano è giunta una presa di posizione estremamente dura che smentisce la capacità di controllo degli Stati Uniti sui listini. Ebrahim Zolfaqari, portavoce delle forze armate di Teheran, ha dichiarato senza mezzi termini: “Non permetteremo che nemmeno un litro di petrolio raggiunga i sionisti americani e i loro partner. Qualsiasi nave o petroliera diretta a loro sarà un bersaglio legittimo”.

Secondo Zolfaqari, il mondo deve prepararsi a vedere il petrolio a 200 dollari al barile, poiché il valore della materia prima dipenderebbe direttamente da una sicurezza regionale che il comando iraniano ritiene essere stata destabilizzata dagli avversari occidentali. Il portavoce ha inoltre annunciato un cambio di strategia operativa, affermando che l’Iran passerà da una logica di “attacchi reciproci” a una fase di “attacchi continui” contro le infrastrutture e i vettori nemici.

IL MONITORAGGIO DELL’OPEC E IL RUOLO DELLE SCORTE STATUNITENSI

In questo scenario di estrema tensione, l’Opec ha pubblicato il suo ultimo rapporto sollecitando un monitoraggio rigoroso degli sviluppi, pur ritenendo prematuro stimare l’impatto definitivo sulla crescita economica globale. Se nella fine di febbraio i futures erano stati sostenuti dai premi di rischio geopolitico, i guadagni si sono parzialmente attenuati a causa dell’incertezza sulle politiche tariffarie degli Stati Uniti e della debolezza dei mercati azionari americani.

Un fattore di stabilizzazione parziale è giunto dai dati dell’Eia, che hanno rilevato un aumento di circa 16 milioni di barili nelle scorte di greggio degli Stati Uniti nella settimana terminata il 20 febbraio. Tuttavia, l’Opec osserva che il sentiment del mercato resta estremamente sensibile a ogni variazione del quadro bellico e alle possibili evoluzioni delle sanzioni internazionali.

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