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Petrolio: Per la Russia produzione in calo nel 2020

Russia

Per il petrolio russo si tratterebbe della prima volta dal 2008. Intanto, secondo il World Economic Forum, la crisi offre l’opportunità di prendere in considerazione un nuovo ordine energetico per consentire la transizione energetica in modo sostenibile

Con l’accordo di riduzione della produzione di Opec+, la produzione di petrolio russo potrebbe diminuire del 15% nel 2020. Lo ha certificato il ministro russo dell’energia Alexander Novak in un’intervista all’agenzia di stampa Interfax. Se così fosse, quest’anno la produzione russa di petrolio e di condensa potrebbe essere compresa tra 480 e 500 milioni di tonnellate – o tra 9,6 milioni di barili e 10 milioni di barili, in caso di conformità al 100% con il nuovo accordo Opec+.

PRIMA VOLTA DAL 2008

Non si tratta di un dato di poco conto visto che, secondo le stime di Reuters, un eventuale calo della produzione nel 2020 sarebbe il primo registrato in Russia dal 2008. La produzione di petrolio e condensa in Russia ha raggiunto il livello record per l’era post-sovietica nel 2019, nonostante il ruolo fondamentale di Mosca nei tagli dell’Opec+. La Russia ha pompato 11,25 milioni di barili di greggio e condensa nel 2019, rispetto agli 11,16 milioni di barili nel 2018, il precedente record di produzione nell’era post-sovietica.

Il nuovo record di produzione petrolifera del 2019 ha dimostrato che una delle parti principali dell’accordo Opec+, e sicuramente la parte chiave nel campo di produttori non Opec dell’accordo, non ha di fatto rispettato la sua quota dei tagli per gran parte del 2019.

A QUANTO AMMONTA IL TAGLIO RUSSO

Facendo riferimento al nuovo accordo Opec+ in cui la Russia si è impegnata a ridurre la sua produzione a 8,5 milioni di barili al mese a maggio e giugno partendo dalla base di febbraio 2020, Novak ha affermato che tutte le società aderiranno all’accordo e che la Russia dovrebbe registrare il record di conformità del 100%.

La Russia dovrà tagliare la sua produzione di circa 2 milioni di barili al giorno, o del 19 per cento, a partire da febbraio 2020, ha detto Novak a Interfax, aggiungendo che tutte le società in Russia – compresi i progetti nell’ambito di accordi di condivisione della produzione con le major petrolifere internazionali – ridurranno la produzione. Ogni azienda deve contribuire ai tagli affinché il mercato possa iniziare il bilanciamento e uscire dalla crisi, ha ammesso Novak.

PREZZI WTI E BRENT TORNANO A SALIRE MA SONO SEMPRE GLI STOCCAGGI A FARE LA DIFFERENZA

Nelle ultime ore, intanto, i prezzi del petrolio sia Wti sia Brent, sono tornati a salire anche se le preoccupazioni sugli stoccaggi rimangono al centro delle preoccupazioni di analisti e operatori di mercato. Ciò malgrado l’American Petroleum Institue abbia modificato le stime degli stoccaggi che ammontano non a 13.226 milioni di barili di petrolio, ma bensì 10.619 milioni di barili. Una differenza di quasi tre milioni di barili enorme per l’attuale situazione di mercato, che dà dunque ancora più spazio di manovra.

Nonostante le “buone” notizie, tuttavia, molti analisti vedono ancora nero per le prossime settimane. Craig Erlam, analista di mercato senior di OANDA, ha spiegato: “La carneficina rimarrà finché il mercato rimarrà così incredibilmente squilibrato e più ci avvicineremo a metà maggio più vederemo che le strutture di stoccaggio sono piene fino all’orlo”.

L’OPPORTUNITA’ DI UN NUOVO ORDINE ENERGETICO MONDIALE SECONDO IL WEF

Il trambusto creato dal coronavirus potrebbe però creare le basi per una riforma complessiva del settore. Ad auspicarlo è un rapporto di questa settimana dal World Economic Forum che evidenzia questa opportunità unica, sostenendo che “la crisi offre l’opportunità di prendere in considerazione un nuovo ordine energetico per consentire la transizione energetica in modo sostenibile”.

“Sebbene questo sia il modo peggiore possibile per iniziare un decennio, la pandemia di coronavirus e il crollo dei prezzi del petrolio offrono anche l’opportunità di prendere in considerazione interventi non ortodossi nei mercati dell’energia e la collaborazione globale per sostenere la fase di ripresa una volta che la crisi acuta si attenua”, ha affermato il Forum economico mondiale. “Questo gigantesco reset ci offre la possibilità di lanciare strategie aggressive, lungimiranti e di lungo termine che conducano a un sistema energetico diversificato, sicuro e affidabile che alla fine supporterà la crescita futura dell’economia mondiale in modo sostenibile ed equo”.

“Le minacce all’infrastruttura dovute a eventi meteorologici estremi, il crescente rischio di attacchi informatici e l’interruzione del bilancio tra domanda e offerta a causa di shock esterni come COVID-19 espongono vulnerabilità nel sistema. Questo può essere dannoso per la società in generale “, ha concluso il rapporto del World Economic Forum. “I risultati duraturi e sistemici possono venire solo da un approccio equilibrato, che valorizza la crescita economica, la sicurezza e l’affidabilità insieme alla sostenibilità e promuove la stabilità nei mercati dell’energia”.