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Petrolio: Sarà Petrobras il più grande produttore mondiale nel 2030. Il report Rystad

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RJ - MOVIMENTAÇÃO/PETROBRAS - GERAL - Movimentação em frente ao prédio da Petrobras localizado na Avenida Republica do Chile, n° 65, no centro do Rio de Janeiro, na manhã desta terça-feira (01). 01/04/2014 - Foto: ALE SILVA/FUTURA PRESS/FUTURA PRESS/ESTADÃO CONTEÚDO

Il Brasile ha manifestato l’intenzione di aderire al cartello dei produttori di petrolio Opec, in seno al quale sarebbe il terzo produttore per volume

La brasiliana Petrobras, in parte controllata dallo Stato, è destinata a diventare la più grande azienda produttrice di petrolio al mondo entro il 2030. Lo afferma l’agenzia di analisi Rystad Energy in uno studio basato sull’elaborazione degli ultimissimi dati disponibili su esplorazioni e produzione.

Aditya Ravi specialista dell’America Latina di Rystad, ha parlato di una “rilevanza immensa e simbolica” per questa possibile evoluzione. Del resto, i numeri che evoca sono eloquenti: “Prevediamo che la Petrobras sia in grado di aumentare la propria produzione di oltre 1,5 milioni di barili al giorno nel prossimo decennio”.

PRIMI AL MONDO PER PRODUZIONE DI PETROLIO

Già nel corso di quest’anno, l’azienda di Rio de Janeiro è passata dal quinto al terzo posto nella classifica dei più grandi produttori, raggiungendo un livello produttivo pari a circa 2,2 milioni di barili di petrolio al giorno nel terzo trimestre. Al momento, è sopravanzata solo dalla russa Rosneft e dalla cinese PetroChina.

In base alle proiezioni diffuse da Rystad, però, Petrobras sopravanzerà i secondi già nei prossimi mesi, quando la sua produzione giornaliera salirà fino a circa 2,6 milioni di barili. Per detronizzare i russi, bisognerà per l’appunto aspettare il 2030: quando i brasiliani saranno in grado di immettere sul mercato fino a 3,8 milioni di barili al giorno (queste previsioni, ovviamente, possono tener conto solo di quanto si conosce oggi: scoperte inaspettate potrebbero cambiare anche drasticamente l’andamento dei grafici).

NUOVI GIACIMENTI DA SFRUTTARE

Qual è il segreto di questo già concreto successo, destinato a consolidarsi sempre di più? L’agenzia di analisi norvegese lo spiega tenendo conto soprattutto dell’acquisizione di nuovi campi petroliferi, ancora in fase di esplorazione più accurata ma già considerati molto promettenti.

A luglio, la Petrobras ha acquisito il 90% dei diritti di esplorazione e sfruttamento del campo Buzios e l’80% (in consorzio con la cinese CNODC, a cui spetta il restante 20%) del campo Aram: sono entrambi offshore e a grande profondità, nella baia di Santos nel Brasile meridionale. Il primo potrebbe contenere fino a 8 miliardi di barili di petrolio, il secondo fino a 15 miliardi.

Ovviamente, per mettere a profitto queste risorse ci sarà bisogno di grandi investimenti infrastrutturali: Rystad stima che per tutto il Brasile – per i progetti indicati e per altri ancora – tra il 2020 e il 2025 si arriverà a spendere fino a 70 miliardi di dollari.

IL BRASILE VERSO L’OPEC

Del resto, il paese sudamericano è già tra i primi produttori al mondo: nel 2018 esattamente il nono, con una produzione di 3,4 miliardi di barili al giorno, secondo i dati dell‘Agenzia internazionale dell’energia. Per l’Agenzia nazionale del petrolio, del gas naturale e dei biocarburanti brasiliana, questo livello è destinato più che raddoppiare fino a 7,5 milioni di barili al giorno – per merito di Petrobras, ma non solo – entro sempre il 2030.

Tra l’altro, il Brasile ha manifestato l’intenzione di aderire all’Opec, in seno al quale sarebbe il terzo produttore per volume. L’analista Ravi nutre però delle serie perplessità in proposito: perché correrebbe “il rischio potenziale di vedersi le ali tagliate dal cartello proprio quando la sua produzione sta decollando”.