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Piano energia-clima, Aiget punta su tutela transitoria. Assocarboni sulla proroga di 4 centrali

Pniec

Le due associazioni hanno illustrato le loro posizioni in audizione in commissione Attività produttive alla Camera

Arrivano nuove proposte sulle prospettive di attuazione e di adeguamento della Strategia energetica nazionale al piano nazionale energia e clima per il 2030. Questa volta a essere ascoltati in audizione in commissione Attività produttive alla Camera sono stati Aiget, l’Associazione dei grossisti e trader dell’energia e Assocarboni che rappresenta oltre 40 aziende di settore.

AIGET: SERVE TUTELA TRANSITORIA APERTA IN VISTA DELLA LIBERALIZZAZIONE DEL MERCATO NEL 2020

Aiget è favorevole a creare “un regime di tutela transitorio che consenta ancora condizioni calmierate o regolate per i clienti finali ma sia un servizio di tutela contendibile e non appannaggio di pochi soggetti facenti parte dell’albo venditori”, ha detto il presidente di Aiget, Massimo Vello, parlando di fronte alla Commissione. “Potrebbe essere un compromesso che da una parte mantiene i meccanismi di garanzia ma dall’altro consente di arrivare a quella pluralità di concorrenti che fa sì che ci sia un mercato vero. Secondo noi si dovrebbe iniziare subito e assegnare su base pluralistica a più fornitori. Anche attraverso meccanismi collettivi di switching. Perché proponiamo questo meccanismo? Perché se si passa dal mercato come è oggi, con cinque operatori strutturati di grandi dimensioni e centinaia di fornitori di piccolissime dimensioni, a un mercato i cui competono decine di competitors di dimensione rilevanti e secondo noi” attuando queste misure “si fa un progresso verso innovazione e competitività”.

BENE CONCORRENZA MA STOP A SOSTEGNI ECONOMICI IN BOLLETTA

In linea generale, ha proseguito Vello “noi sosteniamo alcuni principi del Piano energia-clima che possono essere linee guida per vari ambiti. Il primo aspetto riguarda la concorrenza in tutte le forme dal retail ai servizi di flessibilità della rete allo storage”. In questo senso bisogna dire “stop ai sostegni economici in bolletta”, che è “già sovraccarica di incentivi che a volte pesano di più di energia e gas consumati. Gli oneri di sistema incidono infatti per il 30 per cento. Ciò è importante anche perché esiste un’anomalia nel sistema italiano: i venditori devono farsi carico degli oneri non riscossi e a differenza di tutti gli altri siamo obbligati a farci carico dell’insoluto. Per questo auspichiamo una risoluzione che potrebbe essere simile a quella trovata per la gestione del Canone Rai. Siamo favorevoli anche a meccanismi transitori come quelli suggeriti dal regolatore”.

NON RITARDARE ULTERIORMENTE L’AVVIO DEL MERCATO LIBERO

Poi occorre “aiutare l’innovazione” che deve essere incentivata in tutte le sue forme”. E la concorrenza: secondo Aiget, “occorre completare il mercato dell’energia e l’unico modo” è assicurare la “liberalizzazione dei mercati dell’energia” per “ottenere un settore concorrenziale con prezzi competitivi e che innovi servizi e tecnologia” garantendo che ci “sia vera concorrenza ad armi pari tra gli operatori. Che oggi non c’è”. Ciò consentirebbe, di fatto, “di avere diversi player che competono tra loro. La data è stata spostata più di una volta e luglio 2020 è un traguardo importante che spero venga mantenuto. Ci vogliono attività propedeutiche: in primis dare certezza ai consumatori assicurarli sulla liberalizzazione. Crediamo sia molto importante dare seguito all’albo dei venditori con una serie di requisti di affidabilità. Per noi è veramente cruciale che sia monitorato il passaggio dei clienti dal tutelato al libero, specialmente quando ci sono operatori integrati perché un recente provvedimento ha segnalato come il passaggio avvenga spesso con pratiche non del tutto corrette. Ritardare il mercato non è a favore del consumatore ma una misura che favorisce anche chi gestisce i clienti in un mercato tutelato”.

ANCHE LO STORAGE DEVE ESSERE APERTO AL MERCATO

Infine, un passaggio anche sullo storage, cioè la capacità di accumulo di produzione, soprattutto rinnovabile. Questo settore, secondo Aiget, dovrebbe essere aperto al mercato e non un servizio esclusivo di Terna: “Se prevediamo un forte sviluppo dello storage che serve per bilanciare il sistema è fondamentale a nostro avviso che sia aperto al mercato. C’è anche una direttiva europea che condivide il principio”.

FAVOREVOLI ALLA CREAZIONE DEL CORRIDOIO SUD DI APPROVVIGIONAMENTO GAS

The 25-metre-long connecting segment between the onshore and offshore parts of Line 1 of the Nord Stream Pipeline is precisely positioned in order to complete the final weld, or golden weld.

“Nell’ingrosso gas siamo favorevoli alla diversificazione delle fonti e alla creazione del corridoio sud di approvvigionamento. In generale tutto quello che è sostegno a innovazione e nuove forme di mercato è visto in positivo come la demand response per utenti di piccola taglia o il peer to peer o il mettere a mercato il metering. Siamo favorevoli anche a un umbundling proprietario in soggetti che gestiscono rete e vendita”, ha concluso Vello.

ASSOCARBONI: IN ITALIA MIX ELETTRICO MOLTO FRAGILE E UNICO IN EUROPA

“Riteniamo che vada benissimo un forte aumento delle rinnovabili ma anche un periodo di transizione dopo il 2025 che preveda il mantenimento in attività delle principali e più efficienti centrali italiane a carbone in quanto garantiscono al nostro paese costi contenuti e sicurezza energetica. Chiediamo un’estensione a transizione per quattro impianti su otto attualmente funzionanti”. Lo ha detto Andrea Clavarino presidente di Assocarboni, intervenendo in commissione alla Camera. “Le importazioni italiane hanno raggiunto le 11 milioni di tonnellate e servono esclusivamente per produrre energia elettrica. Siamo in una fase di phase out volontario da almeno 7 anni – ha osservato Clavarino -. Il carbone è invece leader nel mondo: per il 40% è usato per produrre energia elettrica da più di dieci anni. Il commercio del carbone nell’ultima decade è aumentato del 50%, da 797 a 1.198 milioni di tonnellate. A grande distanza seguono nucleare e gas al 20%”. In Europa, ha evidenziato il presidente di Assocarboni, “è comunque tra i combustibili leader con il 23%” di utilizzo per produrre elettricità contro “il 26% del nucleare, il 31% delle rinnovabili e il 20% gas. Per quanto riguarda la situazione italiana il mix elettrico è molto fragile e unico in Europa perché produciamo energia per il 45,5% con il gas e il 28,5% con rinnovabili. Si tratta – a giudizio di Clavarino – di un mix a cui tendenzialmente i nostri competitor vogliono arrivare dopo il 2030. Tutto questo in una situazione di phase out volontario: abbiamo già chiuso 5 centrali negli ultimi anni per fine vita e ira ne rimangono otto. La quota del carbone in Italia è del 10% nessuno in Europa ha una quota così bassa nemmeno la Francia che va a nucleare”, ha ribadito ancora il presidente di Assocarboni.

ALLUNGARE I TEMPI DI PHASE OUT PER 4 CENTRALI A CARBONE TRA LE PIÙ EFFICIENTI AL MONDO carbone

“Il pano energia-clima prevede il phase out del carbone al 2025. Noi riteniamo che ciò sia eccessivo per due motivi – ha chiarito Clavarino -: il nostro sistema elettrico non può funzionare solo a rinnovabili e a gas. Per il gas continueremo ad approvvigionarsi solo da Russia e da Gazprom e comprare da un oligopolio non è intelligente: non è un caso che i prezzi del gas salgano. Riteniamo quindi di non avere alternative. Suggeriamo per il carbone un tempo di transizione che vada al di là del 2025 specialmente per alcune centrali che sono tra le più efficienti al mondo”. Inoltre, ha proseguito “parliamo di chiusura delle centrali a carbone per sistemare i problemi di Co2 italiani. Intanto c’è da dire che siamo i più virtuosi in Europa. Ma oltre a questa considerazione se chiudessimo tutte le centrali a carbone nel 2025 quanto sarebbe il nostro contributo a livello globale? Lo 0,0004% delle emissioni mondiali. Non c’è insomma un equilibrio tra costi e benefici. Non solo. Chiudere quelle centrali – di cui 4 molto efficienti e sicuramente tra gli impianti terotecnologicamente più avanzati al mondo la cui vita utile è al 2038 – mi sembra una pazzia. Anhe perché chiuderle avrà dei costi che poi si riverseranno comunque sui cittadini. Oggi le imprese italiane pagano già l’energia elettrica il 30% in più delle media europea perché si basano su fonti costose come rinnovabili e gas. Noi siamo a favore delle rinnovabili e chiediamo di aumentarle chiediamo solo di mantenere le 4 centrali a carbone più efficienti. Così avremo comunque uno dei mix energetici più invidiati al mondo”, ha concluso Clavarino.