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Piano energia-clima: le proposte di Anev, Airu e Assoclima

Pniec

I suggerimenti delle associazioni durante una serie di interventi in audizione in commissione Attività produttive della Camera.

Alzare i target rinnovabili al 2030, spingere sul revamping dell’installato, più incentivi sul teleriscaldamento e rivedere l’ecobonus per aumentare il numero di pompe di calore. Sono queste le richieste delle associazioni Anev, Airu e Assoclima durante una serie di interventi in audizione in commissione Attività produttive della Camera.

eolico enelANEV: BENE IL PIANO MA REVISIONE AL RIALZO SU OBIETTIVI RINNOVABILI

“Apprezziamo il Piano energia-clima e riconosciamo che è in linea e in continuità con la Sen 2017 ma riteniamo che il target sulle fonti rinnovabili fissato al 30% sia cautelativo e ne auspichiamo una revisione al rialzo con lo scopo di manifestare un impegno più incisivo in materia di decarbonizzazione, elettrificazione su cui tutti ci stiamo impegnando”, ha detto il segretario scientifico di Anev Luca Di Carlo che ha aggiunto: “Questo significa per le Fer elettriche un valore del 55,4% che comporta un timido incremento dello 0,4 rispetto alla Sen 2017. Per le fer Termiche vediamo, invece, un target del 33,1% che partendo da una situazione attuale del 20% rappresenta un incremento importante e quindi pone molte aspettative. Anche se il passato ci ha dimostrato che le Fer elettriche sono quelle che ci danno il maggior contributo per raggiungere i target. Siamo sicuri che le pompe di calore assumeranno un ruolo fondamentale ma siamo comunque consapevoli che un processo di elettrificazione e decarbonizzazione vedrà sempre come protagonisti attivi player elettrici”.

I NUMERI DELL’EOLICO IN ITALIA

Di Carlo ha poi dato qualche numero: “L’energia eolica è la più economica, con costi competitivi e un mix bilanciato che ci consente di dare sicurezza energetica. Un incremento della fonte eolica contribuisce ad abbassare il Pun e a consolidare un’industria che ha dei fondamenti importanti qui in Italia. Ma riteniamo che il piano vada associato a una serie di provvedimenti chiari e attuativi. L’incertezza che abbiamo avuto negli ultimi anni sicuramente non ha favorito una programmazione del settore eolico”, ha chiarito il rappresentante Anev aggiungendo che servono “strumenti certi a livello normativo per poter programmare con un adeguato supporto industriale gli impegni che tutti i soggetti coinvolti hanno anche con gli istituti finanziari”. Il settore eolico totalizza attualmente 10GW di potenza installata e 18 TWh di produzione, ha aggiunto. “In termini ambientali vuol dire 10 mln di tonnellate di Co2 evitate con un’occupazione di circa 16mila unità. Nel 2030 se si raggiungessero gli obiettivi del piano con 18 GW e 40 Twh di produzione ai arriverebbe a 27 milioni di tonnellate di Co2 evitata e 67 mila posti di lavoro che abbracciano tutto il ciclo”. L’associazione ha comunque rappresentato il fatto che si sarebbe aspettata “un maggiore dettaglio nella declinazione degli strumenti di governance per il raggiungimento degli obiettivi e, sempre in linea con la Sen 2017, almeno una sezione di approfondimento di maggior dettaglio dedicata ad una overview degli indirizzi al 2050, considerando che proprio in questo periodo sono in fase di avvio i lavori per la definizione delle strategie di più lungo periodo”.

EOLICO TECNOLOGIA MATURA MA ANCORA CAPACE DI INNOVARE eolico Ue

Il segretario generale di Anev Davide Astiaso Garcia ha invece contestato il fatto che sulla ricerca e l’innovazione l’eolico non venga menzionato “mentre dal numero di brevetti ogni anno, nonostante sia una tecnologia matura” emerge “un grande potenziale soprattutto per l’offshore, non sfruttato da noi per la profondità dei nostri mari ma che presto lo sarà grazie alle piattaforme galleggianti”.

LE NUOVE AREE E LA MARKET PARITY

L’ingegner Marco Mazzi ha sottolineato che per lo sfruttamento di nuovi impianti nel piano si menziona anche l’ausilio “di nuove aree” visto che le attuali non basterebbero: “Ma si prevede un censimento e classificazione dei suoli che potrebbe ritardare molto l’attuazione. Pertanto le nostre proposte vanno dal superare subito i vincoli sulla aree in cui già sono presenti impianti al dare agli operatori la possibilità di valutare i siti in modo da presentare progetti già ottimizzati per ridurre tempi e oneri. E in questo ambito è importante il ruolo delle regioni. Il ricorso alle aste, inoltre, deve accompagnare in modo efficace le tecnologie verso la market parity ma ricoprire un orizzonte più lungo del 2021 attualmente previsto”. Infine, “l’introduzione dei Ppa deve essere inserita in un contesto che dia certezza agli investimenti e stimoli diretti e indiretti per creazione una domanda che permetta il superamento dei limiti regolatori. E prevede forme di garanzie dove necessario”.

LA QUESTIONE REPOWERING E REVAMPING

Anev ha poi evidenziato i problemi che sta riscontrando il settore nella repowering/revamping dell’installato. “È già stato considerato ma purtroppo il Governo, con diverse misure la più importante delle quali è lo ‘spalmaincentivi volontario’ per gli impianti diversi da quelli fotovoltaici, ha enormemente penalizzato il rinnovamento e l’efficientamento del parco eolico nazionale esistente”. Gli operatori oggi, ha riferito uno dei responsabili Anev, “sono impossibilitati a realizzare gli interventi necessari a migliorare la produttività dell’impianto o ad aggiornare la tecnologia utilizzata, con il risultato che a fine vita utile se ne perderà completamente la produzione, mettendo a serio rischio il raggiungimento degli obiettivi settoriali. Occorre invertire il senso di marcia per scongiurare che gli sforzi della collettività per la promozione delle rinnovabili vengano totalmente vanificati”. Per questo “Anev ritiene necessario che vengano dettagliati i volumi previsti per il rinnovamento all’interno della curva di crescita della produzione da fonte eolica. Il Governo, quindi, dovrebbe introdurre un principio di favore per il rinnovamento degli impianti esistenti attraverso varie misure quali: sostenere il rinnovamento dei parchi eolici attraverso misure semplificative del procedimento di Au e di Via, nonché fissare degli obiettivi precisi di potenza degli impianti oggetto di rinnovamento al 2030, non inferiore a 5.000 MW; prevedere per gli interventi di ammodernamento come il reblading) il ricorso alla Pas e al solo pre-screening ambientale in ragione del riconoscimento della non sostanzialità dell’intervento”. “Le proposte che facciamo sono autorizzazione unica per il rinnovamento dei parchi eolici, un contingente al 2030 per questa tipologia di interventi non inferiore a 5GW. Infine superare lo spalmaincentivi volontario tutelando quei pochi soggetti che vi hanno aderito”, ha concluso

AIRU PROPONE IVA 4% PER RETI TELERISCALDAMENTO EFFICIENTI

Servono una serie di incentivi verso gli utenti finali come Iva agevolata al 4% per le reti di teleriscaldamento efficienti e per quelle che lo diventeranno entro una data prefissata. Ma anche l’inserimento nel conto termico del contributo di allacciamento come previsto per altre tecnologie e l’estensione del credito d’imposta per tutte le reti di teleriscaldamento efficiente. Infine sblocco dei decreti ministeriali per la cogenerazione abbinata al teleriscaldamento e contributo in conto capitale analogo a quanto si fa in Francia che è un interessante modello di sviluppo. Sono le proposte avanzate dal presidente di Airu, Associazione italiana riscaldamento urbano, Riccardo Angelini in audizione.. L’associazione ha proposto poi di estendere il credito di imposta a tutte le reti di teleriscaldamento efficienti e chiesto di sbloccare il decreto Mise che deve regolare il regime di sostegno al teleriscaldamento efficiente. Sempre sul teleriscaldamento l’associazione ha sottolineato che sono molte le forme incentivanti attuali ma sono “di scarso effetto”. Da qui le proposte su Iva agevolata e contributo in conto capitale.

ASSOCLIMA: POTENZIARE ECOBONUS PER POMPE CALORE

Per Roberto Saccone, presidente di Assoclima, la tecnologia delle pompe di calore “è fondamentale” per raggiungere i target del Piano energia-clima. “Utilizza fonti rinnovabili, è giovane ma collaudata, utilizza come vettore l’energia elettrica e infine è stimato che il 95% dei componenti siano riciclabili”. Assoclima ha chiesto però di rivedere l’ecobonus, prevedendo “per esempio un ritorno cash della spesa, per aumentare il numero di pompe di calore installate”. Secondo l’associazione, infatti, per raggiungere gli obiettivi del Piano “occorre aumentare la potenza installata di 35 milioni di kWt pari a investimenti per circa 1,5 miliardi di euro l’anno”. Lo strumento potrebbe essere l’ecobonus. Inoltre, ha concluso Assoclima è necessario un “taglio dei tempi di erogazione da 10 a 5 anni o stabilire una prima rata di detrazione pari al 25% dell’intero contributo con la spalmatura del restante in 9 anni” oppure parte un ritorno in parte cash in parte con detrazioni fiscali.