L’analisi della magistratura contabile sul PNIISSI rivela stasi procedurali e gap finanziari per le opere strategiche. Il Ministero delle Infrastrutture dovrà riferire entro febbraio sulle misure adottate per sbloccare i cantieri.
La Corte dei conti ha acceso un faro sulla gestione delle risorse idriche nazionali, denunciando diffusi ritardi e preoccupanti stasi procedurali nell’attuazione del “Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico” (PNIISSI). Attraverso la Delibera n. 56/2025/CCC, il Collegio ha esaminato lo stato di avanzamento delle opere di competenza del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT), rilevando criticità trasversali che mettono a rischio l’efficacia degli interventi volti a mitigare i danni della siccità. La magistratura contabile ha analizzato l’andamento generale e una selezione di progetti a campione, sollecitando un intervento immediato per riallineare i cronoprogrammi e garantire il potenziamento di acquedotti e invasi necessari per la sicurezza del sistema Paese.
IL PIANO NAZIONALE E IL FABBISOGNO DA DODICI MILIARDI
Il PNIISSI, costituisce lo strumento principale per il potenziamento delle infrastrutture idriche italiane. Il piano raccoglie 562 istanze provenienti dai diversi territori e si articola in 418 opere, tra cui invasi, derivazioni, adduzioni e sistemi acquedottistici, per un fabbisogno finanziario complessivo stimato in circa 12 miliardi di euro. In questa programmazione sono confluiti ex lege anche gli interventi precedentemente inseriti nel Piano straordinario e nei primi stralci settoriali del 2019. Nonostante la rilevanza strategica, l’istruttoria condotta dai magistrati relatori Maria Cristina Razzano, Benedetto Brancoli Busdraghi e Raimondo Nocerino ha evidenziato come l’iter di formazione e attuazione del Piano abbia sofferto di rallentamenti significativi, rendendo necessaria una vigilanza più stringente.
CRITICITÀ TRASVERSALI E MONITORAGGIO INSUFFICIENTE
L’attività istruttoria della Corte ha messo in luce due profili di criticità fondamentali: il ritardo nelle tempistiche di attuazione procedurale e finanziaria rispetto alle previsioni originali e una persistente stasi burocratica per diversi interventi. Un punto di particolare debolezza riguarda l’assenza di adeguati indicatori di misurazione. “Si osserva la necessità di un rafforzamento dei meccanismi di governo e controllo del Piano da parte del Mit, in sinergia con i soggetti attuatori”, recita il documento, sottolineando che in molti casi manca una verifica puntuale dell’avanzamento fisico delle opere. La Corte ha rilevato che il monitoraggio attuale è spesso limitato a flussi informativi interni, senza meccanismi di deterrenza efficaci, come la revoca dei finanziamenti o l’esercizio di poteri sostitutivi, da applicare in caso di inerzia o comportamenti inottemperanti da parte delle stazioni appaltanti.
I CASI REGIONALI: DALLO STALLO DEL VENETO AI COSTI DEL MOLISE
L’analisi di dettaglio su specifici interventi territoriali restituisce un quadro eterogeneo ma complesso. In Molise, il progetto della “Vasca di espansione sul torrente Cavaliere” ha visto i costi lievitare drasticamente: l’incremento stimato è di circa 50 milioni di euro, portando il valore complessivo dell’opera a 80 milioni, una cifra quasi quadruplicata rispetto alle somme preventivate inizialmente. In Abruzzo, gli “Interventi di ottimizzazione delle condotte Tavo Saline” hanno accumulato ritardi non pienamente giustificabili da fattori esogeni, con l’ultimazione dei lavori slittata al secondo semestre del 2027. Anche in Campania, per l’alimentazione idrica dell’area “Flegreo Domitiana”, si è registrato un aumento dei costi fino a 35 milioni di euro a causa di ritrovamenti archeologici che hanno imposto varianti progettuali. In Veneto, invece, i lavori di adeguamento dello sbarramento antisale alla foce dell’Adige presentano una stasi procedurale che la Corte definisce “incompatibile con l’urgenza dell’inserimento nel decreto siccità”, sollecitando le parti a una risoluzione rapida nel rispetto del principio di leale collaborazione.
IL NODO DEL GRAN SASSO E LE RACCOMANDAZIONI DELLA MAGISTRATURA
Un’attenzione particolare è stata dedicata alla messa in sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso, in Abruzzo. L’intervento, caratterizzato da elevate difficoltà oggettive dovute alle interferenze con i Laboratori nazionali di fisica nucleare e il traforo autostradale, ha subito un cambio di approccio progettuale che ha rallentato le tempistiche. Attualmente il Commissario straordinario dispone di 125,3 milioni di euro, una dotazione giudicata insufficiente a coprire il fabbisogno reale stimato in 210 milioni. Alla luce di queste evidenze, la Corte dei conti ha raccomandato al MIT di implementare indicatori di avanzamento finanziario e fisico per ogni opera e di attivare misure correttive per superare le stasi esecutive. Il Ministero è stato formalmente invitato a riferire entro il termine del 16 febbraio 2026 sulle iniziative intraprese per osservare queste prescrizioni, mentre il Collegio proseguirà l’attività di controllo concomitante per verificare l’efficacia delle misure adottate.

