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Pniec, i sindacati puntano il dito su lavoro e risorse

Camera

Il giudizio sul Pniec è trasversale alle organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl ascoltate in commissione Attività produttive alla Camera

Il Piano nazionale energia e clima presenta molte luci e ombre. Il giudizio è trasversale alle organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl ascoltate in commissione Attività produttive alla Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle prospettive di attuazione e di adeguamento della Strategia energetica nazionale al Piano nazionale energia e clima (Pniec) per il 2030.

IL DOCUMENTO DELLE TRE SIGLE

Secondo un documento congiunto depositato in commissione, le tre sigle riconoscono che ci sarà un futuro un rafforzamento del quadro della lotta ai cambiamenti climatici, che richiederà “maggiori impegni a tutti i paesi dell’Unione europea” rispetto al programma del Pniec. E infatti le critiche maggiori sono sul piano delle risorse, degli impegno e della quantità e qualità del lavoro.

LA CGIL PROPONE UNA CABINA DI REGIA

Per la Cgil è intervenuta Gianna Fracassi, vicesegretaria generale della confederazione, secondo la quale il Pniec presenta “alcune caratteristiche che non consentono al nostro Paese di raggiungere quelli che sono gli obiettivi resi espliciti anche dall’Ue”. Il tema riguarda principalmente il tipo di “giusta transizione” consentita a lavoratori e lavoratrici, specialmente di fronte a un’accelerazione del processo: “Crediamo che sia assolutamente necessario prevedere uno strumento di sostegno che possa garantire ai lavoratori coinvolti in questi processi di avere sostegno in caso di interventi che riguardano situazioni e contesti, perché pensiamo che all’interno del Pniec il tema lavoro e riqualificazione sia importante”. Ciò, ha aggiunto, senza dimenticare il “grande punto interrogativo sulle politiche industriali”. Poi c’è la questione risorse: “Il Pniec prevede risorse da qui al 2030 molto ingenti – ha aggiunto Fracassi -. Noi vorremmo comprendere come si fanno a sostenere questi obiettivi senza avere risorse certe”. Infine il tema degli investimenti in tecnologia e ricerca e quello del costo dell’energia e della povertà energetica. “Per questo chiediamo che ci sia un luogo dove si affrontano questi temi che sono tutti correlati, una sorta di cabina di regia con i rappresentanti dei lavoratori”, ha concluso Fracassi.

PER LA CISL, PNIEC CARENTE SU RISORSE, OBIETTIVI E LAVORO

Per Giuseppe D’Ercole della Cisl, il Pniec “è carente” sul piano delle risorse e degli obiettivi che “vanno visti al rialzo”. D’Ercole ha puntato il dito contro l’Ets, una sorta di carbon tax “mascherata”: “L’industria energivora italiana ha pagato, nel 2018, 1.400 miliardi” di questi “150 milioni sono ritornati”. “Noi dobbiamo chiamare l’industria ad una grande trasformazione, e non lo possiamo fare con queste briciole”. Ma è soprattutto il lavoro il vero e proprio punto dolens: “Non si può proclamare la chiusura delle centrali a carbone, su cui siamo d’accordo, non creando però i presupposti per reggere la chiusura di queste centrali. Rischiamo di avere una frammentazione del lavoro e della sua qualità”. “Siamo per l’auto elettrica ma incentivarla ora significa importare. Altro esempio la geotermia: esiste anche a bassa entalpia non di grande potenza e non ce n’è traccia nel Pniec”.

LA UIL: NA DECARBONIZZAZIONE ‘DISRUPTIVE’ NON È CREDIBILE

Secondo Ernesto D’Anna “una strategia credibile deve partire da una rigorosa ricognizione del sistema produttivo presente in Italia, una decarbonizzazione ‘disruptive’ non è credibile: diventerebbe un fardello per il tessuto produttivo con costi sociali eccessivi, un abbattimento della competitività delle imprese e non farebbe guadagnare al Paese gli ambiziosi e condivisibili obiettivi di abbattimento delle emissioni”. “C’è la necessità – ha aggiunto D’Anna – di una politica industriale sulle rinnovabili: noi veniamo da alcuni anni in cui il costo delle rinnovabili è gravato sulla bolletta, ed è stato un fattore di mancata competitività per imprese e famiglie. Questo costo, a fronte dell’aggravio, poteva essere usato per costruire una filiera produttiva, ma così non è stato, o è stato fatto in modo molto minore rispetto ad altri Paesi Ue, soprattutto rispetto al costo che la collettività ha pagato. Siamo importatori di tecnologie rinnovabili. E questo va rivisto”. Riguardo all’efficienza energetica, “nel Pniec non sono previsti strumenti nuovi rispetto a quelli già presenti. Ma l’efficienza energetica deve essere alla portata dei più, e per colmare il problema della povertà energetica servirebbe anche intervenire con strumenti sociali. Speriamo in oltre si riapra la partita sull’edilizia. Gli effetti di una transizione non governata lo vediamo già nel diesel che sta portando a crisi di impresa, una su tutte la Bosch di Bari. Infine pensiamo che il gas sia la risorse ponte che prima di tutte ci può dare sostenibilità non disruptive; è importante pianificare che gli investimenti vengano svolti in tempi rapidi, sarebbe paradossale che la burocrazia blocchi tutto”.

UGL: ELIMINARE STORTURE SU INCENTIVI A PREZZO ENERGIA CEDUTA

Sul Pniec “è corretto condividere la prospettiva di adeguamento del piano” ma “é necessario un intervento adeguato del Governo a sostegno della definizione di Accordi a livello Ue per una comune strategia elettrica a garanzia dei siti produttivi nazionali e del mantenimento dei livelli occupazionali”, ha sottolineato Luigi Ulgiati, vicesegretario generale dell’Ugl. “Fra gli aspetti su cui poter intervenire vi è la progressiva eliminazione di alcune storture che oggi si riscontrano nelle attuali incentivazioni del prezzo dell’energia ceduta – pannelli solari e aerogeneratori – che si riflettono negativamente sugli utenti in bolletta, nonchè l’orientamento serio da avere nella proposta di incentivi da elargire alle aziende che investono nella riconversione dei siti produttivi. Con finalità di miglioramento ambientale e tecnologico. Un altro tema da segnalare è l’avvio di un piano per la progressiva elettrificazione, tale percorso deve essere accompagnato da un piano sociale tra governo, sindacati, imprese e lavoratori”.